martedì 22 dicembre 2015

Meno newsletter, più gentilezza.

Buon Natale a voi, bambini miei a cui devo ricordare mille volte di chiedere le cose per favore.

Buon Natale a voi, studenti a cui ho offerto i cioccolatini e che non avete ringraziato ma vi siete avventati sul sacchetto prendendovi a spintoni per arraffarne di più.

Buon Natale a te, ex amica e conoscente che mi hai chiesto consigli per il tuo lavoro ma non hai né ringraziato né risposto alle mail in cui ti fornivo suggerimenti.

Buon Natale a te, cliente che vuoi tutto per ieri, ma poi non hai tempo nemmeno per leggere i miei messaggi.

Buon Natale anche a te, cliente per cui lavoro anche la notte o di sabato,
e che sparisci per mesi o mi bidoni gli appuntamenti programmati perché devi lavorare. 

Buon Natale anche a te, "giovane e dinamica azienda leader di settore" che organizza eventi faraonici all'insegna della qualità e della motivazione dei partner, ma poi paghi sempre per ultima.

Buon Natale a voi, fornitori che mi mandate l'email di auguri tutti e novantacinque il 22 dicembre, e, per lo più, mi raccontate dei vostri successi e dei casi vostri, mi regalate un e-book in cui si parla di voi o una gif animata piena di spiritosaggini.

Ma poi, un giorno sotto Natale, incontri una collega che ti apre le porte del suo studio, ti regala la sua fiducia e accetta di essere tua partner per un importante progetto professionale.
E chissà, forse diventerà anche una nuova amica.

E poi una vecchia amica ti (r)accoglie dopo una giornata massacrante e organizza solo per te un cenone di Natale a base di pesce, lume di candela e acqua gasata per brindare all'amicizia che trova sempre il tempo e il modo.
 
E arriva pure un pacco con dell'ottimo riso e dell'olio buono, regalo inatteso dell'anziano professionista a cui hai dedicato il tempo di una telefonata. In cui lo scoraggiavi dall'investire molti soldi per un'impresa difficile e dagli esiti incerti e declinavi la sua richiesta di consulenza.
"Lei mi ha dedicato 34 minuti del suo tempo prezioso, dottoressa, senza cercare di vedermi niente, e io volevo solo dirle grazie".

Ma grazie a lei, gran signore di altri tempi che mi ha commosso!
Grazie chi trova il tempo e il modo per un gesto di gratitudine o per una risposta gentile.
E a chi, almeno a Natale, abbassa il bastone del selfie e sa offrire un po' di attenzione al prossimo.



martedì 11 novembre 2014

Cara figlia adottiva pelosa



Cara figlia adottiva pelosa.
Non so ancora come ti chiamerai.
Lo decideranno i tuoi fratellini umani quando ti conosceranno.

Loro nemmeno sanno che arriverai.
Sarà una sorpresa, fra pochi giorni. 
Da mesi mi pressano per averti.
Recentemente avevano deciso di aggirare il diniego genitoriale inoltrando la richiesta a Santa Lucia, che, si sa, è di più ampie vedute.

E, siccome raramente li ho visti desiderare tanto intensamente qualcosa,
abbiamo deciso che poteva essere una buona opportunità.

Per regalarci la gioia di un cucciolo. Per responsabilizzare i bambini, che dovranno rispettarti e contribuire alle tue cure.

Non so molto di te.
So che sei stata trovata in un cespuglio sotto la pioggia.
So che sei spaventata e timida ma dolce e affettuosa.

E così ho superato la mia reticenza ad accollarmi un altro impegno, un'altra creatura con dei bisogni da soddisfare.
Per di più un gatto, io che non ho mai amato i gatti, che non li conosco.
E ho già tanti argomenti su Facebook, mica mi mancavano le foto del gattino da condividere :-)

Ci organizzeremo, impareremo a prenderci cura di te.
Siamo un pò caotici e rumorosi e  forse all'inizio ti faremo rimpiangere la quiete del gattile.
Ma poi starai bene, con noi, ne sono sicura.


A presto, allora.

sabato 23 agosto 2014

Carpe diem

Non c'è figlio che non sia mio figlio
Nè ferita di cui non sento il dolore
Non c'è terra che non sia la mia terra
E non c'è vita che non meriti amore
Hanno scritto che ti chiami Laura.
Io ti chiedo scusa, Laura, se non riesco a staccare gli occhi dalla foto dei tuoi bambini,
che i giornali hanno diffuso.
La loro privacy non è più tutelata.
Non sono più soggetti di diritto.
Solo soggetti di amore, di dolore, di nostalgia feroce.

