venerdì 22 luglio 2011

La più potente di tutte le droghe.

Quasi 800 giornate insieme.
Di cui più di 500 in braccio. O appesa al mio polpaccio.
Pianti, capricci, piccole grandi sfide estenuanti. 
Febbri, vomiti, tanta, tanta cacca da pulire.
Un richiamo continuo che, a volte, è come un cappio al collo:
- Mammaaaaa mammina!!
- Sono al bagno, amore. Mi lasci sola un minutino??
- In braccio!! In braccioooooooo!!!!
Notti surreali, di risvegli e pianti, in cui non sai come farai a sopravvivere. 
(poi sopravvivi sempre). 
Le hai dato la vita, ma oltre alla sua si è presa pure la tua.
La sensazione che il tempo non passi mai, che la fatica non si alleggerisca mai.

E invece il tempo passa.
La fatica diminuisce ogni giorno, impercettibilmente.
Ogni giorno più autonoma, meno cozza, più simpatica, adorabile, indipendente.
E ogni giorno è prezioso, fuggevole. Già fra pochi mesi sarà diversa  al massimo in un anno non sarà più la polpetta buffa che è ora.Ha finito oggi il suo primo anno di asilo nido. Con il rammarico della maestra: "E' diventata così brava ed autonoma e ora se ne va!".


E poi, un bel giorno, succede una cosa.
La stai coccolando e lei ti guada con gli occhi dell'amore e ti mugugna qualcosa di incomprensibile con la bocca ripiena di ciuccio.
-....
- Cosa hai detto? Sputa il ciuccio!
E lei sputa il ciuccio, ti guarda innamorata e ripete:
-Ti vojo tanto bene, mammina!

E all'improvviso tutta la fatica sparisce, e ti scoppia dentro un amore folle, una felicità che cancella ogni sforzo.
E capisci che non c'è niente che non faresti per quella creatura, 
e che non esiste soddisfazione amorosa, lavorativa, personale paragonabile nemmeno lontanamente alla gioia 
che può darti l'amore del tuo bambino.

giovedì 21 luglio 2011

Eva contro Eva?

United we stand. Divided we fall.
Pink Floyd




Donne nemiche tra di loro? Un luogo comune? Esistono buone prassi di alleanza al femminile?
Questo il tema lanciato da Monica, aka Ponti Tibetani con l'iniziativa #DonnexDonne.
Un nuovo circolo di discussione al femminile.
Fiumi di parole, di esperienze, di idee, che vogliono ora confluire in una rassegna di esempi virtuosi.

Una bella sfida.
Perché il pensiero corre subito alle colleghe competitive pronte a farti le scarpe appena sparisci per partorire.
Alle cognate rancorose e livide che tessono tele oscure e seminano zizzania.
Alle rappresentanti dei genitori che si scannano di loro per decidere se fare o meno
un regalo condiviso alle maestre dell'asilo.
Alle frequentatrici di forum mammeschi che si lapidano a suon di giudizi universali: tu non allatti quindi sei cattiva, tu hai applicato il Metodo Estivill quindi sei una madre degenere.
Altro che luogo comune.

Ma d'altra parte, homo homini lupus, perché mai dovrebbe spettare alla donna fare un'eccezione?
Perché dalle donne ci si aspetta solidarietà?
Perché ci si aspetta solidarietà tra le categorie umane svantaggiate.

Ogni anno muoiono 350.000 donne di parto.

Ogni anno muoiono 200.000 donne di violenze (dato fortemente sotto-stimato, perché mancano tutte le bambine e i feti femmina che non vedono la luce).
Una donna su tre ha subito, almeno una volta nella vita, violenza fisica, sessuale o psicologica.
In Italia la disoccupazione femminile è del 49%: una donna su due non lavora, e ogni anno 800.000 donne sono costrette ad abbandonare il loro lavoro in seguito ad una gravidanza.
Può bastare per sostenere che il femminismo ha ancora tantissima strada da fare?
Credo che non sia necessario un elenco di tutte le discriminazioni femminili perpetrate dalla società, dalla politica, dall'economia, dallo spettacolo, dalla pubblicità e....dalle altre donne.

