- Sei elegantissimo, sembri quasi tu lo sposo!
Sto aggiustando il cravattino al mio primogenito che, fra poco, aprirà il corteo nunziale d'ingresso
con il delicatissimo compito di portare il cuscino delle fedi.
Si sposa uno dei due zii Andrei.
- Ma un giorno sarò io lo sposo, mamma?
- Certo, amore!
- Che bello! Però c'è un problema.
- Che problema?
- Come faccio a scegliere una sola sposa tra tutte le mie fidanzate?
domenica 19 settembre 2010
domenica 12 settembre 2010
venerdì 10 settembre 2010
Dolore e sollievo: cronaca di una svolta
MAAAAAAMMMMAAAAAAAAAAAAA!!! UUUAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHH!
C'è un momento della vita in cui si concentrano tutte le ambivalenze e le opposte emozioni della maternità, ti scoppiano dentro un dolore animale insopprimibile e, allo stesso tempo,
l'ebbrezza mentale della ritrovata libertà.
E' il momento in cui, dopo qualche giorno di "inserimento", il tuo bambino urlante ti viene strappato dalle braccia da un'educatrice carina ma ancora estranea. Le urla di disperazione fanno vibrare i vetri, e ti rimbombano nelle orecchie e nel cuore come pugnalate, mentre guidi con gli occhi annegati nelle lacrime e raggiungi una casa insopportabilmente piena di oggetti e vuota del piccolo tiranno.
Davanti a te cinque, lunghe, fantastiche ore senza interruzioni.
Senza culi da smerdare, senza allattare, senza pappe da cucinare, senza cucine da ripulire, senza capricci da sedare.
Cinque ore in cui potrai fare quello che vuoi: mettere mano alla montagna di lavoro arretrato,
recuperare tutto lo shopping represso, ascoltare i PinkFloyd e non la Casetta in Canadà,
persino fare un intero cambio di stagioni (solitamente dilazionato in 27 microsessioni di lavoro).
Puoi ritornare ad essere donna e non solo mamma, lavoratrice (seria) e non solo nutrice,
una persona e non soprattutto una genitrice.
Evviva! Quanto hai atteso questo momento?
Da quando barcollavi con una enorme panza lustrando il nido vuoto in attesa del lieto evento.
DICIASSETTE MESI FA.
Ma, ancora una volta, l'istinto animale prevale sulla logica, sulla produttività, sulle esigenze sociali e personali. C'è qualcosa di violento e contro-natura nel pagare qualcuno (profumatamente)
perché ti strappi di dosso la tua creatura disperata.
Ecco perché non riesci (ancora) a goderti la libertà ritrovata, ma subisci, emotivamente, le conseguenze dell'essere madre all'epoca della cosiddetta "emancipazione femminile".
Ti senti una merda. Schiacciata da inevitabili ed atavici sensi di colpa.
Poi passa, lo so.
La razionalità prevarrà sul cuoredimamma.
Il cucciolo si adatterà. Forse sta già giocando felice, mentre tu ti struggi.
Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.
Tu riprenderai in mano la tua vita, la tua carriera. (Forse anche le dimensioni del tuo sederone
riuscendo, dopo sette anni a tornare in palestra). E questo farà bene alla tua serenità, alla tua vita di coppia, e, in definitiva, anche al cucciolo stesso.
La prima ora è quasi passata e, dopo aver esternato, stai un pelino meglio.
Life goes on.
(*) I FIGLI ( da Il Profeta di Kahlil Gibran)
C'è un momento della vita in cui si concentrano tutte le ambivalenze e le opposte emozioni della maternità, ti scoppiano dentro un dolore animale insopprimibile e, allo stesso tempo,
l'ebbrezza mentale della ritrovata libertà.
E' il momento in cui, dopo qualche giorno di "inserimento", il tuo bambino urlante ti viene strappato dalle braccia da un'educatrice carina ma ancora estranea. Le urla di disperazione fanno vibrare i vetri, e ti rimbombano nelle orecchie e nel cuore come pugnalate, mentre guidi con gli occhi annegati nelle lacrime e raggiungi una casa insopportabilmente piena di oggetti e vuota del piccolo tiranno.
Davanti a te cinque, lunghe, fantastiche ore senza interruzioni.
Senza culi da smerdare, senza allattare, senza pappe da cucinare, senza cucine da ripulire, senza capricci da sedare.
Cinque ore in cui potrai fare quello che vuoi: mettere mano alla montagna di lavoro arretrato,
recuperare tutto lo shopping represso, ascoltare i PinkFloyd e non la Casetta in Canadà,
persino fare un intero cambio di stagioni (solitamente dilazionato in 27 microsessioni di lavoro).
Puoi ritornare ad essere donna e non solo mamma, lavoratrice (seria) e non solo nutrice,
una persona e non soprattutto una genitrice.
Evviva! Quanto hai atteso questo momento?
Da quando barcollavi con una enorme panza lustrando il nido vuoto in attesa del lieto evento.
DICIASSETTE MESI FA.
Ma, ancora una volta, l'istinto animale prevale sulla logica, sulla produttività, sulle esigenze sociali e personali. C'è qualcosa di violento e contro-natura nel pagare qualcuno (profumatamente)
perché ti strappi di dosso la tua creatura disperata.
Ecco perché non riesci (ancora) a goderti la libertà ritrovata, ma subisci, emotivamente, le conseguenze dell'essere madre all'epoca della cosiddetta "emancipazione femminile".
Ti senti una merda. Schiacciata da inevitabili ed atavici sensi di colpa.
Poi passa, lo so.
La razionalità prevarrà sul cuoredimamma.
Il cucciolo si adatterà. Forse sta già giocando felice, mentre tu ti struggi.
Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi (*).
La lontananza farà bene ad entrambi.Crescerà, imparerà a star bene anche fuori dal marsupio, sarà sempre più autonoma e sicura di sé.
Passerete meno tempo insieme ma di migliore qualità.Tu riprenderai in mano la tua vita, la tua carriera. (Forse anche le dimensioni del tuo sederone
riuscendo, dopo sette anni a tornare in palestra). E questo farà bene alla tua serenità, alla tua vita di coppia, e, in definitiva, anche al cucciolo stesso.
La prima ora è quasi passata e, dopo aver esternato, stai un pelino meglio.
Life goes on.
(*) I FIGLI ( da Il Profeta di Kahlil Gibran)
I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé.
Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro,
E benché stiano con voi non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,
Perché essi hanno i propri pensieri.
Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime,
Perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno.
Potete sforzarvi d'essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi.
Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito,
e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.
Fatevi tendere con gioia dalla mano dell'Arciere;
Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l'arco che sta saldo.
domenica 5 settembre 2010
Settembre, andiamo.
Nei miei ultimi 30 anni di vita, settembre è sempre stato un mese di rinascita, di emozioni. Di migrazioni e di cambiamenti.
Per tutti gli anni della scuola il mio settembre era segnato dalla fine della lunga noia d'agosto e dall'eccitazione dei preparativi per la scuola. Da animale profondamente sociale e da brava scolara, a scuola sono sempre tornata volentieri. Diligentemente sniffavo e ricoprivo i libri nuovi. Sverginavo il mitico diario, un facebook ante-litteram, teatro di dediche e tramini tra compagni.