Un po' me ne vergogno, lo ammetto.
Ho sempre detestato la morbosità che si appiccica intorno ai fatti di cronaca nera.
Quasi tutti i fatti di cronaca sono tristi e angoscianti.
Ma alcune notizie sbucano all'improvviso da un titolo, ti colpiscono come un pugno e poi ti restano attanagliati in gola.
Quei nomi di sconosciuti diventano all'improvviso familiari, il loro volto un'icona.

Avevo otto anni quando l'Italia si fermò per Alfredino Rampi, ma ricordo benissimo ogni istante di quell'attesa spasmodica e assolutamente "social": lo yogurt con il cucchiaino, la mano scivolosa del vigile del fuoco, il Presidente Pertini. Io ero in campeggio, al lago, e nelle verande delle roulotte chi aveva una piccola tv portatile accoglieva capannelli di persone col fiato sospeso. E poi quel senso incredulo di smarrimento, di dolore sordo. Poteva essere mio fratello, potevo essere io. Perché?

Quando a pochi metri da casa mia venne ritrovato il corpo del piccolo Cristian Lorandi, 10 anni, strozzato col fil di ferro e abbandonato nei boschi, avevo tredici anni.
I miei genitori stavano per partire per una vacanza e ci avrebbero lasciato con i nonni, e ricordo le raccomandazioni ossessive di mia mamma, le telefonate terroristiche della sua amica Jarka. All'improvviso qualsiasi individuo si avvicinasse a noi bambini era un potenziale mostro.
Ero già mamma quando rapirono e trucidarono orrendamente Tommaso Onofri, 17 mesi, coetaneo allora di mio figlio.
Rimasi assai turbata da quel caso così come da quello del papà che si tuffò dal quarto piano, sempre a Brescia, dopo aver buttato i suoi piccoli. Eppure, tutti questi casi (e tanti altri) erano estremi, improbabili, eccezionali. Dopo un pò ti scrolli di dosso l'orrore, e torni a pensare alla tua vita.

Ma Matteo e Greta, nella foto, sembrano felici, con il vestito della festa, i capelli pettinati.
Greta sorride, con lo sguardo luminoso di chi ha davanti a sé un albero di Natale o la torta dei suoi 5 anni.
Matteo la abbraccia protettivo, affettuoso, con una grande dolcezza fraterna.
Non conoscevo i tuoi bambini, Laura, ma hanno le stesse espressioni dei miei bambini, dei loro amici.
Quella foto potrebbe uscire da uno dei miei album.

Davanti a loro, da qualche parte nascosta dietro alla foto che immortala un momento felice,
devi esserci tu, mamma Laura.
Tu che hai avuto il pancione più o meno nello stesso periodo in cui l'avevo io.
Tu che sicuramente hai una casa piena di giochi, libri, ricordi.
Forse i compiti delle vacanze in un angolo, il kit dell'asilo già pronto.
I loro vestiti e le loro lenzuola ancora impregnati del loro odore.
Tu che adesso sei una mamma senza figli ed è talmente contro natura che non esiste una parola per definirti: non vedova, non orfana, come si fa a spiegare cosa è rimasto di te?
Quello che ti è accaduto è la più grande crudeltà che l'essere vivente possa concepire.

Io non li conoscevo i tuoi bambini, ma non ho dubbi sul fatto che senza di loro, e senza il loro futuro, il mondo farà ancora più schifo.
Un mondo in cui i bambini muoiono e noi non sappiamo proteggerli fa schifo.

E quello che ti è accaduto può accadere a me, a chiunque.
Domani, fra un mese, in qualsiasi momento.
E' un attimo: un incidente, una malattia.
Un albero che cade nel posto sbagliato.
Un guidatore che si distrae.

Io ti chiedo scusa, Laura, se, dopo mesi, sento il bisogno di scrivere proprio ora.
Se oso immedesimarmi in te tanto da sentire addosso una forte tristezza, io che non ti conosco, che non posso nemmeno immaginare.
Io che nemmeno capisco come potrei sopravvivere nelle tue condizioni. Scusa.

Questa sera avrei dovuto uscire, ma a causa di un lieve malessere, sono rimasta a casa.
Un film sul divano, tutti e quattro, la copertina.
Li ho stretti, li ho annusati, ho riso con loro.
Ho sentito chiaro e forte il richiamo del "Carpe Diem".
"Carpe Diem", da sempre un concetto astratto per me, sempre così impegnata a catalogare il passato e a programmare il futuro.