Non c'è bisogno, perché le donne lo sanno.
Se sei giovane, se sei vecchia.
Se sei bella, se sei brutta.
Se hai un compagno o se non ce l'hai.
Se sei madre o se non lo sei.
Se allatti o se dai la formula.
Se sei un ingegnere o una soubrette.
In ogni caso, se sei donna, subisci discriminazioni e ricatti. 
Da uomini e da donne.
E la tua vita è un salto ad ostacoli.

Ecco perché un pò di solidarietà gioverebbe. A tutte e a tutti.
Per un mondo più equo, più sensato, meno stupido e violento.

Ma, da che mondo e mondo, divide et impera è la prassi di chi comanda.
Quanti galletti, ognuno nel suo pollaio.
Un gallo è per definizione un figo, e fa i fatti suoi mentre le galline che si scannano tra di loro...
sono solo delle galline.

Bene, e le prassi positive? 
penserà a questo punto il lettore attento (che magari ha fretta di leggere altri 45 blog).
(E lo penserà forse anche il marito antimarketing, principale vittima dei miei pippolotti femministi).

Ci sono e io le ho toccate con mano.
Non parlo dell'insostituibile aiuto di mia mamma e di mia suocera.
O del sostegno morale e concreto delle mie fantastiche amiche.
Parlo di donne che si aiutano senza essere legate da un sentimento
o da un immediato utilitarismo.

Le donne del forum Parto Naturale, un forum di donne che credono che "Non cambieremo il modo di stare al mondo senza cambiare il modo di venire al mondo".
Donne che dedicano tantissimo tempo ad accogliere, consigliare, confortare e aiutare altre donne
nella scelta di vivere gravidanza e parto in modo naturale.
Una rarità in tempi in cui il 39% dei parti sono cesarei.
La solidarietà di queste mamme, prodighe di consigli ed esperienza, mi ha aiutato  nel mio percorso verso il mio fantastico parto naturale dopo un cesareo violento e pretestuoso.
Alcune di loro mi hanno aiutato persino durante il travaglio con suggerimenti e incoraggiamenti.
(ma una descrizione fantastica di questo luogo virtuoso la da la mia ominima siciliana, TrinityPat).

Le donne del GAS (gruppo di acquisto solidale) del Paesello, nato per 
permettere a chi ne fa parte di acquistare prodotti sani, biologici,  rispettosi 
del lavoro dei produttori,  senza inutili sprechi di energia; il tutto senza dover spendere 
eccessivamente. Ognuno dei membri contribuisce secondo le sue possibilità alla gestione degli 
acquisti e a quella del gruppo. L'impegno è grande, ma anche la soddisfazione.


Le allieve dei miei corsi di formazione. Ogni mese incontro impiegate, commesse, segretarie. 
Molte di loro mi raccontano di capi stronzi e maschilisti, che le considerano un costo e le sfruttano fino al midollo, senza alcun rispetto. E poi aggiungono "per fortuna ho un bel rapporto con le mie colleghe, senza il loro aiuto me ne sarei già andata".

Piccoli esempi, lo so.
Ma fa più rumore un albero che cade o una foresta che cresce?




Partecipano all'iniziativa:


e altre...(l'elenco completo è qui)

martedì 12 luglio 2011

Ruspe in affido

Valentina mostra una precoce vocazione da assistente sociale.

La sua missione è riunire le famiglie disperse e ricongiungere i piccoli con i loro genitori.
Piccoli di qualsiasi specie, animata o no.

I peluche-gatto? Tutti insieme nel suo letto.
I pesciolini di gomma? "Etto fatto, pittolo Nemo, tu qui ed etto qua tuo papà!".
La piccola Rapunzel? "La ftrega ha rubato 'a bimba ma poi 'a bimba torna da sua mamma".
Le scarpine bimbe? Nella scarpiera con le scarpe mamme.
Le barchette? Tutte nello stesso laghetto "Etto, pittola barchetta, è arrivata 'a tua mamma".




Ma quando si è messa a organizzare l'adozione di una ruspina blu da parte di una ruspona gialla
("Etto, pittola rufpa, adeffo etta è 'a tua mamma") ho fatto fatica a contenere la cinica razionalista che c'è in me.
"Glielo dici tu  che le ruspe NON SONO mammiferi?" ho chiesto al primogenito.

