domenica 22 luglio 2012

Di rientri dalle ferie geneticamente immodificabili.

Il rientro dalle ferie visto da lui: Toglie le bici da porta pacchi.
Estrae i bagagli dall'auto (e li pianta lì).
Si gingilla mezz'ora nell'arduo dilemma: tagliare il prato o no? (Appena decide che ce la può fare inizia a piovere). 
Si fa un bel bagno rilassante. 
Scavalca una valigia per non inciampare.
Si prepara e si beve un bel caffè.
Sceglie un paio di film per il bambino.
Appena la figlia si sveglia la parcheggia dalla nonna.
Mette nel suo cassetto un paio di mutande e quattro calzini puliti.
Scarica tutte le fotografie delle vacanze sul PC.
Apre la corrispondenza e abbandona le buste sventrate sul tavolo. 
Aiuta a portare su la spesa e poi si dilegua.
Trascorre quarantacinque minuti a costruire una torre con i legnetti Kapla insieme al primogenito
Inizia guardare "Cast Away" in inglese con il figlio, con traduzione simultanea (tanto ci sono dieci minuti di dialoghi in tutto il film) spiegazione dei passaggi difficili.
Viene a cena canticchiando felice: è bello essere nuovamente a casa!!


Il rientro dalle ferie visto da lei:
Apre i bagagli ed effettua una raccolta differenziata dei rifiuti vestiti: da smerdare lavaggio intensivo, mediamente puzzolenti  lavaggio delicato, passabili da riporre nell'armadio (anzi in quattro diversi armadi in quattro diverse stanze).
Fa partire la prima lavatrice e constata che restano ancora 4 metri cubi di biancheria di lavare e stirare: occhio e croce ne avrà per dieci giorni, e potrà fare una lavatrice per ogni colore dell'arcobaleno senza paura di non raggiungere il pieno carico. Che casalinga fortunata, potrà anche risparmiare sui foglietti acchiappa-colore!
Svuota borse, borsine, borsette e ripone 275 oggetti nei loro posti.
Fa il bagno alla figlia.
Mette a dormire la figlia.
Interrompe tre volte una doccia furtiva per accorrere ai capricci della suddetta figlia. 
Si infila il primo straccio che trova, arriva all'ipermercato e procura una tonnellata di spesa (e riesce anche a comprarsi una gonna ai saldi).
Mette a posto una tonnellata di spesa (nel frattempo, per unire l'utile al dilettevole, telefonata fiume con la mamma e aggiornamento gossip). 
Stende la prima lavatrice e fa partire la seconda. 
Approfittando di un attimo di pace in casa accende il PC, fa capolino su Facebook, processa 450 email e risponde alle più urgenti.
Inizia mentalmente a comporre l'incastro di emergenza: eh, sì, perché nelle prossime due settimane
dovrà lavorare tantissimo per chiudere due progetti, ma questo non la solleverà dal management domestico, inclusi gli extra post- rientro e le due tenere creature in vacanza ancora per uhm...cinquanta giorni? 
Aiuta la piccola a tirare fuori i suoi giocattoli, e un minuto di distrazione è fatale per constatare che TUTTI i giocattoli sono stati gioiosamente disposti sul pavimento.
Stende la seconda lavatrice (non prima di aver tolto i primi panni già asciutti), constata che il carico di roba da lavare è giù aumentato. Smadonnna e carica la terza lavatrice. 
Ripensa languidamente ai lunghi bagni in mare e ai lussi della vacanza, come le ore di lettura solitaria in pineta, in cui ha divorato quattro romanzi, cinque riviste e due racconti. 
Ripone i panni già asciutti.
Va a vedere la torre Kapla del primogenito complimentandosi vivamente per la bellissima opera.
Prepara la cena sana, dieteticamente bilanciata e differenziata in due menù (menù 1: "in crescita e schizzinosi" e menù 2 "ciccioni e neo-salutisti").
Scarica la terza lavatrice e constata che non sa dove stendere la quarta, ma la fa partire lo stesso. 
Apparecchia, pensando che stasera dovrà iniziare a lavorare. 
Serve la cena pensando che è già stanca e che non vede l'ora di non sa bene cosa, dato che la prossima vacanza è una meta troppo lontana.
Inizia a sparecchiare e ricorda che, secondo il dott. Grey, autore di "Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere" le donne devono condividere le proprie frustrazioni  emozioni per produrre ossitocina e ridurre lo stress. 
Scrive il suo post di getto producendo un sacco di ossitocina nonostante la piccola sulle ginocchia che guarda "Pingu" sullo stesso monitor e, in contemporanea, si toglie le mutande e spaciuga con un burro cacao trovato in giro (precoci segnali di multitasking compulsivo).

E, infine, maledice il suo patrimonio genetico che la rende schiava (di senso del dovere, responsabilità e abilità multiple e contemporanee) e invidia la semplicità strutturale del suo compagno, geneticamente predisposto ad affrontare, con molta calma, un solo problema alla volta. 
O anche nessuno.

venerdì 6 luglio 2012

Care Maestre

Care Maestre dei miei figli.

Mentre impacchetto le ultime cose per il mare, il pensiero vola all'anno trascorso.
Un anno densissimo di impegni, di sfide, anche di emozioni, di cambiamenti, di conquiste.

Da settembre a giugno, ogni giorno, i miei figli hanno trascorso con voi maestre quasi più tempo 
che con me. 
E mai un solo giorno, nemmeno una volta, se ne sono lamentati.
Dall'inizio alla fine sono venuti volentieri, con il sorriso.

