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domenica 3 febbraio 2013

My little pony

Io non ho pregiudizi.
Io non ho pregiudizi.
Io non ho pregiudizi.
Io sono aperta di vedute.

Ecco, a dire il vero, ho solo qualche PICCOLISSIMA preclusione verso alcune proposte televisive per bambini.
Come gli orridi e lobotomizzati Teletubbies, prodotto confezionato per rimbambire i toddlers e prepararli a un futuro di teledipendenti.
Come l'orsetto bulimico e pigro Winnie the Pooh e i suoi amici diversamente intelligenti del bosco dei 100 acri.
Come il violento Ben10 e la sua sfilza di mostri da combattere.

Ma come potrei non essere tollerante nei confronti dei cartoni? 
In fondo, sono cresciuta a pane e eroine transgender della rivoluzione francese. 
Le mie prime pulsioni erotiche sono state per Capitan Harlock, e ho pianto fiumi di lacrime per le tragiche vicende di orfanelle assortite: da Heidi a Candy, passando per Annadaicapellirossi.

Quindi ho sopportato stoicamente Thomas il Trenino e i suoi incidenti.
Quei rompipalle saccenti dei Little Einstein.
Le angoscianti avventure di Conan (serie vintage preferita a suo tempo dal marito A.M. e proposta ad Ale a soli 4 anni, e da lui soprannominata "Conad" come la catena dei supermercati).
La saga infinita di Harry Potter.
Persino i guerrieri Ninjago della Lego.

Ma c'è un cartone che proprio non posso tollerare.
Un cartone la cui scala cromatica va dal rosa pallido al viola.
Protagoniste: un branco di intriganti e starnazzanti pony femmine dotate di fluenti capigliature fucsia e pervinca, dedite all'arte dell'intrallazzo, del pettegolezzo e di violenze psicologiche assortite.
Un prodotto perverso, costruito per vendere una collezione infinita di stupidi personaggi dai nomi improbabili come "RainbowDash" (Rembolasc, per Valentina) o "Princess Celestia" (Prinseseleftia). Già non concepisco la ghettizzazione dei giocattoli rosa, figuriamoci se posso accettare un intero cartone pink. 


Titolo: MyLittlePony (già "Mio mini pony")
Sottotitolo: L'amicizia è magica.
Descrizione: è una serie animata dedicata ad una linea di pony colorati giocattolo indirizzati ad un target di bambini molto piccoli e prodotti dalla Hasbro.

Da Wikipedia: Trama


La serie segue le avventure di un unicorno di nome Twilight Sparkle, allieva prediletta di Princess Celestia, sovrana di Equestria. Twilight, temendo l'avverarsi di un'antica profezia, cerca di avvertire la principessa, ma quest'ultima, preoccupata piuttosto per la poca socialità e l'eccessiva reclusione dimostrate dall'allieva, ignora la minaccia e invia Twilight e il suo draghetto assistente Spike alla cittadina di Ponyville con il compito di stringere nuove amicizie; qui, Twilight conoscerà i pony di terra Applejack e Pinkie Pie, i pegasi Fluttershy e Rainbow Dash e l'unicorno Rarity. Durante la ricerca degli Elementi dell'armonia, gli unici artefatti in grado di contrastare il profetizzato ritorno della malvagia Nightmare Moon, Twilight scopre il valore dell'amicizia e decide di restare a Ponyville per approfondire questo sentimento.

Rendo l'idea?
Un Beautiful in salsa equestre!

Come dicevo, sono una persona tollerante, aperta, e che cerca di alleggerirsi dei propri pregiudizi.
In teoria.
In pratica devo ripetere il mantra:
Io. Non. Ho. Pregiudizi.

Non importa.
Se.
MyLittleCazzodiPony.
E'.
Il.
Nuovo.
Cartone.
Preferito.....
....

...di Alessandro.

lunedì 9 gennaio 2012

Carpe (primum scholae) diem.