Ma ogni tanto ci vuole un pugno in faccia per ricordarmelo.
Che basta un niente per perdere tutto.

martedì 29 aprile 2014

Amori bestiali

Ci siamo lasciati alle spalle anche il compleanno della principessa.
"Una cosa semplice e intima" è diventata una festa al parco con mille bambini urlanti e un gonfiabile ma fa niente.
In fondo c'è tanto da festeggiare nel suo uscire dall'età grumosa dei capricci, delle scenatacce, dell'irrazionalità.
Ed è sbocciata, in effetti.
E' solare, vivace, allegra, furba come una faina. Colora compulsivamente, ritaglia miliardi di farfalline, con la costanza di un monaco certosino,
fa e disfa puzzle, si cimenta con la lettoscrittura (con un paio di anni di anticipo rispetto al fratello), gioca alla Wii, e smanetta con scioltezza su PC, tablet, smartphone. Ma ha anche iniziato a pedalare in bicicletta procurandosi le prime gloriose sbucciature e meritandosi il rito solenne di medicazioni e cerotti.

La osservo intenerita mentre gioca con i suoi pupazzetti.
Mi compiaccio tra me e me che sembri immune al fascino delle winx, delle violette e del troiame assortito che le sue coetanee adorano.
Ma nemmeno principi e principesse o spose e bambolotti sono in cima ai suoi pensieri.
Finalmente una generazione di bambine indipendenti con orizzonti più vari rispetto al "vissero felici e contenti!"
Gioca con gli animali della fattoria, fa le vocine. Si interrompe vedendomi arrivare.
- Mi racconti il tuo gioco?
Sorriso malizioso. 
- Il cavallo si era innamorato della mucca....
..................................................
- Ah. E poi? Cosa accadeva?
- Eh, poi si fposavano.

domenica 20 aprile 2014

Stagion lieta è cotesta.

Un'altra primavera.
Un'altra campagna elettorale. (Questa volta la candidata in famiglia sono io).
Un'altra stagione di impegni fittissimi, di stress.
Un anno più vecchia e il tempo che vola.
Ho appena rimesso via l'albero di Natale ed è già Pasqua.

Anche per una miscredente come me Pasqua è un rito di benvenuto alla primavera, alla rinascita della natura e della vita.
E delle vite a cui ho dato vita.


Nella loro eccitazione mattiniera e rumorosa rivivo l'emozione delle mie caccie alle uova da bambina, e mi tornano alla mente i sorrisi dei miei genitori, le lacrime dei miei nonni.
Non riuscivo mai a capire perché i nonni piangessero mentre noi eravamo così felici, ma non avevo mai troppo tempo per soffermarmi su quel dettaglio, troppi giochi e troppe sorprese mi attendevano.

E adesso che sono nel secondo tempo della mia vita, li guardo correre quà e là a celebrare questo piccolo rito giocoso, li spio, li inseguo con la macchina fotografica, cercando di carpire ogni grido, ogni sorriso. 

Ora quelle lacrime furtive e agrodolci le capisco, perché sono il mio stesso nodo in gola.
Contemplo il presente, mi godo l'attimo, grata per la loro salute e spensieratezza, il dono in assoluto più prezioso.
Ma, allo stesso tempo, non posso fare a meno di pensare che per lui è la decima primavera, per lei la sesta.
Per quanto tempo ancora si sveglieranno eccitati all'alba impazienti di consumare questo piccolo rito?
Per quanto ancora la sopresa di un uovo di cioccolato, o la corsa matta a frugare ogni angolo della casa per accaparrarsi anche l'ultimo, minuscolo pulcino di zucchero
potrà suscitare un acuto di meraviglia? 

Saprò smettere di nascondere coniglietti di cioccolato avvolti nella stagnola prima che un'annoiata commiserazione si dipinga sui loro volti?
O forse avrò la fortuna di crescere quei pochi adolescenti che non si vergognano di restare un pò bambini prima di correre alla conquista del loro mondo?
Chi vivrà vedrà.


(...)
Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave. 

(Giacomo Leopardi)

Buona Pasqua! 


lunedì 6 gennaio 2014

Giudizi universali. Digitali.

Nessuno mi può giudicareeeeee, nemmeno tu!
(Caterina Caselli)


Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio,
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio.
(Fabrizio de André, Bocca di Rosa)



Chi non ha mai giudicato scagli la prima pietra.
Giudicare è il principale lo sport nazionale, altro che calcio. 
Soprattutto ora che il social judging un tempo confinato al bar ha una cassa di risonanza esagerata (e spesso inutile) nel web.