Nel periodo dell'università, subito dopo gli esami d'inizio settembre, iniziava una fitta programmazione sociale: amici, morosi, feste, palestra, corsi su corsi, dal disegno al latino americano, dal volontariato ospedaliero all'educazione alimentare. Settembre era segnato dai buoni propositi che sarebbero stati dimenticati entro Halloween: stare a dieta, studiare un pò per volta per evitare le maratone pre-esame, allenarsi di più, spendere di meno. Iniziavano gli anni più intensi ed edonisti della mia gioventù.
Nel settembre dei miei 24 anni partii per il mio lungo soggiorno-stage in Turchia. Lasciavo a casa l'infanzia, le comodità e una madre disperata a piangere tutte le sue lacrime (con la scusa dei funerali di Lady Diana).
Nel settembre dell'anno dopo tornai definitivamente dalla Turchia, abbandonando sul Bosforo un fidanzato turco e l'ansia di dover dimostrare qualcosa a mai madre (e al mondo). Giusto in tempo per laurearmi brillantemente e dimostrare a mio padre che fin lì non avevo (solo) cazzeggiato.
Nel settembre successivo tiravo le somme del mio primo anno di lavoro, che, grazie ai buoni guadagni e al molto tempo libero mi aveva permesso di condurre un'esistenza frenetica e sfrenata di cazzeggio gaudente (finalmente privo di sensi di colpa!), fatto di viaggi, amici, associazioni internazionali. Quel mese pensai che mi sarebbe piaciuto avere una storia seria, ma conclusi che non poteva esistere un uomo compatibile con le mie aspirazioni. Senza sapere che, di lì a pochi giorni avrei incontrato quello che sarebbe diventato l'uomo della mia vita.
Tre settembri dopo, promisi solennemente a quell'uomo di amarlo e di essergli fedele per tutta la vita. E lo feci esattamente come avevo giurato di non fare: chiesa, abito bianco, 111 invitati. Ero pazza di felicità e nulla mi pareva abbastanza per celebrare in modo trionfale il nostro amore e quello che mi sembrava un punto di arrivo.
Nel settembre di quattro anni fa, iniziai a vivere il mese del "back to school" da un nuovo punto di vista: quello della mamma. E da allora, ogni primo giorno di scuola è un pò anche il mio. Solo che non sono più l'interprete principale, ma l'attrice non protagonista. Quella che sta dietro le quinte: iscrive, scarrozza, compra, porta, partecipa, saluta, sbircia e poi si lascia alle spalle il cancello della scuola, a volte con il nodo alla gola.
Indimenticabile il groviglio di emozioni dei primi giorni di nido: il mio cucciolo uno "scolaro"! Finalmente ero LIBERA! Avevo 5 lunghissime ore senza mio figlio aggrappato addosso! Potevo tornare a lavorare un numero decente di ore! Yuppi! Ma perché, allora, piangevo lacrime copiose? Perché ogni separazione era straziante e il pensiero di "come stava" non mi abbandonava mai?
Settembre 2010. Fa ancora caldo ma il calendario è implacabile. Sacchetti, bavagli e salviette sono pronti.
Domani il mio bambino inizia il suo ultimo anno di scuola materna.
Un ultimo anno di totale spensieratezza, anche se le difficoltà ci sono a tutte le età, e anche il mio ometto deve affrontare le sue. Sempre più secco e alto, sempre più arguto e assetato di esperienze e di stimoli. "Mamma, non voglio crescere" mi ha detto questa sera, il mio piccolo Peter Pan. Non ho potuto fare a meno di narrargli tutti gli infiniti privilegi di chi è grande, stendendo un pietoso velo su tutte le ben più infinite fregature. "Ma io cosa farò da grande?" mi ha chiesto. "Quello che ti renderà felice", ho risposto, proponendo una rosa di professioni prestigiose, da brava mamma. Il dottore, l'ingegnere, lo scienziato..."Io voglio essere un papà. Un papà che gioca con il suo bambino", mi ha risposto, trasmettendomi tutta la gioia di avere un padre che gli si dedica e che gioca con lui senza risparmiarsi, e tornando magicamente bambino.
Domani la mia bambina inizia il suo primo anno di asilo nido.
Non sono più (e non sarò mai più) mamma di un bambino neonato. Basta tetta selvaggia, basta infinite giornate a sua disposizione, basta salti mortali per poter lavorare in pace, per poter fare la spesa, per poter stare da sola almeno al cesso. Dopo due lunghissimi mesi di totale dedizione estiva ai figli ho atteso questa svolta come una boccata di ossigeno. Ma, avvicinandosi la data fatidica, è successo un piccolo miracolo. La nana stalker protovelina in una settimana è come sbocciata. Ha acquistato la stazione eretta e ha iniziato a camminare, ora dopo ora sempre più sciolta. Cammina con le mani sollevate, per proteggersi dai continui capitomboli, e con una luce magica negli occhi. Lo sguardo orgoglioso di chi non si capacita di quanto è bravo, di quanto è grande. Cammina sorridendo, si nasconde dietro un muro e poi spunta fuori facendo BUH. Ride giuliva come per dire: Vedi, mamma, come sono brava? Vedi come mi diverto? Mi sembra all'improvviso più felice, più simpatica. Si sono annullati i pianti capricciosi e stizziti, va a letto senza storie, dorme senza interruzione. E, quando si sveglia non piange più, ma chiama "Mamma!" ininterrottamente finché non mi vede comparire e mi saluta con un sorriso a 10 denti. Sembra proprio pronta per spiccare il suo primo, piccolo volo.
Dannata ambivalenza materna! Perché non posso semplicemente essere felice ed emozionata pregustandomi i cambiamenti dei prossimi giorni? Perché se da un lato sono sollevata...dall'altro non posso fare a meno di provare inquietudine e un pò di malinconia?
Mi rimbombano in testa gli auguri dello zio Bob, che, quando diventai mamma mi scrisse:
Benvenuti nel treno dei genitori!
ATTENZIONE! E' un treno VELOCISSIMO; non si ferma quasi mai e da' pochissimo tempo per guardarsi indietro. Quindi non vi distraete troppo, ma guardate bene dal finestrino il paesaggio che cambia cosi'
velocemente e senza ripetersi mai.
martedì 31 agosto 2010
So' ragazzi....
SBOOOONG PAM Aiaaaaaa BUM Fermati, maledetto! Adesso devi arrenderti!
BENG SBANG POOOOOOPI POPI Corri Federico, ora la sconfiggiamo, tua sorella!
Ma uffaaaaaaa ma loro non mi fanno giocare!! SBANG Aiaaaa Ueeeeehhhh Ma lui mi ha fatto maleeeeee!!! NOOOOOO BANG Lui mi ha tirato i capelli!! No è stata lei che ha iniziato!!! BUUUUUUM Lasciatemi entrare nella casetta!! Mammmaaaaaaaaa!!!
Esterno giorno.
Tiepido pomeriggio di fine estate.