Il grande ha spiccato il volo: dopo cinque anni di asili vari è diventato uno scolaro.
Ha imparato un sacco di cose nuove, ha stretto nuove amicizie e consolidato antiche conoscenze,
si è innamorato e si è sinceramente affezionato alle sue insegnanti.
Tanto che, dopo pochi giorni dell'orribile e mal gestito CRE del Comune, mi ha confessato la sua nostalgia per i suoi compagni e per le sue maestre, soprattutto per la maestra Anna, che ha lasciato un segno profondo nonostante le sue assenze per malattia. (Anzi, probabilmente anche grazie a quelle assenze: perché a sette anni sei già in grado di esercitare il tuo senso critico e a fare il confronto tra la tua maestra e quella esaurita di supplente che suona il fischietto in classe senza riuscire comunque a farsi ascoltare).




La piccola ha trascorso un anno bellissimo: cavalli, fattorie, piscine di palline, le sue amichette del cuore, le recite, mille giochi e mille avventure. E ha voluto davvero bene alle sue Maeftle, la Maeftla Matta (=Marta) e la Maeflta Olnella (=Ornella).
Ha voluto bene, perché a tre anni conta solo l'oggi, e a settembre quando le incontrerà farà forse la timida, e questo anno di nido farà sempre parte di lei, ma lei non se ne ricorderà.
Il passato sarà passato. Per lei, ma non per me.

Io mi porto nel cuore tutte le maestre dei miei figli. 
E anche se sto imparando a gestire le mie psico-paranoie con gli addii, salutando la fine di ogni ciclo scolastico con meno magoni, sono giorni che penso che non sono riuscita a salutare Marta e Ornella.
E siccome faccio tanto la spavalda, ma in fondo sono una patetica dal cuore di burro, l'idea di non aver salutato Marta e Ornella mi dispiace.
Mi dispiace rendermi conto che, forse, ho inconsciamente eluso gli addii.
Perché mi commuove l'idea che ho chiuso con gli asili nidi.
Perché odio gli addii, ve l'ho già detto.
E perché Marta e Ornella mi mancheranno.
Perché Marta e Ornella mi hanno regalato tanta tranquillità, mi hanno insegnato tante cose dei miei figli.

Ma mi commuove anche l'idea che dopo tanti, tantissimi anni di lavoro, di questo lavoro, si possa avere ancora l'entusiasmo per inventare, sperimentare, innovare. 
Coccolare, parlare, ascoltare, insegnare, cantare, saltare, decorare, accogliere, educare, accompagnare. E poi ricominciare tutto da capo, dopo un anno o dopo un ciclo.

E allora, Ornella (che forse sbircerai ancora il mio blog) e Anna (che forse inviterò sul mio blog),
voglio dirvelo così, protetta dalla scrittura ma anche in modo pubblico e plateale.
Voglio dirvi quanto vi ringrazio, quanto vi stimo, quanto vi apprezzo. 
Perché dopo trent'anni e passa avreste anche ragione ad essere un pò stanche e un pò stufe.
Ma, se lo siete, non si vede minimamente.
Siete professioniste instancabili, ma, soprattutto, donne che fanno il loro lavoro con amore.
E quando il tuo lavoro ha a che fare con persone, soprattutto persone piccole,
la passione fa la differenza. Lascia il segno, si incide nel DNA.
Quindi grazie.
A Ornella, a Marta, ad Anna, alle sue colleghe, e a tutti gli insegnanti che, in questo paese votato al suicidio morale, culturale e demografico, sono i veri eroi quotidiani. 
Sottopagati, sottostimati ma, comunque, impegnati in una delle poche missioni per cui valga la pena di impegnarsi: la trasmissione di valori, conoscenze, idee, educazione ed emozioni.

Buone vacanze, care Maestre!

giovedì 5 luglio 2012

Vacanze? Less is more.

Niente partenza intelligente: quando si parte si parte, quando si arriva si arriva. 
Niente vestiti belli. Anzi, niente vestiti: il costume e due straccetti bastano.
Niente trucco.
Niente gioielli.
Niente cellulare.
Niente PC.
Niente FaceBook.
(= niente foto di cani trucidati, niente aggiornamenti sulle ultime truffe dei politici, niente vignette demenziali, niente appelli per cose tristi, niente sterili discussioni sulle bacheche).

Niente riunioni, corsi, appuntamenti, impegni sociali.
Niente quotidiani, niente notizie, niente arrabbiature.


Niente hotel.
(= Niente orari.
Niente colazione con croissant strabordanti di grassi idrogenati e poi ti chiedi come mai non sei dimagrita pur facendo dodici bagni al giorno.
Niente sgomitare in quattro appiccicati come sardine in una stanza grande come la mia lavanderia - bagno incluso.
Niente "bambini dobbiamo correre a fare la doccia altrimenti arriviamo tardi per la cena".
Niente "per favore raccattate i giochi che deve passare la signora delle pulizie".
Niente abbuffet di antipasti unti per cui sgomitare o altrimenti aspetti il prossimo giro e intanto ti ingozzi di pane - e nemmeno integrale.
Niente ascensori da aspettare.).

Niente hotel PER BAMBINI (per chi si fosse perso l'ultima puntata).
Niente pupazzi-orsi che ti piombano in camera alle 8 del mattino senza riuscire a strappare nemmeno un sorriso ai figli,  per dilettare i quali - con i suddetti orsi- tu hai pagato una follia, sentendoti doppiamente pirla.
Niente continui e frustranti pressing per ammortizzare l'animazione ("su tesoro, vai alla caccia al tesoro, schiodati dalla mamma per un quarto d'ora da bravo!")
Niente schiamazzi di minorenni cafoni a tutte le ore del giorno e della notte.
Niente cene con gli occhi fissi al monitor che supervisionano l'area giochi.
Niente ombrellone, che costa per due settimane come comprarsi venti ombrelloni ma di quelli belli.
Niente automobile. Per due settimane possiamo parcheggiarla e usare le bici o le gambette.