Prima delle vacanze avrei scommesso che oggi, primo giorno di scuola del nuovo anno, sarei stata giuliva come la MOM della vignetta.
E invece non solo le vacanze non sono state così pesanti come temevo, ma me le sono proprio godute.
Piano piano mi sono abituata alla mancanza di silenzio, agli spazi invasi e ai tempi dilatati, all'anarchia dei ritmi e delle regole. 
Non mi sono certo riposata o potuta dedicare molto ai miei interessi. 
Ma ho staccato con il lavoro e con gli impegni sociali. 
Mi sono disintossicata dalla crisi, dalla cronaca, da Monti, dalla casta.
Sono stata molto a-social (salvo qualche piccola, insoddisfacente, incursione in twitter. Eh sì, per un pò ho preferito vivere che correre a raccontare la vita).
Mi sono goduta la casa, la famiglia, gli amici, i bambini.
E li ho visti rifiorire sotto i miei occhi.
Giorno dopo giorno sono diminuiti i capricci, le litigate, i nervosismi.
Una cura naturale fatta di calma, giochi, coccole, furti di dolcetti, dormite mattutine.
Ore e ore a spostare i personaggi del presepio ("Oggi è 'a Befana e puindi è arrivato un ReMagico!").
Una piacevole alternanza di ozio ed esperienze emozionanti:
le cene in famiglia, l'attesa di Babbo Natale, la montagna e le mille discese sulla neve con i  gommoni, il planetario, il museo delle Alpi, il circo, persino Gardaland...

Questa mattina sono andati a scuola carichi come molle e felici.
Il grande con i battente di uno xilofono nello zaino (è la sua bacchetta magica, quella che
il piccolo emulo di Harry Potter ci punta continuamente addosso al grido di improbabili formule magiche come "Wingardium Leviosa!" o di "Expelliarmus!"). 
La piccola assistente sociale, invece, con una mucca e il suo vitellino, per inscenare continui ricongiungimenti familiari o per sfogare i suoi istinti di accudimento nel nutrire e far dormire i personaggi dei suoi giochi (mammiferi, treni o ruspe che siano).

Garzoncello scherzoso
cotesta età fiorita
è come un giorno di allegrezza pieno.
Giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.

E io sono felice di tornare ai miei progetti e al mio lavoro.
Sarà un anno di sfide, di cambiamenti e di incertezze.
E allora meglio mettere in pratica fin da subito il mio unico vero proponimento (beh, a parte vincere i mondiali di Tango Argentino, chiaro): Carpe Diem.
Non voglio più vivere proiettata in avanti. 
Non c'è più nulla di prevedibile, di programmabile.
Del futuro si può solo ipotizzare che ci porterà la caduta di diverse tegole sulla testa.
Riuscirò a godermi il bello di ogni giorno, di ogni momento?

Godi fanciullo mio, stato soave.
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'. Ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

domenica 10 luglio 2011

Bambini di campagna

Sono stata una bambina di città.
Non ho mai desiderato vivere in campagna perché la mia vita era quella lì e a me piacevano anche i giardinetti in mezzo al traffico, le panchine di cemento, i cortili pieni di ragazzini.
E poi appena possibile i miei genitori ci portavano al lago.

Oggi è stata una domenica rovente, di quelle segnalate dai telegiornali con "emergenza caldo".
Ma i miei bambini non se ne sono accorti.
Appena svegli sono stati presi da un evento che per me sarebbe stato scioccante e che loro hanno già visto molte volte: un uccellino morto da osservare e salutare.


Il resto della giornata è trascorso tra bagni, tuffi, giochi in giardino, scivolate, raduni di barchette, esperimenti di giardinaggio, sessioni di spruzzino e di altalena.
Corse infinite, ghiaccioli da sgocciolare nell'erba, pipì nel vasino da sciacquare con la canna, gatti in fuga da rincorrere.