Sotto il portico di casa mia quattro nani trai 5 e i 7 anni, tra cui il mio primogenito, si stanno ricorrendo,
prendendo a mazzuolate, tirando oggetti e stanno producendo 100 decibel di inquinamento acustico
tra trombette, urla acutissime, sbattimenti di oggetti.
No, i quattro non si odiano. Anzi, chiedono spesso di poter giocare insieme.
A poca distanza, la mia secondogenita, dopo aver spazzolato avanzi di patatine dai piattini di carta,
decide di muovere i suoi tenerissimi e barcollanti primi passi (cammina da pochi giorni)
in mezzo alla guerriglia, tra ruspe che volano e rastrelli usati a 'mo di spada.
Un suo quasi coetaneo identico a JackJack degli Incredibili sta nel prato e si ciuccia palline impolverate
dalla cesta dei giochi.
Nonostante il caos (e i vicini che chiudono le persiane in modo sospetto) è per me un bel momento.
I 4 nani extra sono, infatti, accompagnati dalle loro mamme, con le quali condivido una surreale
ma piacevole conversazione.
Si salta di palo in frasca, tra continue interruzioni e sporadici interventi per
sedare la sommossa. Ci si confronta, si scambiano esperienze, ricette, commenti sui reciproci vestiti,
informazioni sul lavoro, sugli eventi mondani del paese (come, ad esempio, l'imminente inaugurazione del nuovo supermercato, con ricchi premi e cotillon). Qualche pettegolezzo di quelli soft.
Si asciugano moccoli, si mettono cerotti, si raccolgono mutande e patatine, e intanto si organizzano incontri, si pianificano ritorni in piscina, si dibatte di attualità, e si avanzano proposte (te lo presto io quel libro, ti do un pò di omogeneizzati che io non uso più) che poi finiranno dimenticate, tra un urlo e un altro.
Ovviamente l'incontro non ha nulla a che vedere con i piacevolissimi meeting "sole donne"(altrimenti noti come "le cene delle galline"), poiché ha, come obiettivo primario "far giocare insieme i bambini".
Ma l'obiettivo secondario ("scambiare due parole tra di noi e sottrarci alla infinita noia degli infiniti pomeriggi delle infinite estati con i bambini") è pienamente raggiunto.
La solidarietà mammesca funziona.
La condivisione rinfranca. Rallegra. Alleggerisce. Fa viaggiare veloce la lancetta dell'orologio.
Quando le mamme sono anche persone carine come le mie amiche,
i giocattoli tornano magicamente nei cestoni e la merenda viene sparecchiata in un battibaleno.
Quando il cancello si chiude, cala il silenzio,
e mi ritrovo rintronata, ma più felice. Meno sola.
I miei nani continuano a giocare.
"Mi puoi spiegare una cosa" chiedo al mio primogenito.
"Ti trovi bene con i tuoi amici? Sei contento se vengono qua?"
"Certo, mamma!" fa lui, sgranando gli occhioni.
"Ma allora perché vi pestate tutto il tempo e vi fate mille dispetti?"
"Perché siamo dei bambini, mamma!" sospira lui, probabilmente pensando "Mi sembra ovvio.
Ti devo spiegare proprio tutto eh!".
Eh già....chettelochiedoafare!
BENG SBANG POOOOOOPI POPI Corri Federico, ora la sconfiggiamo, tua sorella!
Ma uffaaaaaaa ma loro non mi fanno giocare!! SBANG Aiaaaa Ueeeeehhhh Ma lui mi ha fatto maleeeeee!!! NOOOOOO BANG Lui mi ha tirato i capelli!! No è stata lei che ha iniziato!!! BUUUUUUM Lasciatemi entrare nella casetta!! Mammmaaaaaaaaa!!!
Esterno giorno.
Tiepido pomeriggio di fine estate.
Sotto il portico di casa mia quattro nani trai 5 e i 7 anni, tra cui il mio primogenito, si stanno ricorrendo,
prendendo a mazzuolate, tirando oggetti e stanno producendo 100 decibel di inquinamento acustico
tra trombette, urla acutissime, sbattimenti di oggetti.
No, i quattro non si odiano. Anzi, chiedono spesso di poter giocare insieme.
A poca distanza, la mia secondogenita, dopo aver spazzolato avanzi di patatine dai piattini di carta,
decide di muovere i suoi tenerissimi e barcollanti primi passi (cammina da pochi giorni)
in mezzo alla guerriglia, tra ruspe che volano e rastrelli usati a 'mo di spada.
Un suo quasi coetaneo identico a JackJack degli Incredibili sta nel prato e si ciuccia palline impolverate
dalla cesta dei giochi.
Nonostante il caos (e i vicini che chiudono le persiane in modo sospetto) è per me un bel momento.
I 4 nani extra sono, infatti, accompagnati dalle loro mamme, con le quali condivido una surreale
ma piacevole conversazione.
Si salta di palo in frasca, tra continue interruzioni e sporadici interventi per
sedare la sommossa. Ci si confronta, si scambiano esperienze, ricette, commenti sui reciproci vestiti,
informazioni sul lavoro, sugli eventi mondani del paese (come, ad esempio, l'imminente inaugurazione del nuovo supermercato, con ricchi premi e cotillon). Qualche pettegolezzo di quelli soft.
Si asciugano moccoli, si mettono cerotti, si raccolgono mutande e patatine, e intanto si organizzano incontri, si pianificano ritorni in piscina, si dibatte di attualità, e si avanzano proposte (te lo presto io quel libro, ti do un pò di omogeneizzati che io non uso più) che poi finiranno dimenticate, tra un urlo e un altro.
Ovviamente l'incontro non ha nulla a che vedere con i piacevolissimi meeting "sole donne"(altrimenti noti come "le cene delle galline"), poiché ha, come obiettivo primario "far giocare insieme i bambini".
Ma l'obiettivo secondario ("scambiare due parole tra di noi e sottrarci alla infinita noia degli infiniti pomeriggi delle infinite estati con i bambini") è pienamente raggiunto.
La solidarietà mammesca funziona.
La condivisione rinfranca. Rallegra. Alleggerisce. Fa viaggiare veloce la lancetta dell'orologio.
Quando le mamme sono anche persone carine come le mie amiche,
i giocattoli tornano magicamente nei cestoni e la merenda viene sparecchiata in un battibaleno.
Quando il cancello si chiude, cala il silenzio,
e mi ritrovo rintronata, ma più felice. Meno sola.
I miei nani continuano a giocare.
"Mi puoi spiegare una cosa" chiedo al mio primogenito.
"Ti trovi bene con i tuoi amici? Sei contento se vengono qua?"
"Certo, mamma!" fa lui, sgranando gli occhioni.
"Ma allora perché vi pestate tutto il tempo e vi fate mille dispetti?"
"Perché siamo dei bambini, mamma!" sospira lui, probabilmente pensando "Mi sembra ovvio.
Ti devo spiegare proprio tutto eh!".
Eh già....chettelochiedoafare!
domenica 29 agosto 2010
L'Assistente Civico
Ho la fortuna di vivere nel verde, con un grande giardino, a due passi dalla piscina dei suoceri, dai loro animali, dall'orto, dal fiume, dal bosco, dalla pista ciclabile e a pochi chilometri dal lago.
