lunedì 12 settembre 2011

E venne IL giorno....

La cassetta della posta piena di offerte speciali per la scuola.
L'abbronzatura a scaglie sul fondo della vasca.
Il nuovo catalogo dell'IKEA.
La lezione prova di zumba nella nuovissima palestra.
More e lamponi a volontà.
Le telefonate di lavoro sempre più frequenti.

Benché il termometro resti saldamente assestato vicino ai 30°C, 
c'erano molti segnali del fatto che le vacanze fossero (finalmente, anche) finite e che "il grande giorno" atteso e temuto fosse arrivato.

Eppure quando stamattina Ale si è infilato il suo zainetto Super Mario nuovo di zecca mi sono stupita...
Ma, come, sei appena nato e vai già a scuola??
Mi sono stupita un pò di meno quando ha iniziato a lamentarsi 
"E' pesanteeee! Me lo porti tu?" (Te lo scordi!).






Abbiamo lasciato la polpetta al nuovo nido tra urli e strepiti (No vojooooooo!) e poi siamo arrivati.
Folla di mamme e papà davanti all'ingresso. Risatine nervose e chiacchericcio.
I bimbi tutti belli leccati e rigidi. (Poverini sono mesi e mesi che persino la panettiera si sente in diritto di stressarli commentando il fatto che andranno a scuola. Eh, a settembre vai a scuola!! Finita la pacchia eh?? Finalmente finisce questo limbo di commenti inutili e allusioni dell'orrore. Da gennaio potranno tutti tormentarli chiedendogli un rendiconto del loro rendimento scolastico, ma per un pò li lasceranno in pace...)

Quando il portone si è aperto, la sua manina ossuta ha stretto la mia e siamo entrati.
E mi sono sentita come sulla salita delle montagne russe: una piccola fitta allo stomaco e la certezza che sarà bello e volte anche un pò brutto. Ma, soprattutto, che sarà dannatamente veloce. E che non si torna indietro.

In un attimo eravamo in palestra.
Il benvenuto delle maestre, una favola drammatizzata per sciogliere la tensione,
e poi la chiamata, uno per uno, per ritirare un disegno e un piccolo omaggio di benvenuto.
I bambini concentrati e seri. I genitori deconcentrati e chiaccheroni 
(anche fastidiosi! ma andassero fuori a far salotto!)

E un attimo dopo l'ho lasciato lì, nell'ultimo banco.
Ho superato il capannello di genitori ansiosi inchiodati all'ingresso dell'aula (Andiamo, ragazzi, adesso fuori dalle scatole!).
E, quando sono uscita, ho finalmente lasciato che lacrimuccia sgorgasse, insieme a questo mix di emozioni.
Orgoglio (Il MIO bambino è uno scolaro! Come siamo teneramente patetiche noi mamme!). 
Trepidazione (Se la caverà? Si, se la caverà benissimo). 
Sollievo (Bye bye prima infanzia!). 
Preoccupazione (Oddio è finita la prima infanzia, e adesso?).

Il pensiero è volato a quel giorno di settembre 1979, quando nel banco mi sono seduta io.
Accolta dal sorriso della maestra Clelia, con i capelli a pagoda e la gonna a pieghe al polpaccio.
Ero io la protagonista del primo giorno di scuola, ma, probabilmente, molto meno emozionata di mia mamma.
Perché solo adesso lo posso capire e apprezzare. 
Dietro un bambino che va a scuola c'è una mamma che ci ritorna.
Con la responsabilità di fare le scelte giuste, 
con la premura di accompagnare senza invadere, con l'impegno di tenere le fila di tutto: libri, quaderni, colloqui, entrate, uscite, merende, amici, riunioni.

Solo un attimo di romantiche commemorazioni, e poi via!!! in pasticceria per un mamma-party!! 
Con alcune amiche abbiamo ceduto all'irresistibile tentazione di sottrarci ai nostri mille impegni e regalarci un'ora di puro cazzeggio femminile e un brindisi alla ritrovata libertà part-time di vivere le NOSTRE vite!.

Fine della libera uscita, è già ora di andarli a riprendere.
Mumble mumble...
Quando ero primina io me la sono cavata alla grande. 
Ce la metterò tutta anche come mamma-primina.
Riuscirò a non cadere dei soliti cliché?