"Ma mamma, NO!" mi ha rimproverato il seienne: "Questo è il SUO gioco, e se glielo rovini lei ci rimarrà malissimo!".
Ok, ok!! Eviteremo di crearle questo trauma, allora!

A volte un seienne può essere un distillato di saggezza meglio della Tata Lucia di SOS Tata.


domenica 10 luglio 2011

Bambini di campagna

Sono stata una bambina di città.
Non ho mai desiderato vivere in campagna perché la mia vita era quella lì e a me piacevano anche i giardinetti in mezzo al traffico, le panchine di cemento, i cortili pieni di ragazzini.
E poi appena possibile i miei genitori ci portavano al lago.

Oggi è stata una domenica rovente, di quelle segnalate dai telegiornali con "emergenza caldo".
Ma i miei bambini non se ne sono accorti.
Appena svegli sono stati presi da un evento che per me sarebbe stato scioccante e che loro hanno già visto molte volte: un uccellino morto da osservare e salutare.


Il resto della giornata è trascorso tra bagni, tuffi, giochi in giardino, scivolate, raduni di barchette, esperimenti di giardinaggio, sessioni di spruzzino e di altalena.
Corse infinite, ghiaccioli da sgocciolare nell'erba, pipì nel vasino da sciacquare con la canna, gatti in fuga da rincorrere.



I miei bambini vivono nel verde, a piedi nudi, in mutande o in costume.
Spesso mangiano frutta e verdura che che hanno raccolto loro stessi.
Vanno a salutare le mucche col cui latte sono fatti i formaggi che mangiano.
Hanno visto un vitello o un puledro nati da pochi minuti.
Sanno cosa vuol dire raccogliere le uova ancora calde.

Ci sarà un giorno in cui ci chiederanno un motorino per evadere da questo paradiso
e riunirsi con dei coetanei brufolosi e scazzati, lo so.

Ma adesso sono felici.
Selvaggi e felici.
E nulla mi rende più felice della loro felicità.

giovedì 30 giugno 2011

L'era del contro-marketing

Ieri le aziende potevano fare anche le peggiori cose, senza che si sapesse, quindi senza nessuna ripercussione su immagine e credibilità. E, quindi, senza nessuna presa di responsabilità.

Col web la festa è finita.
Se un'azienda
- assume comportamenti ipocriti rispetto alle dichiarazioni
- danneggia lavoratori, fornitori, ambiente e società,
- inganna i suoi clienti,
rischia di incorrere in devastanti danni alla sua reputazione, un bene intangibile molto lento e costoso
da costruire.

La "responsabilità sociale d'impresa" fino a ieri era di moda, oggi è una necessità impellente.
Perché nessun avvocato ti può salvare dallo sputtanamento globale e dal boicottaggio quando a controllare i flussi di informazioni non sono più (solo) le multinazionali e i poteri forti.
Oggi basta un blogger agguerrito, un gruppo Facebook dinamico, un sapiente mix di social network,
o anche la vendetta dei singoli sui siti di recensioni (come ad esempio  Tripadvisor per il turismo o Ciao.it per i beni di consumo): ogni cliente maltrattato o stakeholder danneggiato può vendicarsi in "mondovisione"!

E allora ecco girare video sulla sfacciataggine della ENI (la grande compagnia energetica italiana che si vanta della sua responsabilità e poi crea disastri ecologici nel terzo mondo).

E poi il boicottaggio della Nestlé ("nutrirsi bene vivere meglio"), responsabile della morte di milioni di neonati a causa della spregiudicata diffusione di allattamento artificiale in precarie condizioni igieniche.

E perché non boicottare anche ProcterGamble e tutti prodottori che ancora vivisezionano gli animali?

Naturalmente se il boicottaggio è fazioso le aziende più accorte sanno come rispondere: tacere è sempre controproducente. Lo dimostra Barilla, a lungo danneggiata da un passaparola sulle presunte coperture in Eternit dello stabilimento di S. Nicola di Menfi (da cui proviene la merendina preferita di mio figlio!), e che non ha esitato rispondere in modo molto puntuale, a partire da una campagna Adwords su Google.
Provate a digitare "Barilla Eternit", troverte questo annuncio:

Saranno contenti i lavoratori vessati di tutto il mondo (temo la maggioranza): oggi possono vendicarsi del loro datore di lavoro poco lungimirante con una recensione su un portale come SOPO, raccontando dove si lavora meglio e dove peggio. Interessante scoprire gli altarini di alcune aziende altamente incoerenti. Ad esempio: vi ricordate "La Coop sei tu, chi può darti di più?". Bene, raccontatela agli incazzatissimi (ex) dipendenti Coop che così la valutano.