Eppure, chissà, forse mi sto avvicinando alla saggezza,
perché sempre più spesso mi trovo a pensare che giudicare sia sbagliato.
Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, si giudica in base ai propri pre-giudizi, ovvero senza avere affatto il quadro della situazione, o le conoscenze per valutare i fatti, oppure senza avere la più pallida idea di che cosa significhi trovarsi in una certa situazione.
Non a caso chi giudica per professione, almeno in teoria, deve emettere la sua sentenza sulla base di prove, riscontri, perizie.
Più volte, negli ultimi giorni, sono stata testimone di giudizi-lapidazione.

Coro di voci nei social
Schumacher se l'è cercata, è stato irresponsabile. (Sottinteso, a volte nemmeno troppo: "gli sta bene").

Amica senza figli
Veramente non capisco perché la mia vicina urla sempre con i figli, perché li ha fatti i figli se le pesano tanto?

Amica senza figli 2

- Si può pulire la casa tutti i giorni, basta organizzarsi, fare una stanza al giorno.
Io: Per me con i figli trai piedi che mi interrompono ogni cinque minuti è molto difficile.
Amica senza figli 2:
- Basta volerlo, come trovi il tempo per aggiornare il tuo blog puoi trovare il tempo per farlo, se lo vuoi davvero.

Conoscente (con figli)
Se fossi stata io quella mamma lì della montagna sono ASSOLUTAMENTE sicura che i bambini non li avrei mollati MAI, piuttosto sarei morta congelata insieme a loro.
(Io invece non lo so, cosa farei. E mi piace pensare che sia andata proprio come immagina Lucy)

Voci sparse nei social/media:
- Che orrore augurare a Bersani di schiattare. (E vabbé, non si può non condividere).
- Che ipocrisia augurare a Bersani di riprendersi. (Perché le altre parti politiche o i suoi compagni di partito che gli hanno fatto le scarpe dovrebbero augurargli di schiattare per essere credibili?)
- Bersani è stato male perché si è stressato troppo/ha mangiato male/ha mangiato un bambino/ha detto di no ai M5S/ha ricevuto un no dai M5S/ha smacchiato il giaguaro/non ha smacchiato il giaguaro.
- Renzi visita Bersani e gli augura di rimettersi (che bravo).
- Crimi twitta la sua solidarietà a Bersani: che scarso tempismo/che banale/che sensibile/che corretto.
Sul tema degli auguri o maledizioni a Bersani sono stati versati fiumi di inchiostro, e digitati migliaia di giudizi digitali tra tweet e post sui social.
Mi permettete di GIUDICARE la faccenda con un "eccheppalletutti?".

Ma a farla da padrone in tema di giudizi universali, non può mancare qualche bravo cristiano di larghe vedute che, con molta umiltà e umanità, si faccia portavoce della Santa Inquisizione per scagliare le sue sentenze (non richieste).
I cardinali ultimamente tacciono, e persino Giovanardi pare sottotono, per non parlare di Francesco, papa che passerà alla storia, tra le altre chicche, per quel meraviglioso "Chi sono io per giudicare?" (e mi perdonino i complottisti della teoria dell'OperazioneDiMarketingVaticano, se, nel dubbio, io ho apprezzato e mi sono compiaciuta delle differenze con il predecessore).

Ma, per fortuna, è arrivata suor Paola Binetti, (quella de "l'omosessualità è una devianza") a precisare che “I figli delle coppie gay sono ragazzi feriti, non è il Mulino Bianco”.

E ora chi glielo dice all'onorevole Binetti, che persino Guido Barilla ha ammesso di aver molto imparare sul tema delle famiglie, ma, soprattutto, che al Mulino Bianco sono cambiati gli inquilini?









martedì 31 dicembre 2013

L'anno che verrà

Da stamattina la mia home page di Facebook trabocca dei soliti pensierini di fine anno: bilanci, propositi, oroscopi, lagne…
E, all'improvviso, mi torna voglia di mettere in ordine i pensieri su una pagina di blog, attività terapeutica che ho smesso di fare da tanti, troppi mesi.
Perché non è uno stereotipo, un nuovo anno simboleggia una pagina bianca, una proiezione verso il futuro: cosa potremo, vorremo, saremo capaci di fare? 
Ma prima di pensare al nuovo anno, bisogna chiudere i conti con quello che passa, una sorta di rito catartico.