Uscita della scuola.
- Come è andata?? (!!????!!!!?????....???!!!!.....???)
- Bene.
- Mi racconti qualcosa?  (!!????!!!!?????....???!!!!.....???)
- No. Andiamo a mangiare.

Andiamo, andiamo.

domenica 11 settembre 2011

10 anni di follia.

In quel momento ero in una riunione di lavoro con mio padre e dei manager di Storo, in Trentino.
Non avevamo smartphone dai quali seguire in diretta video la tragedia, ma le parole bastarono a sconvolgerci.
Ricordo nettamente cosa pensai quando arrivò la  notizia dell'attacco agli USA.

Pensai che era finita un'era, quella delle illusioni di pace e di benessere.
E pensai che per sempre avrei ricordato quel momento, e come me tutto il resto del mondo.
Almeno il mondo occidentale, quello che, fino ad allora, si era sentito immotivatamente al sicuro.

Ricordo che appena possibile ci siamo riuniti, i miei familiari, il mio allora fidanzato (futuro marito A.M).
Siamo rimasti inebetiti così per ore, davanti al monitor, davanti all'orrore in diretta.
Le stesse immagini terrificanti in un loop angoscioso.

L'11 settembre 2001 si è chiusa la prima parte della mia vita,
quella fatta di spensieratezza, leggerezza, poche responsabilità, nessuna preoccupazione per il futuro.
Poco più di un anno dopo sarei scampata per poche ore all'attentato di Bali (l'ultima cena del viaggio di nozze fu proprio nella via in cui una bomba si portò via 200 turisti).

Oggi il mio pensiero non va solo alle vittime di quel giorno,
ma a tutti i morti per i successivi attentati, e a tutte le persone sconvolte dalle guerre che ne sono seguite in  Afghanistan e in Iraq, e si parla di 250.000 vite.
La religione e il fanatismo c'entrano solo apparentemente: tutto gira intorno al potere e alle risorse economiche.


Come scrisse Tiziano Terzani  "Perché non studiamo davvero, come avremmo potuto già fare da una ventina d’anni, tutte le possibili fonti alternative di energia? Ci eviteremmo così d’essere coinvolti nel Golfo con regimi non meno repressivi ed odiosi dei talebani; ci eviteremmo i sempre più disastrosi «contraccolpi» che ci verranno sferrati dagli oppositori a quei regimi, e potremmo comunque contribuire a mantenere un migliore equilibrio ecologico sul pianeta."

Le risorse sono sempre più scarse e all'uomo,  creatura immensamente miope e avida, non resta che scannarsi con i suoi simili, nell'illusione di "vincere la guerra".
Quanti altri 11 settembre dovremo conoscere di qui ai prossimi 10 anni?

venerdì 9 settembre 2011

DiFperata

Secondo giorno di asilo per la nanetta. Il nuovo asilo, quello dei grandi.
La saluto mentre è assai indaffarata, annunciandole che starà da sola per un pò e che tornerò presto.
- Cia-ciao, adeffo vattene.
Apperò. Amore di mamma.


Dopo due ore e mezza torno trepidante a prenderla.
La trovo in giardino, a cavallo di un trattore, apparentemente tranquillissima. Come l'avevo lasciata.

Mi scorge da lontano e trattiene un sorriso, mascherandolo con una espressione accigliata e grave.
- Fei andata via e mi hai lassato qui. Io ti scercavo ma tu eri andata via.
Glom.
- Ma, amore, ti avevo detto che andavo. Ti sei preoccupata perché non c'ero?
- Fi. E ho pianto tanto tanto, ero proprio difperata. E Marta mi ha confolato.

Stravolta dai sensi di colpa, la abbraccio nel tentativo di consolarla per tutta la disperata infelicità che deve avere scosso questo piccolo, adorabile corpicino.
E intanto cerco l'educatrice, a cui chiedo, stoicamente:
- Ha pianto molto?
Sguardo sorpreso:
- Ma nemmeno una lacrima!!

Ma guarda un pò che disgraziata!!
Se il buondì si vede dal mattino...la ragazza mi farà morì.

mercoledì 7 settembre 2011

Punti di vista

- Si, nano, papà dorme fuori casa stanotte. Ma non sognarti di piombarmi nel letto, OK?
L'altra volta non ho chiuso occhio contro il tuo mucchietto di ossa pungenti.
E lui, serio:
- Anche io non riuscivo a dormire contro il tuo morbido.

martedì 30 agosto 2011

Let's go.