Ma il vero colpo di genio è stato messo in scena da Greenpeace. L'associazione ambientalista ha scatenato una Guerra Stellare ai danni di Volkswagen, rea di essersi dichiarata "il produttore di auto più eco-friendly al mondo".
Uno straordinario video super virale
scimmiotta l'originale spot ispirato a Guerre Stellari e conduce ad un sito web molto ben studiato,
un perfetto esempio di web marketing, anzi, contromarketing.
Sull'onda della travolgente colonna sonora, gli utenti diventano protagonisti, si uniscono all'Alleanza Ribelle incoraggiati dal counter degli Jedi Ribelli, da bottoni "call to action",
e, grazie ad un form semplice ae attraente, in pochi passaggi firma una petizione on-line per costringere il produttore di auto a promuovere automobili davvero ecologiche, facendo leva anche sull'astuta dichiarazione "guido un'auto VW, e chiedo all'azienda di cambiare".

Chi, persuaso, decidesse che il divertimento del video val bene la compilazione del form,
si troverebbe poi invischiato in un vero e proprio "addestramento Jedi" per vincere una t-shirt di Greenpeace grazie al metodo "amico porta amico". Per chi ha firmato, il portale si trasforma in un social network ludico: per ogni persona che si unisce all'Alleanza tramite la pagina, l'utente riceve 5 punti-forza, per accedere a nuovi strumenti.
Quante aziende sono capaci di persuadere e coinvolgere così?
Come reagirà Volkswagen?

A proposito, mi aiutate ad accrescere la mia forza?

mercoledì 29 giugno 2011

La mappa non è il territorio.

Nei corsi di comunicazione insegno che noi  percepiamo le persone e le cose secondo lo stereotipo che ce ne siamo stampati nella mente.
Persino dei nostri figli abbiamo un'idea che è solo la nostra idea, e che non coincide, ad esempio, con l'idea che ne hanno altre persone.
Eppure tutti i genitori coltivano l'assurda presunzione di conoscere molto bene i loro figli....

Un esempio?
Fine dell'anno scolastico.
Tempo di pizzate, di feste, di addii, di foto ricordo, di faldoni traboccanti di lavoretti e disegnini.
E tempo di colloqui con le maestre.
Ed ecco le sorprese!

La mia idea del mio figlio 1: 
affettuoso, bravo, collaborativo, aperto, curioso, intelligente...(vabbeh, lo so che ogni scarrafone è bello a mamma sua ma insomma...)
Il responso della maestra?
Pigro, individualista, conservatore, chiuso, cervellotico, poco determinato, poco motivato.
Non ama lo sport, non ama i giochi di gruppo, non ama disegnare, non ama ritagliare, non collabora nell'apparecchiare. Praticamente gli piace solo farsi i c....suoi. Ah, sì, però si esprime molto bene.
'Anvedi!




La mia idea della figlia 2? 
prepotente, umorale, testarda, cozza, violenta, stronzettina e...vabbeh, sì, anche simpatica e tanto bella (ci mancava pure altro...) 
Il responso della maestra?
Dolcissima, educata, affettuosa, rispettosa, solare, simpatica.
Ama cantare, ama ballare, ama disegnare, ama ritagliare, ama osservare.
Ok, ci ha messo mesi e mesi ad adattarsi al nido, ma ora ci va volentieri ed è "sbocciata".
WOOOOW! 
Ma parliamo della stessa creatura?

Posso ammettere di essere tornata a casa gongolando e di averla guardata con occhi diversi?
Non si finisce mai di imparare...

lunedì 27 giugno 2011

Anniversario

Ho trascorso cinque anni nella mia prima casa da sposata, un piccolo appartamento che è stato testimone di tanta felicità e da cui siamo usciti in tre.
Ma ne sono trascorsi quasi altrettanti nella mia casa, la prima (e forse l'ultima) che io abbia mai posseduto.