Ma anche in paradiso ci si annoia, senza buona compagnia.
E, dato il mio animo fondamentalmente metropolitano,
subisco il fascino dei parchi pubblici cittadini.
Come quello dove abbiamo portato i nani oggi pomeriggio, in una delle rare occasioni in cui andiamo in città durante il fine settimana.
Io sono cresciuta in un parco pubblico, anche se era brutto, spoglio e privo di giochi.
Ma bastava scendere "giù ai giardinetti" e trovavi qualcuno con cui giocare.
Ore e ore a rincorrerci dietro i cespugli, a saltare tra le panchine di cemento,
mentre le mamme si stordivano di chiacchiere femminili e lenivano le rispettive solitudini.
Successivamente, ho frequentato i parchi pubblici
con i compagni di scuola, con gli amici, con qualche moroso. A volte per studiare e più spesso per giocare a palla, ascoltare la musica nel walkman, intessere grovigli sentimentali e amicali, pomiciare dietro ad un albero, respirare scampoli di libertà (soprattutto nelle mattine in cui si "bruciava la scuola". No, mai stata piromane, è solo il modo locale per indicare l'atto di saltare deliberatamente le lezioni!).
Adesso, qualche rara volta, ai parchi cittadini ci porto i miei bambini.
Al parco puoi mangiare il gelato al chiosco (e sembra più buono di quello tirato fuori dal freezer a casa).
Giocare a nascondino tra gli alberi. Sbirciare l'interazione trai nani e i loro pari-grado.
Scambiare due parole con altri genitori. Incontrare dei vecchi compagni di università (per stupirti della loro barba ingrigita). Lasciare che i nani si sfiniscano sui loro giochi preferiti e si bagnino tutti alla fontanella. Buttare un occhio distratto alle papere e alle tartarughe nello stagno.
Ma la mia attività preferita al parco è respirare l'atmosfera rilassata e giocosa,
e godermi lo spettacolo della varia umanità che lo anima.
I vecchietti in ciabatte che giocano a carte sul tavolo da pic nic di legno sputando e urlando tra di loro.
La sciuretta bene, bella abbronzata che porta a spasso un microcane griffato e i suoi molti brilli.
Gli innamorati pazzi "che vivono il più bello degli amori, gli occhi traboccanti" (cfr. Baglioni).
La famiglia di pachistani che bivacca su un plaid di 4 metri quadrati mangiando riso al curry per merenda.
I padroni dei cani che si incontrano e fanno benchmarking (il suo quanto ha? che razza è? come si chiama? No, Fufi, lascia stare Gastone!).
Ma anche in paradiso ci si annoia, senza buona compagnia.
E, dato il mio animo fondamentalmente metropolitano,
subisco il fascino dei parchi pubblici cittadini.
Come quello dove abbiamo portato i nani oggi pomeriggio, in una delle rare occasioni in cui andiamo in città durante il fine settimana.
Io sono cresciuta in un parco pubblico, anche se era brutto, spoglio e privo di giochi.
Ma bastava scendere "giù ai giardinetti" e trovavi qualcuno con cui giocare.
Ore e ore a rincorrerci dietro i cespugli, a saltare tra le panchine di cemento,
mentre le mamme si stordivano di chiacchiere femminili e lenivano le rispettive solitudini.
Successivamente, ho frequentato i parchi pubblici
con i compagni di scuola, con gli amici, con qualche moroso. A volte per studiare e più spesso per giocare a palla, ascoltare la musica nel walkman, intessere grovigli sentimentali e amicali, pomiciare dietro ad un albero, respirare scampoli di libertà (soprattutto nelle mattine in cui si "bruciava la scuola". No, mai stata piromane, è solo il modo locale per indicare l'atto di saltare deliberatamente le lezioni!).
Adesso, qualche rara volta, ai parchi cittadini ci porto i miei bambini.
Al parco puoi mangiare il gelato al chiosco (e sembra più buono di quello tirato fuori dal freezer a casa).
Giocare a nascondino tra gli alberi. Sbirciare l'interazione trai nani e i loro pari-grado.
Scambiare due parole con altri genitori. Incontrare dei vecchi compagni di università (per stupirti della loro barba ingrigita). Lasciare che i nani si sfiniscano sui loro giochi preferiti e si bagnino tutti alla fontanella. Buttare un occhio distratto alle papere e alle tartarughe nello stagno.
Ma la mia attività preferita al parco è respirare l'atmosfera rilassata e giocosa,
e godermi lo spettacolo della varia umanità che lo anima.
I vecchietti in ciabatte che giocano a carte sul tavolo da pic nic di legno sputando e urlando tra di loro.
La sciuretta bene, bella abbronzata che porta a spasso un microcane griffato e i suoi molti brilli.
Gli innamorati pazzi "che vivono il più bello degli amori, gli occhi traboccanti" (cfr. Baglioni).
La famiglia di pachistani che bivacca su un plaid di 4 metri quadrati mangiando riso al curry per merenda.
I padroni dei cani che si incontrano e fanno benchmarking (il suo quanto ha? che razza è? come si chiama? No, Fufi, lascia stare Gastone!).
I padroni dei bambini che si incontrano e fanno benchmarking (il suo quanto ha? quanti denti ha? dorme la notte? No, JESSICA, non mordere BRAIAN !).
Giovani uomini che corrono a torso nudo, col pelo del petto sudato e intrecciato al cardiofrequenzimetro oregonscientific e alle cuffie dell'iPod.
Giovani donne culone che corrono in coppia con l'amica ansimando come suine senza smettere un secondo di spettegolare.
I ragazzini con l'orecchino al naso e le mutande che escono dai bermuda che si cimentano con lo skateboard.
Le ragazzine con i brufoli e le unghie multicolor che sbetonegano fitto fitto.
I nonni che danno da mangiare alle papere mentre i nipotini, approfittando della distrazione,
si mangiano i sassi.
E poi frotte di bambini di tutti i colori, di tutte le razze, di tutte le griffe, di tutte le età.
Mio figlio che dondola sul cestone con bambine di tre etnie diverse (e sta un pò lontano perché sono femmine, mica per altro).
Nel paese dove vivo tutta questa fauna in movimento non c'è.
Non esistono punti di aggregazione vivi, aperti, colorati, multiculturali.
E non c'è nemmeno un parco pubblico decente.
Oggi, però, al parco pubblico, mi ha colpito una nuova categoria umana.
Signorotti di una certa età, a spasso per il parco, in coppia (come i carabinieri), con la casacca blu e una vistosa scritta fluorescente, "Assistente Civico".
Ce ne erano parecchi, e avevano l'aria di divertirsi un mondo in missione per il parco.
Appena ho avuto Google sotto mano, ho scoperto che si tratta di una brillante trovata della giunta di destra per garantire la sicurezza dei cittadini.
Leggo, sul sito del Comune:
Si tratta di cittadini in pensione, per lo più precedentemente impiegati nelle forze dell’ordine e nei corpi di polizia che, su base volontaria, pattugliano e controllano le aree verdi.