Mi accontenterò di:
mare,
sole,
pineta,
sonno libero,
familiari q.b.,
un kindle pieno zeppo di cose interessanti da leggere.

Le mie imminenti vacanze saranno all'insegna del "Less is More".








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P.S. Per compensare la pigrizia a cui sto per abbandonarmi, vinco la mia abituale inerzia in tema di self-promotion del blog. (Siccome passo la vita a pensare a strategie promozionali, sono ovviamente pessima nel promuovere il MIO blog, e anche nel curare le PR nella blogosfera. Ma campo d'altro).
E insomma su assist di Chiara, la mia talent-scout e agente... questo post partecipa al blogstorming!)

mercoledì 27 giugno 2012

Italia-Germania.

Non ero ancora nata nel 1970 quando ci fu la partita del secolo.

Però non dimenticherò mai LA partita della mia vita., Italia-Germania 3-1, durante Spagna 1982, 
il mundialito di calcio che da novenne spensierata mi aveva
coinvolto ed emozionato come forse nessun'altra gara nella mia vita.
Io e mio fratello eravamo ospiti dello zio Bob nella nostra prima vacanza senza genitori. 
Le urla, la gioia, il fiume di folla in una Firenze torrida, mio fratello che toccava le tette alle amiche dello zio nella DueCavalli decappottabile verde.
Da allora, pur non amando particolarmente il calcio, ho sempre seguito i campionati internazionali,
perché fanno parte della mia storia, della mia cultura e perché vi associo ricordi bellissimi di partite viste in compagnia nei posti più disparati.


Nel 2006 ancora Italia-Germania. E c'era anche il piccolo Ale a tifare con noi.
Come non ricordare l'arroganza dei crucchi e il gusto incredibile di avergli scippato la finale contro i francesi ?  (E sui francesi si potrebbe aprire un altro capitolo...)















2012. C'è l'Europeo di calcio. 
Sono nauseata da tante cose.
La politica nazionale e internazionale.
Il calcio corrotto.
La strage di cani ucraini.
La ben peggiore questione della prostituzione femminile denunciata da FEMEN (ma ignorata dagli attivisti FB che fanno invece girare decine di foto splatter di randagi trucidati).
Per cui mi suscita una risata a denti stretti questa vignetta:



Ma la semifinale è Italia-Germania, e io non me la perderò.

"E invece non dovresti guardarla"mi redarguisce un'amica su Facebook.
"Il calcio e l'esempio lampante di quanto va male l'Italia e di quanto sono imbecilli gli italiani che per una ventina di calciatori strapagati e nonostante questo anche imbroglioni, ci si inebetisce dimenticandosi di come il nostro paese sta andando a rotoli....e poi lamentiamoci che le cose vanno male che i politici rubano....siamo i primi noi che premiamo uno sport corrotto e che ruba anche i nostri soldi...mi da fastidio il mondo calcio ma ancora di piu' gli italiani che non sono in grado di capire quanto questo entusiasmo di mezza estate sia solo a vantaggio di continuera' a fare i propri porci comodi".

Tutto vero. MA.

Il mondiale del 2010 insegna che i nostri imbroglioni in mutande sono anche capaci di fare ricche figuracce in competizioni internazionali non corrompibili, 

Io non sono inebetita, non mi dimentico che l'Italia va a rotoli e mi impegno attivamente, nel mio piccolo, per cambiare le cose. Una partita non fa di me una qualunquista, dai.

Sono italiana, nel bene e nel male. E tra tutti i difetti italici, non rinnego i miei sentimenti AMBIVALENTI verso la Germania. Io provo una ammirazione e un'antipatia insopprimibili verso i primi della classe, i tedeschi
Ordinati, ricchi, efficienti.  
Razionali, ecologici, determinati.
ANTIPATICI.
Sì, i tedeschi mi sono antipatici.   
Non solo perché erano sempre i primi ad accaparrarsi la colazione, gli ombrelloni e i tornei di freccette nei villaggi vacanze.                                                                                                               
E non certo  perché siamo in scacco della Merkel, antipatica cancelliera-professoressa.                                                                                                                    E dovremmo aver risolto l'atavica ostilità bellica 70 anni dopo l'Olocausto 
(l'infamia dei fascisti e i nostri disgustosi voltafaccia non furono certo da ammirare).
                                     
Ne ho conosciuti di tedeschi, e con molti ho avuto anche un bellissimo rapporto.                            
E quindi non è un pregiudizio: tutti i tedeschi che ho conosciuto manifestavano un malcelato, (condivisibile ma pur sempre ANTIPATICO) spirito di superiorità. 
Soprattutto sulla italiota dabbenaggine. 

Ma, proprio perché sono italiana, e quindi un pò pierina inside,
domani sera mi gusterò Italia-Germania senza vergogna.
In privato, in modo da poter anche essere politicamente scorretta per una volta. 
Magari con una bella birra tedesca, e perché no, con una pizza napoletana. 

Che vinca il migliore, certo.
Ma che gusto se perderà la Germania!

giovedì 14 giugno 2012

Yes, we can!