I miei bambini vivono nel verde, a piedi nudi, in mutande o in costume.
Spesso mangiano frutta e verdura che che hanno raccolto loro stessi.
Vanno a salutare le mucche col cui latte sono fatti i formaggi che mangiano.
Hanno visto un vitello o un puledro nati da pochi minuti.
Sanno cosa vuol dire raccogliere le uova ancora calde.

Ci sarà un giorno in cui ci chiederanno un motorino per evadere da questo paradiso
e riunirsi con dei coetanei brufolosi e scazzati, lo so.

Ma adesso sono felici.
Selvaggi e felici.
E nulla mi rende più felice della loro felicità.

martedì 21 giugno 2011

La sindrome di Toy Story 3



Alessandro fu folgorato a 18 mesi davanti al plastico ferroviario del Castello di Brescia: trenini!
Da allora, per 5 lunghi anni, la nostra vita familiare è stata allietata da:
- infinite ripetizioni di Thomas il trenino, imparandoci a memoria le canzoncine "Accidents" e "Night Train".
- Svariate gite per stazioni e in stazioni per l'adorazione di treni a vapore, elettrici, passeggeri, merci, container, cisterne, manovatori, ecc.
- Una impressionante plastico domestico di trenini Brio-misto IKEA, con una collezione paurosa di stazioni, trenini a batteria e costosissimi pezzi speciali,
- Innumerevoli piste di plastica di ogni fascia di prezzo e di ogni durata: 0-5 minuti; 5 minuti-6 mesi; oltre 6 mesi.
- Un vero e proprio plastico elettrico, assolutamente prematuro, ingombrante, costoso, poi finito ingloriosamente in cantina con suo comodo pannello di laminato 2 metri x 3.
- Diverse gite dallo Zio Bob, forzato a riesumare con ore e ore di certosino lavoro, i suoi modellini della prima metà del secolo XX°.
- Una visione treninocentrica della vita, in cui anche le ante scorrevoli di un armadio rivestono un certo fascino in quanto scorrevoli su binario.
- Una intera vacanza in un villaggio marchigiano solcato dalla ferrovia, punto di debolezza della struttura per i recensionisti del web, e irresistibile fattore di attrattiva per noi.
- Il presepio di casa nostra? Vi devo spiegare con che mezzo arrivano i re Magi alla capanna? No, niente cammelli, c'è il pendolino del 6 gennaio...

E come sempre accade con i figli, quando tu ti sei abituato, attrezzato, adeguato, impegnato,
quando hai partecipato, investito, condiviso...
loro che fanno? Cambiano!

E fu così che il mio bambino si stufò dei trenini e staccò ad uno ad uno le fantastiche locomotive sticker dalle pareti della sua cameretta, per lasciare spazio ai suoi orrendi disegni degli orrendi personaggi di SuperMario e di Ben10!!!

E io che predico nei miei corsi che la propensione al cambiamento è l'atteggiamento dei veri vincenti...
mi sorprendo malinconicamente malata della sindrome di ToyStory3.

E ripenso a un augurio per la nascita del mio primogenito:


Benvenuti nel treno dei genitori.
ATTENZIONE!  E' un treno VELOCISSIMO; non si ferma quasi mai e da pochissimo tempo per guardarsi indietro. 
Quindi non vi distraete troppo, ma guardate bene dal finestrino il paesaggio che cambia cosi'
velocemente e senza ripetersi mai.


Ciuf Ciuuuuuuff!

domenica 5 giugno 2011

Conversazioni splatter

Violentina.
Questo è l'appellativo che la Polpetta ha meritato fin dalla più tenera età per aver precocemente manifestato un'indole manesca e prevaricatrice.

Dall'inizio della bella stagione la dolce fanciulla si è accanita con grande impegno su formiche e mosche.
Sulle prime si scaglia più che altro per esercitare un pò di infantile onnipotenza: le insegue, le schiaccia col piedino e poi sospira "Etto fatto!" con l'aria soddisfatta delle casalinghe della pubblicità.