La presenza degli Assistenti Civici è preordinata all’esercizio di una funzione di presidio, di deterrenza e di controllo che si concretizza nell’invito al rispetto delle norme che regolano la serena fruizione degli spazi pubblici, nella segnalazione di presunti illeciti e di situazioni di emergenza.
Attenzione, nonnini! Non barate alle carte: se se ne accorge l'Assistente Civico?
Bambino, c'ero prima io sullo scivolo, ora dico all'Assistente Civico, dopo ti meno.
Signora, il suo cane ha appena pisciato sulla mia Luis Vuitton. La denuncio all'Assistente Civico.
Quello lì ha l'aria sospetta. Si, quello nero che passeggia sul ponticello. Meglio fare una segnalazione all'Assistente Civico.
Hei piccione, hai rubato il biscotto che avevo portato per la paperella. Adesso ti faccio tirare il collo dall'Assistente Civico.
Dopo gli Ausiliari del TRAFFICO, l'Assistente Civico.
Il paladino dei bambini buoni (con permesso di soggiorno), delle anatre, e delle persone perbene che hanno votato a destra per essere "più sicure".
Sarà. Ma io al parco non ho mai avuto paura.
Sono altri i posti dove mi sento poco sicura, come in stazione e nel centro storico.
E, tra gli spacciatori e i mullah, preferirei vedere delle forze dell'ordine serie
più che un baldanzoso Assistente Civico.
più che un baldanzoso Assistente Civico.
Poi mi è balenata un'idea. E se si trattasse di una iniziativa per diminuire la depressione e il senso di inutilità dei poliziotti pensionati?
giovedì 26 agosto 2010
Esaurita
Il sole finalmente fuori dai piedi dietro alla montagna.
L'afa cala.
I nani finiscono di consumare le duracell allagando il bagno.
Fra pochi minuti li metteremo a ricaricare le batterie per qualche ora di riposo notturno
(sempre troppo poche!).
L'ultimo sforzo e poi inizia la mia giornata.
Se qualcuno mi raccoglie col cucchiaino e mi rovescia sul divano potrei anche guardarmi
una puntata di Californication da 45'.
Ma forse mi addormenterò alla sigla.
Ma forse sul più bello qualcuno mi sveglierà.
Forza, mi dico, per far fronte allo sfinimento, solo meno 11 giorni all'inizio della scuola.
Mi è sempre piaciuto l'inizio della scuola, ma quest'anno LO ADORO!
Quasi quasi per festeggiare mi compro un diario!
L'afa cala.
I nani finiscono di consumare le duracell allagando il bagno.
Fra pochi minuti li metteremo a ricaricare le batterie per qualche ora di riposo notturno
(sempre troppo poche!).
L'ultimo sforzo e poi inizia la mia giornata.
Se qualcuno mi raccoglie col cucchiaino e mi rovescia sul divano potrei anche guardarmi
una puntata di Californication da 45'.
Ma forse mi addormenterò alla sigla.
Ma forse sul più bello qualcuno mi sveglierà.
Forza, mi dico, per far fronte allo sfinimento, solo meno 11 giorni all'inizio della scuola.
Mi è sempre piaciuto l'inizio della scuola, ma quest'anno LO ADORO!
Quasi quasi per festeggiare mi compro un diario!
lunedì 23 agosto 2010
Un passo avanti e uno indietro
Fine della cena.
- Valentina vuoi la mela?
La pupa (16 mesi, 10 denti, 4 parole e 10 passi all'attivo)
si illumina e, sorridendo, esclama: "Lela!".
- BRAVAAAAA!!! MEE-LAAAA!!
E lei, tutta concentrata, spremendosi come un limone: "TTE-TTA!!"
Mia figlia è un genio della lampada!
Lo so.
NON DEVO fare i confronti con suo fratello.
NON DEVO pensare che lui a 10 mesi parlava, a 12 camminava e a 24 distingueva la luna calante da quella crescente (io non sono ancora capace).
NON DEVO osservare che le cose che mia figlia fa benissimo sono sculettare a tempo di musica
e abbuffarsi di qualsiasi cosa commestibile che le passi sotto il naso.
NON DEVO ipotizzare che la attenda un futuro da aspirante velina, da bulimica o da obesotta gaudente.
E comunque, i fisici nucleari sono tutti a spasso.
Invece parrucchiere e veline, soprattutto se bionde, carine e munite di laurea in scienze della comunicazione o affini, in questo paese hanno il futuro assicurato.
- Valentina vuoi la mela?
La pupa (16 mesi, 10 denti, 4 parole e 10 passi all'attivo)
si illumina e, sorridendo, esclama: "Lela!".
- BRAVAAAAA!!! MEE-LAAAA!!
E lei, tutta concentrata, spremendosi come un limone: "TTE-TTA!!"
Mia figlia è un genio della lampada!
Lo so.
NON DEVO fare i confronti con suo fratello.
NON DEVO pensare che lui a 10 mesi parlava, a 12 camminava e a 24 distingueva la luna calante da quella crescente (io non sono ancora capace).
NON DEVO osservare che le cose che mia figlia fa benissimo sono sculettare a tempo di musica
e abbuffarsi di qualsiasi cosa commestibile che le passi sotto il naso.
NON DEVO ipotizzare che la attenda un futuro da aspirante velina, da bulimica o da obesotta gaudente.
E comunque, i fisici nucleari sono tutti a spasso.
Invece parrucchiere e veline, soprattutto se bionde, carine e munite di laurea in scienze della comunicazione o affini, in questo paese hanno il futuro assicurato.
domenica 22 agosto 2010
Zè la panna cotta, il budino al zoccolato...
- Zè la panna cotta, il budino al zoccolato, crème caramel ol zelato.
- Ah, grazie. Io salto.
La natura umana è proprio bizzarra.
Sei in vacanza nella splendida cornice delle Dolomiti di Brenta. Dopo una bella mattina a spasso per i
monti hai trovato la tavola apparecchiata.
Hai potuto dedicarti solo a contenere i danni prodotti dai tuoi nani a tavola perché non hai dovuto né
cucinare né servire al tavolo: c'è chi l'ha fatto per te.
E anziché godere a pieno dell'immensa goduria vacanziera...sospiri perché ogni due bocconi
uno ti va di traverso a causa dei nani, e riesci a lamentarti persino perché ogni giorno ci sono gli
stessi dolci!!
Poi torni nell'afa e nel piattume e non resta che rivivere, in ordine sparso, le istantanee di una bella vacanza.
- The weather man che poi sarei io. Non so perché, ma quando divulgo io le previsioni del tempo
fallisco sempre miseramente. Stavolta le previsioni erano così funeste che ero pronta a cancellare la
vacanza o a munire l'intera famiglia di stivali, giacconi, tute da palombaro. Sono partita equipaggiata
per piogge monsoniche, ma fortunatamente l'ombrello è quasi sempre rimasto chiuso.
- 500 fotografie, 40 video, un unico tema. I monti e i verdi prati? Macché!
I nani al parco, i nani mangiano, i nani nel lettone, i nani guardano Pooh sul mio portatile, i nani in
funivia, i nani nel bosco, i nani al minigolf, i nani nel prato, i nani spingono il passeggino, i nani
soffiano la candela ("bravaaaa!"), i nani al baby club, i nani col cane. Genitori e nonni?