Tredici mesi di lotta, culminati con una grande delusione.
Il tempo di piangersi un pò addosso e poi, via, ripartenza.
In due settimane abbiamo organizzato tre manifestazioni, coinvolgendo migliaia di cittadini, giornali, amministrazioni. Giovani e vecchi, bambini e ragazzi.
Tutti uniti, per una volta. Non dal tifo calcistico, ma dalla consapevolezza: non si può continuare ad ammalarci così, ad accettare continue nuove fonti di pericolo e di inquinamento, magari finanziate con i nostri soldi, magari frutto di lucro per pochi imprenditori e politici.
Se questo paese è allo sbando dove sono i cittadini?
Eccoci!!

13 giugno 2012. Ultima conferenza di servizi. 
Una manifestazione vivace e rumorosa più che mai, ma pacifica, piena di bambini, di musica, di gente.
Piena di speranza nonostante la tensione e le intimidazioni e le minacce. 
(Eh, sì, noi "rivoluzionari reazionari" siamo stati filmati uno ad uno dalla Digos, e c'è stata qualche tensione con poliziotti in borghese...Per non parlare dell'aggressività rabbiosa degli imprenditori proponenti...)




E, alla fine, arriva la notizia, ormai quasi insperata.
La Provincia ha rifiutato l’autorizzazione al gassificatore di pollina!
Ho pianto in preda ad una gioia dirompente. 
Un delirio di telefonate, abbracci, emozioni condivise.
(E, come spesso capita nella vita, ti guardi in parte e vedi che a trepidare con te c'è magari un estraneo e non quelli che, in teoria, dovrebbero essere tra le persone a te più vicine. Pazienza. Non si smette mai di crescere). 

13 giugno 2012. Non dimenticherò mai questa data.

Grazie ai miei colleghi del direttivo. 
Non è stata una passeggiata, abbiamo fatto tanti errori e ci siamo parecchio sbeccati tra di noi, ma fino alla fine sulle antipatie  e le ripicche dell'asilo ha prevalso la collaborazione.

Grazie a chiunque si è informato, si è preoccupato, ha firmato, è venuto alle riunioni o alle manifestazioni, grazie a chi ha fotocopiato, volantinato o parlato con la gente, grazie per chi non ha smesso di dare il suo contributo, anche se piccolo. 

Grazie a chi ha esposto una bandiera (a proposito, le bandiere costavano 10 euro eh!), 
grazie a chi ha dato la sua offerta (il Comitato non prendeva finanziamenti europei, giuro. Tutto di tasca nostra). 

Grazie anche a chi non veniva ma da Facebook ci dava le istruzioni: "Dovete fare così, avreste dovuto fare cosà. Dobbiamo fare casino!! Ah io non posso venire, però". 
Perché l'interessamento è una prima forma di partecipazione. 
(Se poi un centesimo di tutti i cittadini attivi di Facebook muovessero il sedere e facessero qualcosa il mondo sarebbe un posto migliore, ma un passo alla volta, OK!). 

La mobilitazione popolare è stata la grande ragione dietro al NO. 

Questa vittoria è dedicata a chi crede "che non serve a nulla".
A chi aveva il documento in macchina e non aveva tempo per firmare. 
E anche a E. che ci ha scritto: 
"Bravi Bravi Bravi a tutti! Io sono un individualista cinico di natura e sono contento oggi di vergognarmi del mio modo di essere! 
Sarà difficile spiegarlo a mio figlio ma deve capire, si deve riabituare ai valori che molti di noi hanno perso compreso suo padre, deve capire quanto conti la condivisione di un obiettivo per un bene comune, quanto bene possa dare sia al singolo che alla collettività un risultato di questo genere ottenuto con un lavoro di grande unione di intenti, deve capire che la partecipazione è la più grande delle libertà e l'unica forza da poter dare alle proprie idee!
Un forte abbraccio a tutti da uno che non ci credeva..."

A chi fuori dai banchetti ci diceva "no, grazie" con la faccia "non compro nulla". 
A chi pensa che la politica debbano farla gli altri, e che lo Stato siano gli altri e che il cancro tanto a loro non verrà. 
A chi crede che tutto possa essere sacrificato ai soldi. E, infine, dedico questa vittoria a tutti quelli che, nelle loro famiglie, hanno già pagato un tributo pesante all'inquinamento, attraverso la malattia. 
Signor Imprenditore Proponente del Progetto, non se la prenda tanto, si concentri sulla sua salute e si rallegri perché la malattia (che, a quanto pare ha anche lei) può essere risparmiata magari a qualche bambino. 

13 giugno 2012. Non si  può tornare indietro.
Bisogna andare avanti, cioé dobbiamo tornare indietro. 
A uno sviluppo solo se compatibile e rispettoso. 
A meno benessere ma più condiviso.
A meno sviluppo, meno rifiuti, meno industrializzazione, meno consumismo selvaggio, meno globalizzazione scriteriata, meno strapotere della finanza e delle multinazionali, meno auto, meno ciminiere, meno finanziamenti faraonici per opere assurde...

Nel mio piccolo da qualche giorno ho aggiunto un piccolo tassello alla mia famiglia sostenibile:
un composter in giardino. Siamo riusciti a liberarlo dal sequestro ludico dei nanetti e ora potremo compostiare un terzo dei nostri rifiuti domestici. 


Se a qualcuno serve un pò di humus per l'orticello si accettano prenotazioni!

sabato 2 giugno 2012

Maggiolina


Quando sei arrivata, quattro anni fa, ti abbiamo salutato incuriositi ma con un pò di distacco.
Eri la passione del nonno F., la sua rivincita sul tempo e sugli acciacchi.

Due anni fa ci hai regalato l'emozione di veder nascere il tuo puledrino, il piccolo Giugno.
E spiare la magica intimità di una nascita è una esperienza che non si dimentica...