Le mosche, invece, dapprima le incutevano terrore per il ronzio sordo e l'aspetto sgradevole. Il terrore si è trasformato in rabbioso fastidio verificata la loro ostinazione a auto-invitarsi nel suo piatto e assodato che la mamma, su richiesta ("Mammaaaa la uzzidi?") poteva sbarazzarsene brandendo il famigerato "Tatta-mocche" (=schiacciamosche).




Constatato poi che la mamma non era sempre disposta a interrompere il suo pasto per improvvisare 
un safari sul tavolo di cucina, la piccola donna d'azione ha stabilito che "chi fa da se fa per tre", si è impossessata del Tatta-mocche e ha provato a scagliarsi contro una piccola improvvida mosca che riposava ignara sul divano.
Splat! Successo! 
Da allora la Caccia alle Mocche è diventata una delle attività di maggiore soddisfazione per lei, insieme
alla distruzione di torri, allo smembramento di ferrovie, e alla sottrazione indebita di collane materne e bolle fraterne.
Il rito si conclude di solito con l'urlo liberatorio ("Etto! è motta!") e con un rapido funerale nel più vicino water.


Ieri pomeriggio stavo cercando di spiegarle la pericolosità della finestra, ricorrendo al paragone con il terrificante volo dalla torre
della strega di Rapunzel. 
Non inorridite. Non vanno dette le bugie ai bambini. 
E poi un pò di sano terrore va benissimo se incoraggia un pò di prudenza.
L'aver mostrato a un Alessandro duenne un riccio spiaccicato raccontando la tristissima storia del riccio che 
non ascolta la sua mamma ha funzionato, fino ad oggi, rendendolo assai circospetto sull'asfalto.

- Allora. Hai capito? Cosa succede se Valentina cade dalla finestra?
- More. Anche 'a ftrega è motta.
- Esatto! Muore stecchita! E poi la raccogliamo come una mosca morta! 
Attimo di riflessione.
- E poi 'a buttiamo al water? 
Interviene il fratello, occhioni sgranati e aria seria:
- Io preferirei tenerla. Per ricordo!
- Beh, amore. Non si può tenere il corpo di una persona morta.
- Perché?
- Perché dopo un pò il corpo si decompone, fino a trasformarsi in uno scheletro.
- Beh, allora teniamoci almeno la testa!




venerdì 11 marzo 2011

Colpo di coda dell'inverno

Questa settimana mi sono compiaciuta della salute di ferro dei miei figli.
E quindi un virus influenzale mi ha punito, tramortendo il grande con vomito febbre fino a 39.5. Ovviamente in contemporanea a una valanga di lavoro da sbrigare per me e il marito in trasferta.
Bilancio:
Due giornate di lavoro compromesse.
Un appuntamento trasformato in teleconferenza.
Una festa di compleanno e un pomeriggio alle giostre saltati.
Salti mortali per portare e riportare la piccola al nido.
Collaboratrice domestica a casa per non disturbare i sonni diurni del malato.
Pulizie da fare.
Lavoro da recuperare in notturna.
Vomito da pulire.
Pianti da consolare.

Ma anche...

Due giornate da sola con il mio bambino grande.
La sua prima volta a casa da solo, sia pure per 15 minuti.
Insperati momenti di coccola e di accudimento.
La reazione della piccola (Ale ha la bua. -Metti cerotto!) 
Riso in bianco e latte caldo.
La super-nonna che si precipita in soccorso, portando generi di conforto e supporto logistico.
Le favole della mia infanzia "A mille ce n'èèèèèèè"
Ore sul tappeto a costruire un plastico con Lego Duplo appena riesumato dalla cantina.
Il tempo di scovare giocattoli dimenticati dagli angoli più nascosti della casa.
La gioia di vederlo godere intensamente del riposo ripigliando ora dopo ora energie e voglia di giocare...