Attori non protagonisti e a volte comparse di una vacanza -tanto per cambiare- centrata sui bambini.
- La bellezza. In Trentino la natura regala scenari mozzafiato, ma l'uomo ci mette di suo.
Dai fitti frutteti ai rifugi, dagli hotel agli impianti sportivi: tutto è curato, pulito, organizzato, ben
presentato. Ogni davanzale è abbellito da fiori colorati, ogni finestra decorata con tendine in stile,
ogni stanza arredata con cura, con armonia, con amore per i dettagli.
- I cimiteri. In Trentino anche i cimiteri sono belli e pittoreschi, soprattutto quelli accanto a deliziose chiesette affrescate e appoggiate con eleganza su dirupi scoscesi, come a segnalare il sottile confine
tra l'oggi siamo qua e il domani chissà. "Se sapessi di poter essere sepolta in un cimitero così bello" ha annunciato la nonna D. "accetterei anche di rinunciare alla mia volontà di essere cremata".
"Puoi sempre farti spargere in un posto così" ho puntualizzato io.
"Se vuoi ti spargiamo subito!" ha proposto il nonno P. guardando sorridendo la chiesina sul burrone.
- La cameriera Martina, detta Mortina per la "a" chiusa come una "o", e soprattutto per l'aspetto da
scheletrino. "Da che paese viene, signorina?" le ha chiesto la nonna D. con sguardo complice della serie "solidarietà tra noi ragazze dell'Est". "Da Mezzolombordo" è stata la laconica risposta.
- La tecnologia. Tra noi e i nonni disponevamo di due fotocamere digitali, due cellulari, due smartphone, una console DS, tre notebook, e, fondamentale, TRE navigatori satellitari. Di quelli che alla curva a gomito ti sussurrano "Vai dritto!", e che a mezz'ora dall'arrivo, sotto un diluvio da non leggere quasi i cartelli, impazziscono e ti lasciano in preda alle vecchie, care discussioni tra pilota e navigatore: Ti dico che è di qui! Secondo me no! Chiediamo!! A chi caxxo chiediamo ora? Porca paletta, avessimo almeno una mappa...
- Niente sesso, siamo genitori. In vacanza con me c'erano i bambini, i miei genitori e il padre dei miei figli.
Non ho praticamente mai incontrato mio marito. Dopo tre giorni "tutti insieme appassionatamente" ho elaborato il piano perfetto per concederci un momento di relax coniugale. Durante il sonnellino della nana, abbiamo narcotizzato il nano davanti al DS e trasferito la patria potestà nelle mani dei nonni. Ci siamo poi recati nel tanto decantato centro benessere locale, pregustandoci qualche ora di sane sudate con luci soffuse e musica new age, come antidoto alla baby dance e alle chiacchiere del pupo e della nonna logorroici.
Il programma è crollato miseramente quando il Marito Pudico ha rifiutato di accettare il Regime di Nudo Totale Integrale imposto dalla spa. Programmi romantici alternativi: nessuno. Il resto del pomeriggio è trascorso tra minigolf, gonfiabili, e altalena, insomma il massimo del romanticismo di coppia.
- I primi - per per ora ultimi- passi. La polpetta ha scelto il corridoio tappetoso dell'hotel per muovere i suoi primi passi in autonomia...Quattro, cinque passi per poi fermarsi a battersi le mani tra gridolini entusiasti... La cosa si è ripetuta tante volte, per circa mezzora. Ma il giorno dopo, esortata a ripetere la performance, ha scosso la testa e si è dedicata al suo nuovo passatempo: spingere il passeggino.
To be continued (forse).
- Ah, grazie. Io salto.
La natura umana è proprio bizzarra.
Sei in vacanza nella splendida cornice delle Dolomiti di Brenta. Dopo una bella mattina a spasso per i
monti hai trovato la tavola apparecchiata.
Hai potuto dedicarti solo a contenere i danni prodotti dai tuoi nani a tavola perché non hai dovuto né
cucinare né servire al tavolo: c'è chi l'ha fatto per te.
E anziché godere a pieno dell'immensa goduria vacanziera...sospiri perché ogni due bocconi
uno ti va di traverso a causa dei nani, e riesci a lamentarti persino perché ogni giorno ci sono gli
stessi dolci!!
Poi torni nell'afa e nel piattume e non resta che rivivere, in ordine sparso, le istantanee di una bella vacanza.
- The weather man che poi sarei io. Non so perché, ma quando divulgo io le previsioni del tempo
fallisco sempre miseramente. Stavolta le previsioni erano così funeste che ero pronta a cancellare la
vacanza o a munire l'intera famiglia di stivali, giacconi, tute da palombaro. Sono partita equipaggiata
per piogge monsoniche, ma fortunatamente l'ombrello è quasi sempre rimasto chiuso.
- 500 fotografie, 40 video, un unico tema. I monti e i verdi prati? Macché!
I nani al parco, i nani mangiano, i nani nel lettone, i nani guardano Pooh sul mio portatile, i nani in
funivia, i nani nel bosco, i nani al minigolf, i nani nel prato, i nani spingono il passeggino, i nani
soffiano la candela ("bravaaaa!"), i nani al baby club, i nani col cane. Genitori e nonni?
Attori non protagonisti e a volte comparse di una vacanza -tanto per cambiare- centrata sui bambini.
- La bellezza. In Trentino la natura regala scenari mozzafiato, ma l'uomo ci mette di suo.
Dai fitti frutteti ai rifugi, dagli hotel agli impianti sportivi: tutto è curato, pulito, organizzato, ben
presentato. Ogni davanzale è abbellito da fiori colorati, ogni finestra decorata con tendine in stile,
ogni stanza arredata con cura, con armonia, con amore per i dettagli.
- I cimiteri. In Trentino anche i cimiteri sono belli e pittoreschi, soprattutto quelli accanto a deliziose chiesette affrescate e appoggiate con eleganza su dirupi scoscesi, come a segnalare il sottile confine
tra l'oggi siamo qua e il domani chissà. "Se sapessi di poter essere sepolta in un cimitero così bello" ha annunciato la nonna D. "accetterei anche di rinunciare alla mia volontà di essere cremata".
"Puoi sempre farti spargere in un posto così" ho puntualizzato io.
"Se vuoi ti spargiamo subito!" ha proposto il nonno P. guardando sorridendo la chiesina sul burrone.
- La cameriera Martina, detta Mortina per la "a" chiusa come una "o", e soprattutto per l'aspetto da
scheletrino. "Da che paese viene, signorina?" le ha chiesto la nonna D. con sguardo complice della serie "solidarietà tra noi ragazze dell'Est". "Da Mezzolombordo" è stata la laconica risposta.
- La tecnologia. Tra noi e i nonni disponevamo di due fotocamere digitali, due cellulari, due smartphone, una console DS, tre notebook, e, fondamentale, TRE navigatori satellitari. Di quelli che alla curva a gomito ti sussurrano "Vai dritto!", e che a mezz'ora dall'arrivo, sotto un diluvio da non leggere quasi i cartelli, impazziscono e ti lasciano in preda alle vecchie, care discussioni tra pilota e navigatore: Ti dico che è di qui! Secondo me no! Chiediamo!! A chi caxxo chiediamo ora? Porca paletta, avessimo almeno una mappa...