Avete mai provato a convincere una duenne in piena crisi isterica che proprio in QUEL momento lei deve allacciarsi le cinture di sicurezza?
Sotto lo sguardo inflessibile di una stronza hostess ungherese che continua a ripetere "Madam, you HAVE to fasten the seatbea..."
- "YES, I KNOW!" (tu vattene, cazzo, che noi la risolviamo!).
Finché il vicino di posto bergamasco, mosso a compassione, ti aiuta a immobilizzare l'indemoniata, schivando gli spruzzi di bava alla bocca.
La hostess figadilegno si leva dalle scatole, l'aereo può finalmente iniziare l'atterraggio e tu puoi mettere a tacere la satanassa con un abbraccio consolatorio e con il sciuscio (=ciuccio). 
E, una volta tranquillizzata, la tenera creatura decide che, sì, adesso le va di mettersi le cinture di sicurezza. 
Ovviamente da sola, quindi si mette a studiare tutta assorta 
come chiuderle. Cling clang clong. Peccato che l'aereo sia ormai atterrato da un pezzo, e che la folla dei turisti prema per arrivare tempestivamente al nastro bagagli (dove attenderà quaranta minuti con quaranta gradi. Ma questa è un'altra storia).

Si è conclusa così la nostra avventura praghese, un piccolo viaggio per me storico. 
Per la prima volta dopo forse vent'anni insieme ai miei genitori e a mio fratello.
Primo viaggio aereo di Valentina e prima volta in una grande città.




Viaggiare con i piccoli è eroico e masochistico.
- Mamma ho fame.
- Mamma ho freddo/caldo.
- Mamma sono stanco.
- Mamma non riesco a dormire se non c'è buio.
- Mamma quando arriviamo?
- Mamma questo non mi piace.
- Mamma in batto (=in braccio).
- Mammaaaaa sbing bong sbang ahhhhhhh è ftato luiiiiii - Nooooo è stata leiii....
- Vojo stare quiiiii (quando bisogna andare).
- Vojo andare a zocareee (quando bisogna stare).
- Voglio andare in tram! (quando bisogna camminare).
- Voglio andare in metropolitana! (quando si prende il tram).


Praga è maestosa, magica, poetica, viva, incredibilmente brulicante di arte, cultura, concerti, eventi, musica, shopping.
Fiumi di giovani, fiumi di turisti, fiumi di birra.
Ma, ovviamente, non mi sono potuta dedicare a mostre, aperitivi, visite culturali.
Un pò perché quando conosci una città così bene ami anche startene in disparte e annusarla lontano dalla folla.
Un pò perché, a parte il giorno dedicato al funerale e alla famiglia allargata, ho avuto altri programmi.


Il parco.
L'altro parco, nell'isola dei bambini.
Il parco dei dinosauri.
Il parco sulla collina.
Il labirinto degli specchi.
Il plastico ferroviario.
Il castello.
La funicolare.
Il negozio di giochi.
Il ristorante con l'angolo giochi.

Grazie alla sovrabbondanza di adulti accompagnanti, tuttavia, mi sono concessa anche alcuni piccoli privilegi.
Una fruttuosa mattinata di shopping con mia mamma tra il centro e il più spettacolare shopping center mai visto.
Una serata al teatro Nazionale per lo spettacolo di Lanterna Magika dedicato ai miti dell'antica Praga.
Una passeggiatina pomeridiana per il centro con mio marito.
Alcune ore di sonnellini pomeridiani in cui ho anche letto un intero romanzo e mezzo Vanity Fair (!).
Un giro notturno con il termometro intorno ai 10° (25 meno che in Italia).
Abbiamo quasi sempre mangiato in ristoranti céchi (facendo esercitare i figli nella nobile arte dell'adattarsi),
scolandoci fantastici boccali di birra ben fredda.



Alla fine è stato bello. Persino rilassante. Infinitamente più godibile di qualsiasi hotel con animazione (dove ti manca ogni libertà e il rispetto di alcuni fondamentali diritti umani).
E mi ha lasciato addosso una gran voglia di tornare a viaggiare.
Ma anche di andare a teatro, di ascoltare musica, di assaggiare nuovi cibi, di leggere (leggere seriamente, intendo), di tornare a ballare e a sciare.