Tappati in casa, in tuta e pigiama tutto il giorno, abbiamo assaporato una strana atmosfera da vacanze di Natale.
Tempismo perfetto, visto che anziché arrivare la primavera si annunciano due settimane di diluvio novembrino...

giovedì 5 agosto 2010

I giochi delle donne

Più o meno tutte le donne che conosco si lamentano perché i loro uomini:
- guardano il calcio
- giocano a calcio
- giocano a calcetto all'oratorio
- giocano a fantacalcio
- guardano la formula1
- giocano al simulatore della formula1
- si sfiancano con la PS/il DS/la WII
(Poi magari qualcuna si lamenta perché vanno al bar, a giocare a carte, a pesca, a caccia, a trans, però io non le conosco. Però mia mamma si lamentava del biliardino, adesso si lamenta dei francobolli. Una delle mie blogger preferite ha il marito che per divertimento legge saggi marxisti, e non mi fate dire niente sui mariti che per sport fanno paracadutismo, vah!).

Gli uomini, poverini, giocano.
Simulano violenza, competizione, sudano, bestemmiano, si sfogano e si divertono.
Una volta mio marito è andato a giocare a nonsocosa con un amico da poco diventato papà.
"Come sta la moglie?" faccio io.
"Non so".
"Come non sai?"
"Ci siamo trovati per giocare, mica per chiacchierare".


Più o meno tutte le donne che conosco hanno il LORO vizietto.
Chiaccherano.
Si scambiano emozioni, idee, suggerimenti, lamentele.

Le donne chiacchererebbero con la commessa, la mamma, la vicina, le amiche.
Per ore.
Ieri sera, ad esempio, mi sono dedicata alla nobile arte della chiacchera
durante uno dei miei sublimi incontri con le mie stupende amiche galline.
Tra risate convulse, sfoghi, pettegolezzi al vetriolo, si sono fatte le 22, poi le 23.
"Ragazze è tardissimo".
Poi tutte lì davanti al mio cancello, le coglionazze, come delle adolescenti,
per altri 10 minuti, 20, mezz'ora lì a salutarci e aggiungere chicche, "le ultimissime poi basta eh!".


Ma la vita odierna è avara di occasioni per le chiacchere.

Con la mamma molti incontri sono un "ragguaglio veloce" alla E.R. mentre si trasporta un qualche nipotino dalla casa dei nonni alla macchina. Una cosa tipo:
"Bambina, 1 anno, è stata dalla nonna mentre la mamma lavorava. Ha mangiato? Ha dormito? UAAAAAAA, La stiamo perdendo, è meglio andare, ti chiamo domani cia-cia-ciaoooo"

Con le commesse bando a ciance. "Mi passi tutti i vestiti in saldo che avete della mia taglia. Veloce, che devo comprimere in mezz'ora lo shopping represso di 3 mesi!".

Con le vicine si può fare Napoli cinque minuti mentre una stende il bucato sul balcone,
ma non è di grande soddisfazione.

Con le amiche vere, porca zozza, abbiamo più puntate arretrate che riprendere Beautiful dopo 7 stagioni di interruzione. E' sempre e comunque un coitus interruptus sul più bello.

Ma la donna moderna, compressa da ritmi sincopati, stanca, stressata, più o meno depressa,
ha un fantastico alleato. 
Internet.
Per fare shopping, decidere le vacanze, farsi i caxxi degli altri su Facebook, per dichiarare a tutto il mondo quanti libri ha letto su Anobi, per cinguettare messaggi criptici su Twitter. 
Ma, soprattutto, per incontrare altre donne e simulare la nobile arte della tessitura di relazioni sociali.
Poi non dite che noi non giochiamo.

Io ho iniziato nel lontano 1997. 
In principio furono le chat IRC, con i colleghi dell'associazione studentesca internazionale.
Si partiva "very focused" e poi si finiva alle 3 di notte a cazzeggiare come fossimo al pub. 