Per me il 2013 è stato l'anno dell'impegno attivo.  
Per tutta una vita la parola "politica" è stata per me repulsiva, sinonimo di intrallazzi, lotte di potere, ruberie.
E invece, una volta scoperto che se non ti occupi di politica stai comunque lasciando che la politica si occupi di te (e dei tuoi figli),  attivarsi è stata un'urgenza impellente, dolorosa, faticosa, gioiosa.

Impellente perché o cerchiamo di riportare i cittadini (onesti) nelle istituzioni o non ci rimarrà alcuna speranza che questo paese alla deriva possa ospitare la nostra vecchiaia e la vita dei nostri figli.

Dolorosa perché più sai più vorresti non sapere. Nel corso dell'anno i nostri amici nelle istituzioni ci sono entrati, e abbiamo capito meglio il livello di degrado, di corruzione, di marciume in cui versa lo Stato italiano, dalla presidenza della repubblica in giù, fino all'ultimo cittadino. 
Quello che non esita a buttare la sua immondizia per strada invece che nel cassonetto, quello che sa solo lamentarsi e non esita a truffare il prossimo o la collettività quando può. 
Ogni cittadino è un sessantamilionesimo di Stato,  e quanti ce ne sono di opportunisti, di ipocriti, di parassiti, di furbi?

Faticosa, perché si è presa tanto, tanto tempo. Risorsa rara e preziosissima per genitori lavoratori autonomi, già compressi tra i mille impegni dei figli, della professione, della famiglia. E così non c'è più stato tempo per fermarsi a raccontare la vita nel blog, al massimo un tweet o un post al volo su FB.
Ma, soprattutto, non c'è (quasi) più tempo senza pensieri, preoccupazioni. 
Le brutte notizie ti rincorrono sullo smartphone, per la strada, nei racconti della gente.

Gioiosa, per partire dal nulla e raggiungere il 25% dei voti senza appoggi e senza soldi, è stato un percorso anche esaltante.
Abbiamo lavorato con tanti nuovi amici, (per la verità ben lontani dallo stereotipo del grillino, intransigente, ottuso e incapace di dialogo). Siamo orgogliosamente onesti, quello sì ("moralisti del cazzo" ci ha urlato un parlamentare di destra in aula) e in questo paese di CettoLaqualunque siamo noi gli strani, quelli da guardare con diffidenza.
Ma non abbiamo perso la gioia nell'incontrarci, nel condividere valori, nel progettare eventi, nel sognare un paese a misura di cittadino, non di banche e multinazionali.


E poi ci sono loro. Il motore del nostro impegno, della nostra proiezione nel futuro.

Noi siamo cresciuti nel benessere ma anche in un torpore menefreghista che ha contribuito allo sfascio.
Abbiamo 40 anni e nessuno ci ha consegnato il paese che dovremo porgere ai nostri figli: se lo tengono stretto per spolparlo meglio.
Se cerchiamo di riprenderci il paese è per i nostri figli, perché non debbano vivere di stenti in un paese senza più cultura, valori, prospettive.
Ecco, se c'è una cosa per cui vorrei tanto un Dio da ringraziare è per i miei figli. Perché sono sani, vitali, felici. Una continua fonte di scoperte, di emozioni, di giochi.
Ognuno dei due tesori ci ha dato grattacapi e ci pone ogni anno di fronte a nuove sfide. 
Non è facile educarli, non è facile trovare l'equilibrio tra le loro infinite esigenze e le nostre, non è facile convivere con due piccoli vulcani di energia e richieste.
Ma, inutile negarlo, sono il centro della nostra vita, di ogni progetto.
E ricorderò il 2013 per i tanti momenti speciali con loro, con loro e con i nostri cari, momenti che ho cercato di immortalare nel nostro album di famiglia, ricco di vacanze, feste, viaggi, incontri con amici, nuovi sport, nuove esperienze...

Ecco, forse quello che mi è mancato di più in questo anno è stato il tempo, 
tempo per il mio compagno di vita, tempo per me stessa.

Ho compiuto 40 anni e sono migliorata in tante cose.
Ho smesso di investire a vuoto nelle amicizie unilaterali.
Non credo più che lo scambio di lunghi monologhi scritti possano davvero portare il chiarimento tra le persone.
Sto imparando a farmi scivolare addosso i capricci distruttivi di alcune persone, anche a me molto care.
Sto imparando a dire NO, a selezionare.

Nel 2014 voglio assolutamente portare a termine i miei progetti di cambiamento professionale.
Voglio imparare ad essere meno irascibile, dire meno parolacce.
Vorrei mangiare bene, senza fretta, e muovermi di più.