Il 27 giugno 2007 faceva caldo.
Ma io non sentivo caldo né freddo, solo tanta fatica, e un mix incredibile di emozioni.
La stanchezza, fisica e psicologica.
L'arrabbiatura (per gli ultimi difetti, ritardi e intoppi).
Lo smarrimento: i nostri mobili, pezzetti di vita accatastati qua e là.
Il disagio: non trovare nulla, abituarsi a spazi quadruplicati.
La malinconia: cambiare casa è voltare pagina e gli ultimi raid nel vecchio appartamento erano vissuti con un certo nodo alla gola.
Il sollievo: nessuno poteva credere, un mese prima, che saremmo riusciti ad entrare quando da noi deciso, men che meno gli artigiani a cui avevamo fatto una pressione pazzesca perché finissero in tempo i lavori.
E, infine, una incontenibile felicità.
Eccoci qui: sporchi, sudati, distrutti. Ma gonfi di orgoglio ed euforia.

(qui c'era una foto, eliminata per motivi di privacy e di vanità su richiesta del marito A.M.)
  

Abbiamo deciso ogni piastrella, progettato ogni vite, studiato ogni dettaglio,
immaginato ogni particolare.
Abbiamo visto crescere questa casa mattone per mattone, l'abbiamo voluta a nostra immagine e somiglianza.
E, la notte di quattro anni fa ci siamo finalmente addormentati sotto questo tetto.

Oggi abbiamo festeggiato la ricorrenza  dopo un fantastico bagno in piscina,
mangiando nel nostro amatissimo portico.
Quello costantemente solcato dalla mia piccola tribù dai piedi neri.


E mi sono sentita un pò come quattro anni fa.
Stanca, sudata.
E felice.

sabato 25 giugno 2011

Basta odiosi privilegi: finalmente possiamo fare qualcosa di concreto.

"I referendum fanno schifo perché servono solo ad abolire dei pezzi di leggi" disse quello che non andava a votare.
Ecco una iniziativa propositiva e non abrogativa.





Un progetto di Legge di iniziativa popolare per ridurre i costi della politica in Lombardia.
Per risparmiare decine di milioni di euro di assurdi e medievali privilegi dei politici lombardi.
Gente come questi qua, per intenderci:

 



Servono 5000 firme autenticate di cittadini lombardi entro ottobre 2011.
Ecco dove firmare

Una volta tanto puoi cambiare le cose con una semplice firma!!
Passaparola!!

O mio Bio.

Sono entrata nel tunnel eco-solidale-bio-naturalista.
Mentre il mondo va verso l'autodistruzione, per salvaguardare la progenie e  la terra bisogna rimuovere le cause della follia dall'origine.
Agricoltura ed allevamento intensivi hanno effetti ecologici devastanti, producono prodotti tossici e di scarsa qualità ma economici, perfetti per essere comodamente ed economicamente distribuiti nell'ipermercato a discapito del produttore e del consumatore.
Ma il mio percorso verso l'impatto zero è lastricato di difficoltà operative. E da qualche calo di motivazione.
Questa mattina, ad esempio.
Cielo cristallino e sole splendente: mi sarei volentieri sparapanzata al sole. I buoni propositi di dieta si sono infranti con lo stress, le uova di pasqua che i figli non mangiano, la nutella consolatoria a cucchiate. Per cui un pò di tintarella aiuterebbe l'autostima.
Ma.
Il frigo traboccava di pomodori bio super maturi.
Le albicocche bio già leopardate di loro* stavano per trasformarsi in una composta di frutta e vermi (very bio).
La farina (bio) è prossima alla scadenza (ehm ehm, non ho fatto così tante torte come mi ero prefissa).
Inoltre al GAS** avevo ordinato un kg di carote, senza ricordarmi che ne avevo altrettante provenienti dal Natura Sì***.