Non posso tornare giovane. Però, dopo alcuni anni di sopravvivenza...posso tornare a vivere.
E l'autunno è il periodo perfetto per ricominciare a vivere.
Un corso di ZUMBA FITNESS (sottotitolo "più sexy a ritmo di musica")?
Un corso di Tango Argentino?
O di fotografia?
O....
La madre degenere che c'è in me inizia a fremere di propositi e a sbavare all'idea di poter grattare qualche ora per sé tra il lavoro e l'uscita da scuola.
Il primo viaggio è pindarico.
E' scattato il conto alla rovescia: meno 12 alla riapertura dello zo...ehm delle scuole!!



martedì 23 agosto 2011

Ali e radici.

E' che non riesco a togliermi dalla mente questo momento:

E questa casa, che non c'è più:


E le altre persone che non ci sono più. (Anche se ce ne sono delle nuove).


E quell'ultima passeggiata:

E' per questo che parto per Praga con il nodo alla gola.
Lo stesso nodo alla gola che avevo quando scattavo quest'ultima istantanea dell'aeroporto, al decollo.

Perché sapevo che era l'ultima volta che vedevo mio nonno.

Sono passati quattro anni dall'ultimo saluto, davanti all'hotel Beranek.
Diciassette mesi dalla sua morte.
Ma è un lutto che non aveva ancora avuto la sua celebrazione e che era stato vissuto da ognuno di noi in modo separato, addirittura con l'oceano di mezzo.

Adesso torniamo, insieme, a Praga. Forse la città che amo di più al mondo.
E con noi c'è anche Valentina.
Portiamo il futuro con noi a salutare il passato.
Perché la scusa del viaggio è una cerimonia di saluto a chi non è più qui.
Ma in realtà sarà bello esserci ancora una volta insieme, io, i miei genitori e mio fratello, dopo non so quanti anni (quindici? diciotto?). E, insieme a noi, la mia nuova famiglia.

Vado a seppellire (anche se solo metaforicamente) un pezzo importante della mia infanzia.
Le lunghe estati in un mondo diverso, a cui ripenso ora con struggente nostalgia.
I mille ricordi: le passeggiate, il fiume, la metro. I suoi dolci. Lei.
Lei che non ha una tomba.
Fra poco saranno cenere nel vento e nell'erba, insieme.
Tornano uniti dopo la penosa sopravvivenza terrena di lui a lei. Dieci anni di non vita.

L'amore per i miei nonni era ogni volta da riallacciare.
All'inizio eravamo arrugginiti, un pò spaesati.
Ma poi i bambini e i vecchi si riuniscono nei riti.
La minestra con gli spaghettini, il vestito da sposa della mamma, la banana, i biscottini, i pigiami in regalo.
E ci scioglievamo. Tornavamo a parlare la stessa lingua, a condividere pasti, momenti, esperienze.
I giochi e i libri da riscoprire. Vecernicek. Le gite, le giostre, il pozzo.
In sottofondo i fiumi di racconti in arretrato con cui mia mamma e mia nonna cercavano di colmare la lontananza di tanti mesi.
E poi arrivava quel momento.
Quando le loro mani che si sbracciavano sparivano dietro all'angolo.

(Ecco, se ho avuto un trauma nella mia infanzia è stato quello.
Io non sopporto gli addii. Anche se sono degli arrivederci, io odio gli addii.
Ed è un trauma che ho continuato a sublimare con vari  amori a distanza, in occasione delle rotture affettive di varia natura, persino ogni volta che abbraccio alcuni dei miei più cari amici, che, guarda caso, sono lontani. Per me anche salutare le maestre di asilo dei miei figli l'ultimo giorno di scuola
è rivivere quel trauma.
Ed è un trauma che ho cercato di evitare ai miei figli.).


Ali e radici



la mia anima divisa a metà
Sai che un giorno o l'altro
lo sai che partirò
non mi chieder quando
perchè questo non lo so. (Eros Ramazzotti).


Ali e radici.
Quelle radici mi sono pesate finché ho spiccato il volo. 
E adesso che ho le ali...torno alle mie radici. 

Una cosa è certa. A Praga continuerò a tornare. 
Quel nodo in gola si attenuerà, anche se i ricordi, gli odori, i suoni resteranno vivissimi nella mia mente
Ci saranno altri modi, altre scoperte, altre libertà per godere della sua magia.