Il tuo cucciolo è cresciuto sotto ai nostri occhi e ora è forte e grande come te.
Nel frattempo hai conquistato anche lo zio A. che ti ha portato persino a fare delle gare, in cui ti sei distinta per dolcezza e affidabilità.


Poi hai rubato il cuore di Valentina, fiera mini-amazzone che, con orgoglio ti ha potuto condividere anche con i suoi compagni di asilo nido in una soleggiata mattina di marzo che nessuno di noi dimenticherà.


E, dopo averti ignorato per quattro anni, persino Alessandro si è innamorato di te.
Ha aspettato la giornata dei saluti per chiedere insistentemente di montarti.

Sì, perché alla fine gli acciacchi e la crisi economica hanno avuto la meglio sulla passione del nonno F.,
e oggi te ne torni nella tua scuderia in Brianza, dove trascorrerai una vecchiaia serena con gente
che ti vorrà bene.
Ciao, Maggiolina. 
Non ci ho mai dato tanto peso, ma ora mi rendo conto che è stato un privilegio poter guardare dalla finestra e guardarti pascolare nel prato con tuo figlio.
Una visione pacificante, uno scampolo di senso e di pace.

- Bambini, salutate Maggiolina, che domani parte.
- Sao sao Massolina, adeffo noi andiamo.
I bambini prendono tutto con naturalezza perché non conoscono le conseguenze delle cose, 
e non possono soffrire in anticipo per quello che gli mancherà domani. 
Ho invidiato la spensieratezza con cui vivono l'oggi e l'ora.
Perché io, invece, avevo il magone.

Buona fortuna, Maggiolina.
Per quattro anni sei stata una presenza dolce nella nostra famiglia allargata e non ti dimenticheremo.

venerdì 1 giugno 2012

La vita, nonostante

Un discusso editoriale di Gramellini.
Che racconta come dal terrore e dalla disperazione possono emergere anche solidarietà, spirito di inventiva, positività. Cose come...
"La regina del marketing è la fruttivendola biologica che alle ciliegie sopravvissute alla scossa impone il cartello «duroni della rinascita», trasformandole nel frutto della riscossa. Intorno a lei scene di gentilezza e onestà che altrove sarebbero straordinarie, ma non qui, nonostante. Un cliente vuole un chilo di mele però non può pagarle perché il bancomat ha esaurito i soldi. La fruttivendola: «Le prenda lo stesso, pagherà domani». E lui: «Ci mancherebbe, vado a cercare un altro bancomat».

Su Facebook c'è chi si commuove e chi, invece, osserva:
" A me (saro' cinica) sorprende che la cosa sorprenda, non sono "bella" gente, sono gente, gente normale, e' che con tutto sto schifo ci siamo dimenticati che esiste, la gente normale, che fa esattamente le stesse cose da secoli, in mezzo a guerre, calamita', recessione eccetera. Gramellini sara' ispirato ma mi sono anche abbastanza stufata di sentire queste retoriche".

Ovviamente un pò di retorica c'è, anche perché contemporaneamente, nelle zone del terremoto, c'è chi fa terrorismo e poi sciacallaggio della peggior specie.

Siamo un pò tutti manicheisti, abbiamo bisogno di crearci una visione semplificata della realtà per gestirne la complessità.
Sei di destra o di sinistra non ha più senso.
Ma la crisi è colpa dei politici o dei banchieri?
L'uomo è intrinsecamente buono o cattivo? 
Il terremoto tira fuori il meglio o il peggio di noi?

"Sono periodi in cui abbiamo bisogno di esempi, la teoria non basta più", dice Lucia.
Ecco, io sono d'accordo con Lucia.
E' un momento storico difficile e pieno di incertezze. 
Ma, in fondo, ogni epoca ha avuto le sue difficoltà. Crisi e calamità sono sempre accadute, e, tutto sommato, non stiamo vivendo orrori nemmeno paragonabili a quelli che accadono, ad esempio, in Siria, nella sostanziale indifferenza nel mondo.
E' bello pensare che nelle difficoltà, anziché chiudersi a riccio, ci si possa incontrare, ascoltare, unire per fare qualcosa di costruttivo. Per tenderci la mano l'un l'altro invece che farci la guerra.

Ieri ero profondamente amaraggiata dal prevedibile esito della vicenda del gassificatore che, da un anno, mi ha succhiato energie ma mi ha anche trasformato da individualista a cittadina politicamente attiva.
Mi sarei volentieri spiaggiata sul divano per rincoglionirmi davanti alla TV, una volta tanto.
Ma poi la sera c'era l'incontro del "gruppo rifiuti", e non potevo mancare perché era a casa mia!
E la riunione è stata bellissima.
Un gruppo di cittadini che non si limita ad indignarsi per come la cosa pubblica viene gestita, ma che si rimbocca le maniche per studiare, capire, immaginare scenari alternativi. 
La politica più bella. Ci siamo confrontanti, due esperti da Brescia ci hanno illuminato trasmettendoci il sunto del loro percorso di conoscenza.
Era già passata la mezzanotte e noi ancora discutevamo su come muoverci, cosa fare...
(e siccome del gruppetto eravamo quasi tutte donne, dai rifiuti abbiamo spaziato alla spesa intelligente e alle coppette mestruali in silicone, trasmettendoci un sacco di informazioni e suggerimenti!).

Ci hanno insegnato che acquistare oggetti muove l'economia. 
Ci hanno fatto capire che gli oggetti ci avrebbero reso felici. 
E, invece, io sto con gioia impacchettando tonnellate di oggetti inutili della mia casa, che cercherò di ricollocare presso chi potrà fare buon uso (fino a qualche anno fa li avrei buttati senza indugio!).