E allora ho raccolto il basilico, sciacquato i capperi, affettato le cipolle di Tropea, il sedano e le carote, e, con l'aiuto del dado bio-fresco del contadino ho preparato un ottimo sugo di pomodoro, con cui ho condito penne integrali. 
La purea di albicocche si è trasformata in un'ottima clafoutis, un dolce al cucchiaio con uova freschissime e zucchero di canna. 
Un'ora di lavoro (esclusi piatti da lavare ovviamente).
A cui vanno aggiunte mezz'ora  tra ordine e ritiro della spesa al gas. 
E un'ora per la spesa al NaturaSì. 
E mezz'ora in fattoria (cinquanta minuti considerando il tempo passato a vedere le mucche e i cavalli con i figli dopo la spesa).
Risultato? Servo in tavola il buonissimo e sanissimo pranzetto e...
- Io non mangio, sono disturbato di stomaco. (quello grande)
- Oggi non mi va la pastasciutta (quello medio, che si era strafogato di brioches a tradimento a colazione).
- Etta patta no-a- vojo! (quella piccola, che non resiste mai alla tentazione di dire NO).
La clafoutis era troppo calda, poi troppo fredda. 
La formaggella del fattore andava benissimo (alla faccia del: bisogna consumare meno latticini).
Ma vi possino!

Il mio pensiero corre al corso di Motivazione che ho tenuto questa settimana.
La motivazione è l'espressione dei motivi che inducono le persone a una determinata azione.

Ora...mi date torto se la prossima volta rovescio nel piatto un Quattro Salti in Padella o una latta di Chappy comprate all'Auchan?

* per chi non lo sapesse frutta e verdura bio sono spesso ammaccate e piene di imperfezioni.
** GAS= gruppo di acquisto solidale
*** =supermercato biologico molto ladro e poco equo-solidale.

martedì 21 giugno 2011

La sindrome di Toy Story 3



Alessandro fu folgorato a 18 mesi davanti al plastico ferroviario del Castello di Brescia: trenini!
Da allora, per 5 lunghi anni, la nostra vita familiare è stata allietata da:
- infinite ripetizioni di Thomas il trenino, imparandoci a memoria le canzoncine "Accidents" e "Night Train".
- Svariate gite per stazioni e in stazioni per l'adorazione di treni a vapore, elettrici, passeggeri, merci, container, cisterne, manovatori, ecc.
- Una impressionante plastico domestico di trenini Brio-misto IKEA, con una collezione paurosa di stazioni, trenini a batteria e costosissimi pezzi speciali,
- Innumerevoli piste di plastica di ogni fascia di prezzo e di ogni durata: 0-5 minuti; 5 minuti-6 mesi; oltre 6 mesi.
- Un vero e proprio plastico elettrico, assolutamente prematuro, ingombrante, costoso, poi finito ingloriosamente in cantina con suo comodo pannello di laminato 2 metri x 3.
- Diverse gite dallo Zio Bob, forzato a riesumare con ore e ore di certosino lavoro, i suoi modellini della prima metà del secolo XX°.
- Una visione treninocentrica della vita, in cui anche le ante scorrevoli di un armadio rivestono un certo fascino in quanto scorrevoli su binario.
- Una intera vacanza in un villaggio marchigiano solcato dalla ferrovia, punto di debolezza della struttura per i recensionisti del web, e irresistibile fattore di attrattiva per noi.
- Il presepio di casa nostra? Vi devo spiegare con che mezzo arrivano i re Magi alla capanna? No, niente cammelli, c'è il pendolino del 6 gennaio...

E come sempre accade con i figli, quando tu ti sei abituato, attrezzato, adeguato, impegnato,
quando hai partecipato, investito, condiviso...
loro che fanno? Cambiano!

E fu così che il mio bambino si stufò dei trenini e staccò ad uno ad uno le fantastiche locomotive sticker dalle pareti della sua cameretta, per lasciare spazio ai suoi orrendi disegni degli orrendi personaggi di SuperMario e di Ben10!!!

E io che predico nei miei corsi che la propensione al cambiamento è l'atteggiamento dei veri vincenti...
mi sorprendo malinconicamente malata della sindrome di ToyStory3.

E ripenso a un augurio per la nascita del mio primogenito:


Benvenuti nel treno dei genitori.
ATTENZIONE!  E' un treno VELOCISSIMO; non si ferma quasi mai e da pochissimo tempo per guardarsi indietro. 
Quindi non vi distraete troppo, ma guardate bene dal finestrino il paesaggio che cambia cosi'
velocemente e senza ripetersi mai.


Ciuf Ciuuuuuuff!