Poi arrivò ICQ, e, in contemporanea, C6 (=ci sei?), la chat della TIM con cui potevi simulare il rimorchio più sfrenato. Bastava dichiararsi donna in un'epoca in cui le donne sul web erano una rarità e WHHHHOOM in men che non si dica, pesci di tutte le razze abboccavano. 
Prevalentemente pescecani e  plancton. E, ovviamente, qualche esperimento di incontro dal vivo si faceva pure. Qualcuno ha trovato l'amore. Io trovavo solo buoni amici con problemi endocrinologici e apprendisti serial stalkers.

L'amore lo trovai ad una festa, e fu affascinato dallo scoprirmi amministratore di mailing list (ma secondo me più dalla mia minigonna). Manco a dirlo, ci scambiammo l'e-mail.
La prima e-mail fu un di lui marpionesco check del tipo "volevo solo verificare che mi avessi dato una casella e-mail esistente".
Il secondo incontro fu letteralmente virtuale: mi chiese di uscire in chat. 
Posso dire che da un inizio così non potevano che nascere due autentici nativi digitali quali sono i nostri figli.

E, di lì a poco, eccomi a ravanare in lungo e in largo un web acerbo e vuoto di contenuti, alla spasmodica ricerca di tutte le dritte per organizzare un matrimonio. 
MSM = matrimonio-sposarsi-matrimonio era diventata la mia fissa. 
Qualcosa di cui non POTEVO parlare con lui. Non più di tanto.
Se avesse saputo che avevo fissato la data delle nozze con la mia migliore amica un anno prima che con lui...non ci sarebbe stato alcun matrimonio.
E poi con chi disquisire di preparativi, di bomboniere, di viaggi di nozze e di tutto il mondo di emozioni, timori, avvenimenti eccitanti di quel periodo?
Ma con le RAGAZZE DEL FORUM, ovvio! 
Un forum di future sposine divenne la mia seconda casa.
A tutte le ore mi collegavo e chiacchieravo virtualmente con quelle che, giorno dopo giorno, erano amiche sempre meno virtuali e sempre più quotidiane, reali, concrete.
Sono passati 10 anni, ma con quasi tutte loro siamo ancora in contatto,  dopo innumerevoli forum meeting alcune sono ancora amiche, chi su facebook, chi nella vita reale. 

Ma, nel frattempo, non chiacchieriamo più di matrimoni, 
e ci siamo disperse nel web, alla ricerca di consigli e poi spalle per condividere le successive esperienze della vita. Chi il divorzio. Chi la singletudine di ritorno. Chi l'infertilità. 
La maggior parte di noi la maternità.
Ed è nel 2004, a test di gravidanza ancora caldo, che mi sono proiettata nell'ormai sfaccettato universo
dei forum di mamme. Forum strutturati, organizzatissimi, con schede profilo, nickname, maschere di ricerca e i post rigorosamente divisi per topic.
Alla ricerca della cicogna, gravidanza, parto, allattamento, le mamme mese per mese, ecc.
Un mondo diverso. Affollatissimo. Caotico. Dove trovi mamme che la pensano come te 
e mamme che si scannano per far valere le loro idee su parto, allattamento etc.
Un luogo di momenti leggeri (pochi), ma, soprattutto, di raccolta di informazioni. Esperienze, consigli, links, documenti. Non c'è tempo per grandi chiaccherate, c'è molta solidarietà, ma la maggior parte delle ore si dibatte, si discute, si cerca di venire a capo del metodo Estivill per la nanna o di capire se è rigurgito o solo riflusso. Sono forum di reciproco sostegno, di informazione. Un distillato di SoS Tata in diretta e interattivo.