Non avrei mai pensato di potermi sentire veramente ricca grazie allo scambio di conoscenze, idee, energie. E invece la vita va avanti, nonostante.


PS Altri esempi belli? Ce li porta Panzallaria!

giovedì 31 maggio 2012

La ricreazione è finita.

Sapevo che era bene godersi fino in fondo la gioia spensierata del tango argentino.
L'effetto è durato un giorno, il tempo di far sgonfiare gli avampiedi provati da troppe ore di prove sui tacchi.
Poi ha tremato la terra, distruggendo l'esistenza di 20.000 persone o forse più.
Da due giorni ho le traveggole e mi sembra di avvertire il terremoto ogni mezz'ora. Chissà loro.
Poi è scattata la cazzo di accisa sul carburante, e voglio vedere con che celerità il gettito di decine di milioni verrà devoluto all'Emilia terremotata.
Tutto è pronto per la ridicola parata: non riesco a trovare un solo buon motivo per festeggiare questa repubblica.
Nel frattempo non cessa la assurda scia di omicidi e suicidi e ancora non riesco a non pensare a Elena che
la settimana scorsa ha seppellito marito e due bambini nella mia città natia.
E, infine, la chicca.
Arpa e ASL hanno dato parere favorevole all'assurdo gassificatore di pollina che vogliono costruire a pochi metri da casa mia.
Un anno di assemblee, manifestazioni, volantinaggio, riunioni, ore e ore di lavoro in cui non avevo mai perso la speranza.
Ecco, oggi ho iniziato a perdere la speranza.



lunedì 28 maggio 2012

Vamos a bailar.

Tangueri. O Tanghéri. A me questa parola ricorda "bischeri". E anche al mio amico Enrico, che, prima del saggio, mi ha scritto: "In bocca al lupo tangheri! Ops, sara' per caso offensivo...?"
Invece i ballerini di tango si autodefiniscono proprio così.

Tutto è incominciato la scorsa estate, quando è arrivata la pubblicità di una nuova scuola di ballo, proprio dietro casa.
- Hei, marito A.M., ci iscriviamo ad un corso di tango argentin...
- SIII!!!
Avevamo solo una vaga idea di che cosa si trattasse. Un ballo sensuale, ok. Ma, poi, soprattutto, un momento tutto per noi, senza figli, senza impegni, senza operatività.
Puro svago, in un periodo tanto denso di pensieri e responsabilità. Ok. Aggiudicato.

Settembre. La prima lezione. 
Mi presento con le ballerine.
Io vivo staccata perché non solo i tacchi sono incompatibili con le mie ginocchia scassate  e con la mia vita, e niente mi ha mai sufficientemente motivato a soffrire barcollando su due stecchini.
Non sono mai stata abbastanza masochista né desiderosa di sedurre. 
E bisogna essere comodi per ballare, no? No.
Il tango è seduzione, languore. E dolore.
Quindi la dama balla su stiletti da minimo 8 cm.
La prima camminata dallo spogliatoio alla classe dondolando incerta sulle mie nuovissime scarpe da ballo è per me una conquista.
Nei primi passi siamo impacciati e rigidi, e ben presto apprendo la regola numero uno del tango: l'uomo guida, la donna segue.
Ardua impresa per me, spacamaroni perfezionista e control freak, da sempre abituata a prendere (e tenere) l'iniziativa.
Lasciarmi guidare, delegare il controllo, assecondare il mio compagno: capite perché per me il tango argentino rappresenta un vero e proprio choc culturale?
I maestri sono simpatici (non abbiamo la più pallida idea che si tratti dei campioni del mondo in carica!),
il gruppo un pò un'armata brancaleone di gente che sembra non avere niente in comune.
Ci piacerà questa cosa del tango? Bah, vedremo. Al massimo dopo il primo trimestre molleremo e ciao.


Ottobre. La prima milonga. 
Dopo una manciata di lezioni, il Venerabile Maestro Riccardo ci invita ad una serata in Milonga. Vale a dire una sala da ballo adibita per il tango. Ci serve per capire come funziona, per annusare lo spirito e, magari iniziare a solcare la pista.
Arriviamo timidi, con le scarpette da ballo nel sacchettino e col vestito carino. Carino?
Ci sembrava un dress code abbastanza "fancy" e invece ci rendiamo conto di essere assolutamente sottotono di fronte al panorama umano che ci si para davanti. Un trionfo di glitter, cristalli swarovski, piume, calze a rete. Vegliarde truccate come trans con spacco inguinale. Sciantose panterate che volteggiano su tacchi vertiginosi. Nonni impomatati con baffetto e frac di ordinanza. O almeno una giacchettina di pailettes. Roba che il gay pride è una mesta cerimonia in confronto.
Un flash-back mi riporta a quando, da bambina restavo incantata davanti alle esibizioni di piccoli ballerini di liscio trasmesse da una televisione locale. I miei coetanei, danzavano seri e compunti come adultini, con costumi vistosissimi e scarpette argentate. Da un lato li trovavo terribilmente kitch e un pò ridicoli, dall'altro li ammiravo per la loro bravura.
Tornando alla Milonga, la cosa più strabiliante è l'agilità e la scioltezza con cui i vecchietti si dimenano: espressione concentrata e passionale, affondi, casquet, girandole e saltelli.
Ci rendiamo conto che i veri vecchietti siamo noi, e che questa gente si sta divertendo da morire, e trasuda passione e carica vitale.
Restiamo in pista con il nostro passo base sfigato giusto il tempo di farci falciare dall'impazzita giostra dei cavalli scalpitanti.
Se non sei veloce a toglierti di mezzo vieni infilzato da stiletti, sgomitato e scalciato dalla foga dei milonguéri esperti ed esaltati.
Eppure l'esperienza non ci demotiva. Anzi, per la nostra vecchiaia, ci sembra una prospettiva più interessante del circolo di bridge. 
E poi, che diamine, non saranno mica tutti ultrasessantenni!
In ogni caso, di questo passo, ci metteremo vent'anni a raggiungere il loro livello,
quindi siamo perfettamente in tempo. Avanti tutta!