E adesso andiamo. 
Ci aspettano nuovi odori, nuovi suoni. E nuovi ricordi. 


martedì 16 agosto 2011

Meet the blogger

Un'altra avrebbe detto: "Avvisami quando partite, che inizio a riordinare".
Lei, invece, mi ha chiesto un SMS di notifica della nostra partenza "così inizio la DERATTIZZAZIONE".
Lei è Chiara, conosciuta virtualmente un anno fa nella chat di Machedavvero 
(in cui io mi feci notare per la confessione di essere smutandata e di aver resistito alle avance del marito pur di non abbandonare il salotto virtuale).
Da qualche giorno Chiara non è più solo un'amica digitale, perché ho raccolto il suo invito e sono andata con tutta la famiglia a trovarla alla Casa di Heidi.




Una giornata super rilassante trai monti e il laghetto, tra un bagno e una battaglia dei nostri galletti maschi. Ed è stato subito come averli conosciuti da sempre, i Cialtrons, e soprattutto lei, Chiara.
Così easy-going, solare, con la sua ospitalità calda ma informale.

D'altra parte mi sono fin da subito trovata in sintonia con lei. 
Con i suoi post, con i suoi commenti, con il suo modo di pensare.
Cosa affatto scontata, perché il microcosmo delle blogging moms è punteggiato di personaggi molto diversi tra loro.

Volendo stilare una rozza fenomenologia della mater bloggans mi vengono in mente alcune categorie. Come ad esempio:

La fuoriclasse.
Di mestiere fa la giornalista o la scrittrice, e infatti  scrive con grazia e stile inconfondibili.
Si identifica in un personaggio di un film o di un telefilm.
Non ha meno di due-tre figli, che trascina con nonchalance in viaggi incredibili.
Il codazzo delle commentatrici adoranti è infinito. 
Ma, salvo qualche sporadica risposta ai commenti, la fuoriclasse non ha tempo o voglia per coltivare più di tanto le blog-amicizie.
E, se le avanza qualche notte libera, scrive un libro o lavora per una famosa trasmissione televisiva.

La creativa
La mater creativa scrive per condividere con il mondo le sue creazioni. Che si tratti di cucina, design, cake design, artigianato, scrap books, mei tai di design, filastrocche o lavoretti per i bambini, le stupende fotografie delle sue opere alimentano un database che spesso da origine a veri e propri portali, e attira per lo più altre creative. A volte trasforma la sua passione in un business, vendendo le sue opere o creando una sorta di testata. A volte si limita ad autocompiacersi dei momenti poetici della sua vita immortalata in deliziose cartoline contemplative e poetiche dal titolo "this moment". Le madri "normali" possono solo ammirare da lontano e attingere le idee più semplici da copiare (con risultati scarsini).

L'impegnata
La madre impegnata è una madre perennemente indignata, se non terribilmente arrabbiata. Per sublimare la sua incazzatura, non si limita a scrivere ma alimenta dei veri circoli di discussione su temi forti: la discriminazione delle donne, le buone pratiche di cooperazione femminile, lavoro e conciliazione, il degrado della scuola, coaching mammesco, ecc. In prima linea nelle manifestazioni neo-femministe di protesta politica, non disdegna, occasionalmente di spendersi per la prevenzione del cancro, per la sicurezza stradale dei bambini, contro l'abbandono dei cani in strada.
L'egocentrica.
Si lamenta di essere stressata. Perché i suoi figli non dormono e lei lavora a tempo pienissimo, tipo 12-16 ore al giorno. Ma poi di quelle 16 ore almeno 4 le passa ad esternare a reti unificate (stima per difetto considerando un post al giorno, commento ai commenti del post, annuncio del post su 6 social network, commento ai commenti sui 6 social network, partecipazione attiva a vari dibattiti sui blog altrui e, se capita, qualche forum). Twitta alla velocità della luce, per ogni post emette dieci comunicati stampa, si autocita. Il suo argomento preferito? Sé stessa e tutto ciò che la riguarda: cosa mangia, cosa compra, cosa legge, cosa si mette, talvolta i suoi figli, più spesso i suoi sponsor. Ma non scambiatela per edonista e disimpegnata: al contrario, lotta strenuamente contro le sue tentazioni di shopping compulsivo. E se proprio cede, lo confesserà in rete, pubblicando le foto della refurtiva.