2008, seconda gravidanza.  A parte l'intensissima partecipazione al forum Parto Naturale, 
a cui devo l'ispirazione per aver cercato e ottenuto un VBAC, il modo di vivere il web è cambiato.
Ci sono i blog. 
Non più chiaccherare al mercato o alla stazione centrale in mezzo a centinaia di galline in un brusio infermale. Non più o non solo.
Ora ci sono questi speakers'corners. Dove alcune mamme speciali sintetizzano le loro emozioni, le loro esperienze. Mamme normalissime, ma speciali solo perché il loro diario lo pubblicano e lo condividono. Speciali perché si ritagliano nella scrittura creativa un momento per loro.
Il fenomeno del mom-blogging. (Mom-blogging è il mio filone preferito, ma in realtà ci sono blog di cucina, di fumetti, di qualsiasi cosa).
Giri per la rete e, pian piano, ti crei un network di blogger preferite (Si, preferite, perché le donne bloggano molto di più degli uomini! E se mi chiedete perché rileggetevi la prima parte del post). 
E impari a conoscere il loro stile, i caxxi loro, e il loro giro di fans, di cui leggi i commenti e le discussioni. 

Alcune blogger hanno trasformato il loro diario in un supermercato con un'esibizione di brand, sponsor, persino con le slot machines: se ti lanci nei famigerati "Candy" puoi essere estratta per ricevere un premio. (Io non vinco mai una mazza, però). 
Se ti cimenti col raccontare qualche spiritosaggine puoi essere notata dalla marca di pannolini 
e cooptata per qualche iniziativa di marketing.
Un marketing drammaticamente one-to-one, incredibilmente nuovo, sottilmente intrusivo
perché allude e ammicca con le sembianze del consiglio disinteressato dell'amica.
E' il tempo del social networking, del social blogging, del social tutto.

Non  usciamo, non guardiamo la tele, non trombiamo, ma stiamo ore con i culoni sulla sedia a socializzare virtualmente, e a scambiarci una serie esagerata di informazioni, link, video, immagini, pensieri, cazzate, vita.

Ed eccomi qua. Da 4 ore in procinto di farmi una doccia e andare a dormire, sono finita sul sito di una delle mie blogger preferite, dove era in corso una chat tra le partecipanti.
Sì, perché un blog, è un'universo vivo, pieno di dialogo, di dibattito.
Perché il blogger è fondamentalmente narcisista, altrimenti scriverebbe su un file word o sul diario segreto.
Invece il blogger non scrive solo per sé, perché non solo ama scrivere ma anche esternare. Picconare. Stuzzicare. Si compiace della sua spiritosaggine, trae godimento dai consensi, sopporta stoicamente le critiche, perché in fondo così tanta attenzione non te la davano nemmeno i nonni quando recitavi la poesia di Natale. (Come faccio a saperlo? eh....sapeste!).
Ricevi e dai attenzione, stimoli, idee. 
Non è solo chiaccherare. E' simulare la relazione, è vivere una relazione dei nostri tempi.
Comoda. Veloce. Digitale. In remoto. Globale. On Demand. 
Un gioco perfetto per le donne del 2010.

P.S. La chat è stata uno spasso. Un delirio, proprio come una chiaccherata vera tra donne. 
Un parlarsi addosso, ascoltarsi, rincorrersi, passare di palo in frasca. 
Bambini, sesso, il posto più strano, come siete vestite, come cambia la vita dopo, che libro state leggendo. Il tutto veloce, sincopato, nevrotico ma anche empatico (Stai male? mi dispiace! Piange il bambino? Vai, ti capisco!). 
Al centro di tutto una splendida padrona di casa, che ha accolto tutte, ha tenuto le fila del delirio con abilità. E che stasera ha cessato di essere per me un lontano broadcast (il libro, gli aneddoti succosissimi, le fotografie stupende da ammirare da lontano) ma è stata, per un pò, l'amica della porta accanto. 
E con lei le sue amiche, già sparite nella loro Matrix quando stavo appena familiarizzando.
Ma che diamine, c'é il blog, c'é facebook, ci saranno mille occasioni per incontrarsi e chiaccherare, e per poi perdersi di nuovo.
Non è una droga meravigliosa il web?