Novembre. Il primo abbraccio.
E giunge il momento di accorciare le distanze. 
Siamo maturi perché il ballerino cinga la dama in un abbraccio passionale. 
Seno contro petto, guancia contro guancia, una intimità fisica inaspettatamente imbarazzante persino per due sposi di lunga data.  Come si fa a ballare in modalità "gemelli siamesi"? Eppure dopo un pò ci rilassiamo e riusciamo a muoverci all'unisono un solo battito cardiaco. Wow! Che sensazione!
Mi lascio finalmente andare, e inizio a godermi la musica e il movimento lento e sensuale.
La carica erotica di questo ballo inizia a contagiarci.

Dicembre. Sedotti. 
Dopo le lezioni ci gustiamo decine di video, ammirando l'eleganza e la passionalità dei veri ballerini
e persino performance poco tecniche e molto sexy come quella di Richard Gere e Jennifer Lopez nel film Shall we Dance.
Marzo. La classe non è acqua. 
Con l'armata brancaleone male assortita dei nostri compagni di classe iniziamo a divertirci un sacco.
Dopo le vacanze di Natale i meno motivati hanno mollato: il gruppo è ora consolidato.
Durante le lezioni sono scherzi e battute. Finalmente ci ricordiamo i loro nomi.
Si esce a cena insieme e poi si va a ballare. 
In una di queste sortite mi storto una caviglia sul pavimento sconnesso di una milonga improvvisata. L'inconveniente mi tiene ferma varie settimane. 
Il mio rientro coincide con una bella serata di gruppo, in cui ci conosciamo meglio.
Scopro anche che Riccardo, il nostro maestro, balla dall'infanzia ed era uno dei bambini della famosa scuola di ballo Lady Lidia che si esibivano in tv e che io rimanevo incantata a guardare.

Aprile. Il conto alla rovescia.
Fino ad ora abbiamo scherzato. Ma a fine maggio ci sarà il saggio!
Le lezioni cessano di essere rilassate e un pò goliardiche. Abbiamo pochi incontri per
imparare una sequenza complessa che balleremo all'unisono sul palcoscenico di un vero teatro.
Proviamo e riproviamo, registriamo video da studiare a casa, ascoltiamo il brano fino allo sfinimento.
Ci incontriamo per ripassare, emozionati come studenti alla vigilia degli esami.
Il marito A.M. mi scrive messaggini tragicomici per ricordarmi i passi:
"Passettini in avanti, due giri indietro, ti giro, saltino, parata, ocho, giro passetti, ocho indietro, parada sandwitch, ti sollevo, vado indietro di due e torno avanti di due, ocho indietro, ocho con giro destra, il tuo giro con calcetti in mezzo, ti giro, ti porto alla mia sinistra, tu fai il fiocchetto, inciampiamo, crolliamo sotto il palco, pubblico applaude, arriva la barella".

Maggio. Il debutto. 
A tre settimane dalla grande data dobbiamo ancora imparare metà delle figure, balliamo in modo asincrono e scombinato e riteniamo assai elevata la probabilità di figuracce, tanto che Riccardo ci convoca per una lezione straordinaria.
Alla vigilia finalmente abbiamo imparato la sequenza ma ad ogni prova facciamo un nuovo errore, persino sui passi più facili.
Il tacco continua a incastrarsi nella coda del costume di scena, che viene tagliata a più riprese.

27 maggio. Il grande giorno è arrivato e siamo carichi come molle. 
Trucco, parrucco, pedicure delle grandi occasioni. Gli ultimi scherzi fuori dal teatro. 

Il mio talismano? Le prime vere scarpe da tango, colpo di fulmine tra decine di modelli provati nel negozio specializzato. Tacco 9, mica pizza e fichi!


Dietro le quinte è un brulicare di voci eccitate, un formicaio variopinto e nervoso che si cambia forcine, rossetti, consigli.
Un nugolo di ballerinette rosa, i ragazzini dell'hip hop, le signore del liscio, le tettone della danza del ventre, i cubanos rumba & rum.

Nei camerini c'è chi balbetta, chi si mette a piangere, chi si accorge che la camicia che ha preso dall'armadio non è nera ma blu. 
Ai giovani di oggi verrebbe in mente Amici. Io che ero giovane negli anni '80 risento l'indimenticabile sigla di Fame- Saranno Famosi.

"Voi volete successo, fama...ma queste cose costano. Ed e' esattamente qui che si inizia a pagare: col sudore".

Noi non avremo né successo né fama, perché siamo solo dilettanti allo sbaraglio, in compenso la prova del palcoscenico fa sudare tutti, persino i maestri. 
Siamo i terzi in scaletta. Dietro il sipario ci teniamo per mano e respiriamo profondamente. 
Pronti? Via! A luci spente sgattaioliamo sul palco e ci mettiamo in posa. PUF! Le luci di scena ci abbagliano. 
Le prime note ci rimbombano nelle orecchie e, all'improvviso, l'adrenalina lascia spazio all'euforia. 
Mi gusto ogni passo, riesco persino a sorridere. Noto con disappunto che qualche coppia è disallineata. Oh mierda, ho sbagliato il saltino! Ah, ok, ho recuperato subito il ritmo. Ta-tam. 
L'ultimo affondo e, con uno scatto, ci guardiamo negli occhi. 
Uno scroscio di applausi...Impossibile trattenere un gran sorriso di pura gioia!