E concordo con la mia amica Laura, c'è solo una cosa da augurarsi e in cui sperare: la salute. 
Per tutto il resto ci arrangeremo.



mercoledì 27 novembre 2013

[recensione] Stirare-OH OH


[Sono stata selezionata come tester del nuovo ferro da stiro Perfect Care Pure di Philips. Ecco la mia esperienza]

Sono cresciuta sentendo mia madre definire lo stiro come la peggiore delle torture per una casalinga.
Una volta adulta, fu per me una vera sorpresa scoprire quale effetto distensivo abbia per me stirare. Ebbene sì, devo confessarlo (quasi come se fosse una perversione, invece che una bizzarra terapia): amo lisciare le pieghe, mi piace l’odore del vapore, e trovo rilassante trasformare un groviglio stropicciato in un capo ordinato e pronto per essere riposto nell’armadio.
Ovviamente mi capita di lamentarmi per la pila di abiti da stirare, ma perché
qualsiasi attività diventa noiosa se obbligatoria e ripetitiva, no?
Soprattutto senza lo strumento giusto.

Ecco,
 io con i ferri da stiro non sono mai stata molto fortunata. 

Il mio primo ferro da stiro fu un fiammante Rowenta con caldaia incorporata, top di gamma. Pesante, ma potente. Peccato che, pochi mesi dopo averlo ricevuto come regalo di nozze, mi cadde in terra. Benché sbeccato e difettoso (perdeva acqua e sbuffava in modo anomalo) non ebbi il cuore di sostituirlo (inconsapevolmente già fan della teoria “rifiuti zero”), e mi adattai a stirare con una specie di macchina a vapore del ‘700.
Finché un giorno,  approfittando di una promozione, mi regalai una delle più celebri
marche di ferri da stiro a caldaia, che si rivelò subito una delusione.
Pesante, ingombrante, scomodo, complicato da riempire, lento ad entrare in funzione dopo l’accensione: una vera tortura, tanto che finii per delegare lo stiro il più possibile.

Ecco perché
 ho accettato volentieri di testare l’ultimo modello di ferro da stiro della Philips:
ho sempre apprezzato la marca, soprattutto dalla svolta “sense and simplicity”, difficilmente mi sarei trovata peggio che con il mio catorcio. Ho solo sperato che il nuovo ferro non avesse magagne, poiché, volendo scrivere una recensione sincera e autentica, mi sarebbe dispiaciuto dover stroncare il prodotto.

Ma quello che proprio 
non mi aspettavo è che il Perfect Care diventasse il mio elettrodomestico preferito, soprattutto considerando che gli elettrodomestici non mi hanno mai appassionato.
E’ stato amore a prima vista, fin da quando il fiammante aggeggio ha fatto capolino dalla sua confezione.


Perché Perfect Care Pure è il migliore ferro che io abbia mai provato? 
E’ bello. Ha un design elegante e tecnologico, quasi spaziale: persino le spie blu hanno una funzione estetica oltre che pratica. Giudicate voi: in confronto al mio vecchio rudere  il Perfect Care richiama la fantascientifica robottina Eve del film Wall-E.

  • E’ compatto. A differenza di altri ferri con caldaia, la base sta comoda del ripiano dell’asse da stiro, minimizzando il rischio di caduta accidentale. 
  • E’ pronto in un battibaleno: due minuti dopo l’accensione è già pronto per l’uso e ammicca con le sue luci blu elettrico.


  • E’ facile da riempire! Niente dure valvole da svitare, niente imbutino (che quando serve non si trova mai, risucchiato trai giochi dei figli), niente rischio di venire investiti da un’ondata di vapore incandescente. Si apre un comodo sportellino in qualsiasi momento, anche durante la stiratura, e si rabbocca il livello dell’acqua (demineralizzata, ma per chi non vuole comprarsela al super si può utilizzare la comoda brocca demineralizzante)
  • E' facilissimo da usare! Come diceva il mio vecchio professione di matematica gli aggeggi dovrebbero avere due soli tasti: (H)ON-inziato- (H)OFF-finito. Ebbene, il Perfect Care non ha alcun tasto per regolare l'intensità del vapore o per scegliere il tipo di tessuto:  esiste un’unica impostazione che genera la perfetta combinazione di vapore e temperatura. 
  • Ma, dulcis in fundo, Perfect Care non delude neppure sulla più importante delle sue caratteristiche: stira benissimo!! Puoi stirare su tutti i tessuti stirabili contro tutti i tipi di pieghe:  niente bruciature, niente perdite di acqua, niente aloni lucidi. Ma, benché la temperatura sia mantenuta costante, la stiratura è impeccabile grazie all'elevata pressione del vapore, al numero di fori e alla forma ergonomica. Sì perché mentre negli altri ferri stirava bene solo la punta, qui stira benissimo anche il retro, con il risultato incredibile che basta una passata e le pieghe si distendono.  E quindi anche i miei nervi. 
    Conclusione? Che stirare vi piaccia o vi faccia schifo, Perfect Care è un ottimo acquisto, o, se proprio siete per i regali utili, un regalo che si farà apprezzare. 