La madre equo-solidale.
Salutista, vegan, biologica. La madre e.s. partorisce con lotus birth, porta i figli in fascia fino alla prima ernia del disco, li allatta a richiesta fino a che non possono acquistare legalmente alcolici, li spannolina a 3 mesi (e, se non ci riesce, sceglie solo pannolini lavabili). Non usa assorbenti ma coppette mestruali in silicone. Fa yoga e meditazione, applica il metodo Montessori (ma all'occorrenza anche Steiner va bene). Spesso ha lasciato la città e si è trasferita in una prateria. Via web, il suo contatto con la modernità, promuove uno stile di vita da amish e, talvolta, cerca di vendere manufatti o libri.

La varie ed eventuali.
E poi ci sono quelle come me, Chiara, e tante altre, le blogger non classificabili.
Non abbiamo sponsor, non organizziamo give-away, non pubblichiamo reportage artistici, non estorciamo voti per prestigiosi blog award, non abbiamo libri o app da vendere.
Qualche bollino in home page sì, ma con moderazione e autoironia (soprattutto se si tratta di premi o autocertificazioni di qualità).
Siamo sensibili a cause socio-ecologiche, abbiamo qualche sprazzo di creatività, ma i nostri post scaturiscono dalle nostre emozioni e dal nostro umore, non da un piano editoriale.
Scriviamo perché scrivere è terapeutico, condividiamo perché la condivisione fa sentire meno soli e più forti.

E, appena possibile, usciamo dai confini della blogsfera e ci incontriamo.
E, dopo la casa di Heidi, abbiamo già un nuovo appuntamento: il MOM Camp!

venerdì 12 agosto 2011

Gemellaggio tra blog

Dopo avermi insignito del prestigioso riconoscimento BAB
la mia collega blogger Chiara
ha invitato me e tutta la famiglia nel suo buen retiro alpino.
E così domani conoscerò the Cialtrons,
la mia amichetta virtuale diventerà più reale
e potremo macchinare per il mitico raduno delle mamme blogger.
Evviva!!!

giovedì 11 agosto 2011

Il sesso forte (d'inverno).













Avendo guardato in gioventù molti telegiornali, so bene che quando fa caldo è opportuno:
- vestirsi leggeri;
- stare all'ombra nelle ore più calde;
- preferire frutta e verdura al cotechino con le verze;
- se indispensabile, accendere un ventilatore o un condizionatore.

Questi astutissimi accorgimenti mi hanno sempre permesso di condurre una vita normale anche da giugno a settembre. Anche da mestruata. Anche da incinta. Anche durante un trasloco o i viaggi estivi.

Invece c'é chi, al primo caldo, si sente debole.
Spossato.
Deprivato delle sue energie vitali.
Depauperato del suo naturale vigore.
Meno performante.
Meno scattante.
Meno scintillante.

Forse è quello che è capitato al marito A.M.
Perché, (senza ovviamente farsi influenzare da quella cattivona della pubblicità),
ha investito in farmacia 20,00 € (Venti/00 Euro, pari a 38.725 lire italiane, trentottomilasettecentoventicinque)
in cambio di (UDITE UDITE):
1 scatola 
contenente
10 flaconcini (+ 2 in OMAGGIO!) 
di
NATURAMIX VIGORE- BIOATTIVATORE DI ENERGIA
Per una risposta immediata nei periodi di intensa attività.
Concentrato di ginseng, eleuterococco, guaranà, mirtillo.
Tale, straordinario,  ritrovato della fito-scienza :
- svolge una pronta azione tonico-energizzante;
- supporta i processi enzimatici e metabolici;
- favorisce una adeguata protezione antiossidante.
Ammazza!!
Finalmente svelato il segreto di tanto tonico vigore 
nell'erigere
castelli di sabbia 
e piste per le biglie.

sabato 6 agosto 2011

Download & reload

Il ritorno dalle vacanze è un lungo download.




Scarichi la macchina.
Scarichi una vagonata di bucato puzzolente sul pavimento.
Scarichi 527 tra foto e video.
Scarichi 320 messaggi di posta elettronica.
Scarichi vari etti di sabbia dell'adriatico.
Scarichi ricordi e ricordini.
Scarichi le canzoni che ti ricorderanno questa estate.
Scarichi la prima di 13 lavatrici.

E mentre ti aggiri per la casa, improvvisamente così enorme, silenziosa, confortevole
e amata...ti rendi conto che alcune vacanze più che ricaricarti ti scaricano le pile del tutto, 
fino in fondo. 


E il paradosso è che, mentre continui a scaricare....ti senti già ricaricata!