Non ci resta che raggiungere il buio della sala e goderci l'esibizione degli altri allievi e dei nostri maestri, restando a bocca aperta per l'ammirazione. Campioni mica per niente! 

Non ci sono dubbi: l'avventura continua!

lunedì 21 maggio 2012

Prega per noi peccatori

Avrei potuto aspettarmi qualsiasi domanda. Sul sesso, sull'origine del mondo, sui massimi sistemi.
Ma non: "Mamma preghiamo insieme questa sera?".
E io credevo che spedirlo a catechismo con il suo papà fosse un'idea geniale. 
Sono rimasta senza parole.

Poi mi sono ricordata che da bambina mi piaceva pregare. 
Mi rassicurava e mi faceva sentire a posto con la coscienza. 
Non solo perché quel poco di catechismo e di chiesa cattolica che avevo frequentato mi avevano inculcato le prime forme di senso di colpa. Il fatto è che pregare era un pò come scrivere la lettera di S.Lucia: emozionante. Sarei stata ascoltata? Avrebbe funzionato?
Ma ero di sicuro troppo pudica e troppo adultina per chiedere ai miei genitori di pregare insieme. Mia mamma mi avrebbe probabilmente riso in faccia, mio papà forse si sarebbe prestato, ma con imbarazzo.
(D'altra parte i miei non mi hanno mai fatto pesare i mille accompagnamenti notturni dell'adolescenza tanto quanto la loro presenza al ritiro di preparazione alla mia Comunione.
Sacramento che avevo deciso di voler ricevere per mia iniziativa. Mia mamma la chiamava la mia "crisi mistica").    

Cosa ho risposto a mio figlio? Mi sono prestata.
Mi sono anche trattenuta dal commentare che pregare con la clessidra dei tre minuti attivata mi sembra proprio una gran cagata. "Cos'é, una gara di scioglilingua?" ho pensato. Ma lui ci teneva, un pò come dopo il corso di igiene orale ci teneva a spazzolarsi i denti per almeno due minuti. Di clessidra, ovviamente. 



Ha insistito per iniziare con l'Ave Maria. Prega per noi peccatori...

- Ma tu lo sai cosa sono i peccatori?
- Sì, quelli che fanno i peccati.
- E lo sai quali sono i tuoi peccati?
- Beh, ad esempio quando salto sul divano o non mi metto le ciabatte.
Oh povero piccolo chissà chi gli avrà inculcato QUESTI sensi di colpa!?! Hihihihi!

Poi l'ho convinto che una preghiera con parole nostre sarebbe stata ugualmente apprezzata ai piani alti. 
Lui ha voluto chiedere salute per tutta la famiglia (la mia mamma, il mio papà, la mia sorellina e i miei nonni). Ha chiesto esattamente quello che io desidero di più al mondo.
Poi è toccato a me. 
Mi sono balenati in mente i genitori di Brindisi, per la nipotina undicenne di A. che è in coma per un aneurisma, e le sei vittime del terremoto di stanotte. Ma poi ho chiesto che la preghiera di Ale venisse esaudita, e ho chiesto scusa per tutte le volte in cui smadonno dico parolacce e per quando ho poca pazienza con i miei bambini.
Pensate che mio figlio si sia addormentato soddisfatto?
Ovviamente no. Prima mi ha dovuto infilzare con LA domanda delle domande. 
No, "non come nascono i bambini?" (tema già affrontato con successo).
Nemmeno "tu credi in Dio?" (bisogna essere sinceri con i bambini e lo sarei stata).
Oh, no. 
Mi ha chiesto: "Ma Dio esiste?"

Quando parli in pubblico e dal pubblico qualcuno ti fa una domanda stronza bisogna sorridere con finta naturalezza, ringraziare per la domanda, e, velocemente, pensare a come aggirare l'ostacolo.
Ma quando un figlio fa una domanda come "Ma Dio esiste" a una madre che è più atea che agnostica?

Con il poco di lucidità rimasta dopo un week end di ozio e di vizi, ho pensato velocemente che non mi aveva chiesto cosa credevo io. Mi stava chiedendo una verità calata dall'alto.
- Beh, Dio esiste per tutti quelli che ci credono.
E lui, prontissimo: 
- Io credo in Dio, e anche in Gesù e anche in Santa Lucia! E ci crederò per sempre!!
BINGO! La risposta era quella giusta!

Bene, ora penserete che, a questo punto, il settenne soddisfatto dalla sua nuova certezza
mi abbia lasciato andare in pace a studiare il saggio di tango con suo padre?.
Ma nemmeno per sogno. Ha rincarato la dose dei domandoni.

- Mamma ma tu quando hai smesso di credere in Santa Lucia?
- Beh, sai, dei bambini a scuola dicevano che non esiste, e io mi sono fidata di loro e ho smesso di crederci. 
- E poi cosa è successo?
- Non è più venuta.
- Ma ora ci credi?
Grazie per la domanda, figlio! 
(Dopo cosa caz caspita mi chiederai, in che posizione sei stato concepito?)
- Ora ho visto che viene per voi bambini, quindi non ho più alcun dubbio.
- Però non è più venuta per te?
- Per me è troppo tardi perché non sono più bambina.
- Meno male che io sono ancora bambino.

Già, amore mio. Meno male. E ora buona notte, però, eh!