- Niente sesso, siamo genitori. In vacanza con me c'erano i bambini, i miei genitori e il padre dei miei figli.
Non ho praticamente mai incontrato mio marito. Dopo tre giorni "tutti insieme appassionatamente" ho elaborato il piano perfetto per concederci un momento di relax coniugale. Durante il sonnellino della nana, abbiamo narcotizzato il nano davanti al DS e trasferito la patria potestà nelle mani dei nonni. Ci siamo poi recati nel tanto decantato centro benessere locale, pregustandoci qualche ora di sane sudate con luci soffuse e musica new age, come antidoto alla baby dance e alle chiacchiere del pupo e della nonna logorroici.
Il programma è crollato miseramente quando il Marito Pudico ha rifiutato di accettare il Regime di Nudo Totale Integrale imposto dalla spa. Programmi romantici alternativi: nessuno. Il resto del pomeriggio è trascorso tra minigolf, gonfiabili, e altalena, insomma il massimo del romanticismo di coppia.
- I primi - per per ora ultimi- passi. La polpetta ha scelto il corridoio tappetoso dell'hotel per muovere i suoi primi passi in autonomia...Quattro, cinque passi per poi fermarsi a battersi le mani tra gridolini entusiasti... La cosa si è ripetuta tante volte, per circa mezzora. Ma il giorno dopo, esortata a ripetere la performance, ha scosso la testa e si è dedicata al suo nuovo passatempo: spingere il passeggino.
To be continued (forse).
sabato 14 agosto 2010
Invasioni naniche (astenersi donne incinte e soggetti impressionabili)
La maternità è un viaggio ricco di sfaccettature multicolori e ambivalenti.
Grandi gioie, certo.
Ma anche alcuni disagi.
Per esempio tutte le volte in cui verifichi che la tua creatura non si accontenta del dono della vita -la sua, ma reclama come diritto inalienabile il dono di un'altra vita: la tua.
Il tuo sonno, il tuo tempo, le tue energie, il tuo conto in banca, il tuo letto, il tuo telefonino, il tuo computer e via dicendo.
Ciò che è suo è suo, ciò che è (era) tuo è suo. E se per caso non lo è, lo diventerà (come l'automobile, ad esempio).
Da persona dinamica e indipendente, una delle forme di invasione di cui maggiormente patisco sono le invasioni fisiche, ovvero varie forme di appropriazione del corpo materno,
che, nel tempo, subiscono la seguente evoluzione:
1. ALIEN (la gravidanza). L'alieno ti invade dall'interno, dapprima con un commovente e quasi impercettibile fruscio "ali di farfalla", poi in modo via via più pesante e ingombrante a seconda dell'indole e del peso della creatura stessa.
Svantaggi: respiro mozzato, incontinenza, calcioni al tuo fegato, mal di schiena, (eventuali) emorroidi, gonfiore delle estremità, insonnia, impossibilità a dormire nelle tue posizioni preferite, impossibilità di vestirti decentemente, limitata gamma di posizioni sessuali, ma potrei proseguire a lungo.
Vantaggi: a. puoi comunque più o meno disporre del tuo corpo, anche se alla fine gli spostamenti richiedono forte motivazione e/o la gru.
b. Dopo al massimo 10 mesi ti sgravi (e, se sei al primo parto, ti illudi che sia finalmente finita.
Se sei al secondo figlio, invece, sai bene che è appena iniziata).
2. LA SANGUISUGA. O meglio la tettisuga (l'allattamento esclusivo).
La piccola idrovora trae nella suzione del tuo povero, martoriato capezzolo, la soddisfazione di una larga gamma di bisogni.
Svantaggi: dipendono moltissimo dalla psiche, dalla preparazione della mamma sul tema e dalla sua percezione della situazione. Per dire, col primo figlio temevo di mettere radici sul divano,
con la seconda ho trasformato la poppante in una marsupiale e non ho rinunciato a vivere la mia vita.
Vantaggi: infiniti per la mamma e per la creatura. Da un punto di vista meramente legato alla libertà d'azione della mamma, l'allattamento del neonato è un'attività non necessariamente abbinabile solo con la
contemplazione estatica dello stesso (e/o con singhiozzi da baby blues). Allattando un piccolo di pochi kg puoi leggere, telefonare, girare il sugo, stare al pc ma, riponendo la creatura in una comoda fascia, puoi anche andare all'aperitivo, a fare shopping (beh se non vuoi provarti i costumi, almeno) e stendere il bucato.
3. IL PANTETTISMO (l'allattamento prolungato. Ad oltranza.)
La creatura ormai ampiamente divezza ma ancora allattata, pretende di decidere autonomamente quando e come accedere all'erogatore di latte, non importa se questo comporta strapparti la maglietta
o avventarsi rapacemente sul reggiseno del bikini. E non importa se sei al supermercato, in mezzo alla strada o circondata da persone che rimarrebbero sconvolte dalla scena dando il via al solito, insopportabile interrogatorio: ("Ma ancora? Ma quanto ha? Ma non ha i denti? Ma esce ancora latte?
Ma non è acqua? Ma non ti morde? Ma non la vizi troppo? " MMAPERCHENONTIFAICAZZITUOI?)
La tetta perde via via valenza alimentare
(anche se il latte materno si abbina benissimo alla carbonara e alla pizza), e resta soprattutto momentaneo sollazzo, gioco, consolazione per bue e delusioni della vita, carillon rilassante per riassopirsi dopo i risvegli notturni, e, a volte, segno di possesso e di controllo. Mia figlia si avventa prepotentemente sul mio seno anche per "marcare il territorio", ristabilire il contatto e ribadire chi comanda, dopo un temporaneo allontanamento.
Svantaggi: dopo 16 mesi la madre può iniziare a provare qualcosa che si allontana dall'estasi e si avvicina ad un vago fastidio nell'accollarsi il fagottone scalciante, spesso sporco, sudato e appicicaticcio.
5. LA PALLA AL PIEDE.
Alcuni toddler, pur ormai in grado di salire e scendere le scale, ballare la lap dance avvinghiati alla palestrina, stare in piedi davanti allo stereo e cambiare le canzoni del CD, si ostinano a non voler camminare autonomamente anche se più vicini al secondo compleanno che al primo.
Grandi gioie, certo.
Ma anche alcuni disagi.
Per esempio tutte le volte in cui verifichi che la tua creatura non si accontenta del dono della vita -la sua, ma reclama come diritto inalienabile il dono di un'altra vita: la tua.
Il tuo sonno, il tuo tempo, le tue energie, il tuo conto in banca, il tuo letto, il tuo telefonino, il tuo computer e via dicendo.
Ciò che è suo è suo, ciò che è (era) tuo è suo. E se per caso non lo è, lo diventerà (come l'automobile, ad esempio).