    sabato 17 agosto 2013

    Meid-in-Italì

    campagna pubblicitaria D&G

    Qualche giorno fa, mentre combattevo la dolce noia agostana sfogliando Vanity Fair, sono stata colpita da questa campagna pubblicitaria di D&G, gli stilisti considerati (e autocelebrati) come grandi ambasciatori del made in Italy nel mondo.

    (Sì, gli stessi che recentemente hanno chiuso i negozi e imprecato via tweet perché qualcuno ha osato definirli evasori dopo una condanna per frode fiscale.
    Perché si sa, i grandi contribuenti, nel nostro paese, anziché vergognarsi o scusarsi, si indignano e rinfacciano sguaiatamente tutte le tasse che hanno pagato e il bene che hanno fatto nel paese. Come se un assassino si offendesse perché quell'unica volta che ha ammazzato conta poco rispetto a tutto il resto della sua vita in cui si è comportato bene).

    L'immagine ritrae, in un antico chiostro, donne curatissime, appariscenti e molto addobbate,
    intente in una tipica "sceneggiata alla napoletana"...
    Me le immagino lagnose, urlanti, eccessive, sguaiate, volgari nonostante i bei vestiti. 
    Ma le donne italiane sono così? 
    Beh, in effetti, almeno qualche celebre esemplare mi viene in mente, ahimé. 
     

    E gli uomini? Eleganti, bamboccioni, comparse di poco spessore. 
    "Quale sarà il messaggio che la campagna voleva trasmettere?" mi sono chiesta, senza sapermi dare una risposta. Ma l'immagine mi ha messo a disagio, mi ha fatto un pò vergognare...

    Questa mattina su Facebook qualcuno dei miei amici definiva come "divertentissimo" lo spot USA per la FIAT 500L, nel quale l'auto è venduta con un optional particolare: una famiglia di italiani che vive sul sedile posteriore. 


    Lo spot USA per la Fiat 500 L
    Lo spot USA per la Fiat 500 L

    Nello spot della 500 una coppia americana, composta e morigerata, sceglie "the most stylish car we've ever had" e finisce per scorrazzarsi una famiglia di italiani (per l'esattezza napoletani): 
    madre, figlio e, parrebbe, di lui fidanzata. 
    (Il maschio alfa italico ancora non pervenuto).

    I tre sono maniacalmente curati nel look, ma chiassosi, sguaiati, così ignoranti da non sapere che negli USA c'è il dollaro e non l'Euro. 
    Ovviamente non parlano una parola di inglese, ma ne vanno praticamente orgogliosi, sono gli americani a doversi adattare ad espresso, fettuccine, partite di calcio e urli. 

    L'icona della mamma italica, poi, soffocante e petulante, 
    che alleva bamboccioni e poi non vuole che se ne vadano di casa, si preoccupa solo dell'eleganza e non, ad esempio, di una improbabile inversione a U proposta dal navigatore. 
    E, come risultato, il figliolo è un perfetto mentecatto fighetto, 
    preoccupato delle scarpe che indosserà al matrimonio e spudoratamente fedele al mito del latin lover impenitente. 
    "Vorrei accarezzare la tua morbida pelle e portarti sulla spiagga deserta e poi baciarti..." scrive il fedifrago tentatore all'americana così ingenua da cascarci (intanto lui si è già volatilizzato). 

    Alla fine gli americani si "italianizzano", ovvero diventano irritanti, volgari, ma, si lascia intendere, finalmente non sono più noiosi.
    Già, perché con noi italiani non ci si annoia, mentre tutti gli altri sono noiosi.

    Forse sono bacchettona, ma ho trovato lo spot molto deprimente, non divertente.

    Al netto di una sceneggiatura davvero scarsa e dei dialoghi insulsi, 
    e fingendo di dimenticare che il gioiello del Made in Italy è, in realtà prodotto in Serbia, 
    potrei rallegrarmi del fatto che lo stereotipo proposto ci risparmi allusioni a bunga bunga, mafia, pizza e mandolino. 