Da persona dinamica e indipendente, una delle forme di invasione di cui maggiormente patisco sono le invasioni fisiche, ovvero varie forme di appropriazione del corpo materno,
che, nel tempo, subiscono la seguente evoluzione:
1. ALIEN (la gravidanza). L'alieno ti invade dall'interno, dapprima con un commovente e quasi impercettibile fruscio "ali di farfalla", poi in modo via via più pesante e ingombrante a seconda dell'indole e del peso della creatura stessa.
Svantaggi: respiro mozzato, incontinenza, calcioni al tuo fegato, mal di schiena, (eventuali) emorroidi, gonfiore delle estremità, insonnia, impossibilità a dormire nelle tue posizioni preferite, impossibilità di vestirti decentemente, limitata gamma di posizioni sessuali, ma potrei proseguire a lungo.
Vantaggi: a. puoi comunque più o meno disporre del tuo corpo, anche se alla fine gli spostamenti richiedono forte motivazione e/o la gru.
b. Dopo al massimo 10 mesi ti sgravi (e, se sei al primo parto, ti illudi che sia finalmente finita.
Se sei al secondo figlio, invece, sai bene che è appena iniziata).
2. LA SANGUISUGA. O meglio la tettisuga (l'allattamento esclusivo).
La piccola idrovora trae nella suzione del tuo povero, martoriato capezzolo, la soddisfazione di una larga gamma di bisogni.
Svantaggi: dipendono moltissimo dalla psiche, dalla preparazione della mamma sul tema e dalla sua percezione della situazione. Per dire, col primo figlio temevo di mettere radici sul divano,
con la seconda ho trasformato la poppante in una marsupiale e non ho rinunciato a vivere la mia vita.
Vantaggi: infiniti per la mamma e per la creatura. Da un punto di vista meramente legato alla libertà d'azione della mamma, l'allattamento del neonato è un'attività non necessariamente abbinabile solo con la
contemplazione estatica dello stesso (e/o con singhiozzi da baby blues). Allattando un piccolo di pochi kg puoi leggere, telefonare, girare il sugo, stare al pc ma, riponendo la creatura in una comoda fascia, puoi anche andare all'aperitivo, a fare shopping (beh se non vuoi provarti i costumi, almeno) e stendere il bucato.
3. IL PANTETTISMO (l'allattamento prolungato. Ad oltranza.)
La creatura ormai ampiamente divezza ma ancora allattata, pretende di decidere autonomamente quando e come accedere all'erogatore di latte, non importa se questo comporta strapparti la maglietta
o avventarsi rapacemente sul reggiseno del bikini. E non importa se sei al supermercato, in mezzo alla strada o circondata da persone che rimarrebbero sconvolte dalla scena dando il via al solito, insopportabile interrogatorio: ("Ma ancora? Ma quanto ha? Ma non ha i denti? Ma esce ancora latte?
Ma non è acqua? Ma non ti morde? Ma non la vizi troppo? " MMAPERCHENONTIFAICAZZITUOI?)
La tetta perde via via valenza alimentare
(anche se il latte materno si abbina benissimo alla carbonara e alla pizza), e resta soprattutto momentaneo sollazzo, gioco, consolazione per bue e delusioni della vita, carillon rilassante per riassopirsi dopo i risvegli notturni, e, a volte, segno di possesso e di controllo. Mia figlia si avventa prepotentemente sul mio seno anche per "marcare il territorio", ristabilire il contatto e ribadire chi comanda, dopo un temporaneo allontanamento.
Svantaggi: dopo 16 mesi la madre può iniziare a provare qualcosa che si allontana dall'estasi e si avvicina ad un vago fastidio nell'accollarsi il fagottone scalciante, spesso sporco, sudato e appicicaticcio.
Soprattutto se il fagottone, contemporaneamente pizzica l'altro seno, strappa la collana, fa yoga, tira calci. O se reagisce al diniego del suo gingillo con una scena isterica.
Vantaggi: è un rituale che risolve brillantemente molte situazioni di crisi. Se il fagottone ciuccia per più di 3 minuti può anche consentire di finire di scrivere l'e-mail al cliente. Se il fagottone mugola soddisfatto, ti guarda sghignazzando e/o canticchia durante la suzione può ancora essere un momento divertente e tenero.
4. L'ABBRACCIO BAVOSO (presa in braccio di toddler =creatura in età pre-asilo).
Dai 7-8 mesi in poi molte delle volte in cui prendi in braccio il tuo bambino si verificano una o più delle seguenti situazioni: il bambino piange. Il bambino si dimena. Il bambino ti smoccola. o ti rigurgita sulla spalla. Il bambino ti si avvinghia fino a quasi soffocarti. Il bambino ti afferra per i capelli. Il bambino ti morde, per gioco o per dispetto. Il bambino pesa e tenerlo su ti spezza la schiena o ti fa scricchiolare il ginocchio malandato.
Svantaggi: insofferenza, fastidio, stizza, indolenzimento, dolore fisico, senso di sopraffazione, senso di soffocamento, senso di disperazione.
Vantaggi: prima di soccombere puoi sempre riporlo in terra, nel letto o consegnarlo al suo caro papà
che non è mai nervoso e che sa come consolarlo.Alcuni toddler, pur ormai in grado di salire e scendere le scale, ballare la lap dance avvinghiati alla palestrina, stare in piedi davanti allo stereo e cambiare le canzoni del CD, si ostinano a non voler camminare autonomamente anche se più vicini al secondo compleanno che al primo.
Se la madre può permettersi il lusso di rotolarsi con loro sul tappeto o accompagnarli su e giù per LE LALE (=le scale) per ore, nessun problema.
Se la madre deve momentaneamente sottrarsi alle attività ludiche per lavarsi i denti, affettare i pomodori,
riempire la lavatrice o rispondere al telefono possono verificarsi le seguenti situazioni.
a) la creatura continua tranquillamente a giocare, rassicurata dalla voce della madre che continua a cantare per loro. Questo avviene nei sogni della madre. O nella paterna visione idilliaca della scenetta ("beata te, sei stata tutto il giorno a casa con i bambini!").
b) la creatura indispettita gattona alla velocità della luce nella tua direzione, raggiunge i tuoi piedi, e si avvinghia ai tuoi polpacci nella pretesa intransigente di assumere immediatamente la posizione numero 4 (abbraccio bavoso). Qualche volta il suddetto gesto è accompagnato da urla o pianto convulso. In alcuni casi l'aggancio del polpaccio avviene a tradimento durante la materna deambulazione dal lavello al frigorifero. In questo caso può seguire una pestata involontaria (con conseguente acutizzazione del pianto) e/o eroica manovra materna per impedire lo schianto a terra (con conseguente torsione del legamento crociato anteriore, per chi ne ha ancora uno intero). L'imprecazione è un optional.
Svantaggi: dubbi esistenziali sul motivo esatto per cui, ad un certo momento, hai optato per la riproduzione anziché proseguire comodamente la tua interessante e gaudente vita fatta di integrità fisica e di sconfinate e mai abbastanza apprezzate libertà personali.
Vantaggi: prima o poi la palla al piede cesserà di essere fisica. Resterà metaforica.
E un domani, più o meno lontano, potrai più o meno consapevolmente vendicarti diventando la SUA palla al piede.
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