    E, invece, mi rattrista riconoscere, nello stereotipo, molta, troppa realtà.

    giovedì 20 giugno 2013

    Volpina dentro


    Oggi mi è arrivato il giornalino della Scuola d'Infanzia.
    Uno degli articoli è mio.
    Mi piace copia-incollarlo qui, un pò per riempire il vuoto di questo blog trascurato,
    un pò perché a pochi giorni dalla fine dell'anno scolastico questo articolo è più che mai attuale.




    C’era una volta un bambino che aveva un universo caldo e accogliente tutto suo, fatto di ombra e di silenzio. Ma un giorno fu costretto a lasciarlo per abitare un mondo non più soltanto suo, fatto di colori e di suoni, di strani oggetti di non facile utilizzo, di codici per capirsi vari e impegnativi. Sulle strade di questo nuovo mondo il bambino sentì la paura e conobbe la sua fragilità. Ma accadde che, mentre se ne stava rannicchiato su se stesso, vide luccicare qualcosa sotto un sasso. Ne fu attratto e decise di guardare meglio.
Si trovò così tra le mani un filo che aveva i colori dell’arcobaleno e si perdeva oltre l’orizzonte. Decise di seguirlo e mentre camminava si stupì di vedere con chiarezza ciò che prima gli sembrava incomprensibile, di saper sciogliere il senso di molti linguaggi e capì la bellezza di ciò che gli stava intorno. 
Non sappiamo dirvi dove quel bambino arrivò, ma possiamo dirvi di aver fatto un tratto di strada con lui.

    Riconoscete questo testo?

    Lo trovate nel sito web www.angelavolpi.it. E' una piccola favola che descrive, poeticamente, la missione della nostra scuola: accompagnare i nostri piccoli nel loro primo viaggio fuori dalle mura domestiche, una esperienza formativa magica che lascerà un segno profondo. Sui bambini? Certo, ma anche sui genitori!



    "C'era una volta una mamma che viveva con il suo bambino in un mondo caldo e accogliente, tutto loro..."


    Quando sono entrata a far parte della piccola comunità della Angela Volpi, ero una mamma alle prime armi. Pur vivendo con serenità l'inserimento del mio primogenito, ricordo bene le ansie dei primi giorni. Avrebbe avuto nostalgia? Si sarebbe abituato facilmente alla routine quotidiana? La neo-mamme, si sa, hanno spesso la presunzione che il loro tesoruccio non possa stare bene senza la loro amorevole supervisione…

    Ma sono bastate poche settimane per apprendere la prima lezione "volpina": la fiducia. Fiducia nelle educatrici, nel metodo di lavoro, ma anche fiducia nel mio bambino e nella sua straordinaria capacità di adattarsi e di succhiare come linfa vitale il bello di ogni nuova esperienza.
    In poco tempo ho iniziato a sentirmi partecipe e coinvolta nelle attività della scuola. Colloqui, incontri, feste, recite, corsi di formazione e le fantastiche giornate di "Scuola aperta" mi hanno trasmesso l'importanza della partecipazione.
    Le educatrici della Angela Volpi si impegnano sempre a coinvolgere i genitori. E, così, ho imparato a partecipare al percorso di mio figlio pur dal mio posto: accogliendo i racconti spontanei, raccogliendo ogni prezioso dettaglio che mi è consentito portarmi a casa dell'esperienza di mio figlio. E accettando serenamente il fatto che il percorso è suo, mentre il mio posto è dietro alle quinte.

    Nei tre anni in cui sono stata rappresentante dei genitori, ho imparato la terza lezione: la gioia dell'impegno attivo. Perché è molto più gratificante dare il proprio piccolo contributo alla comunità scolastica che trincerarsi nell'atteggiamento di passiva fruizione di un servizio. E, in questo caso, non sono cresciuta solo come mamma, ma anche come cittadina.
    Ho scoperto quanto sia difficile la gestione un ente educativo paritario in uno stato sempre più avaro di risorse e di regole chiare. La Angela Volpi non sopravvivrebbe senza una immane opera di volontariato da parte degli amministratori, delle educatrici (che si prodigano ben oltre l'orario di lavoro!) e di molti altri sostenitori.
    Ho potuto ammirare da vicino il lavoro discreto e solerte di tante persone, e ne sono stata ispirata in un modo che mi ha cambiato, e che resterà per sempre parte di me.

    Volere è volare. Ecco il quarto insegnamento per cui sono profondamente grata alla Scuola. Avete presente quei momenti in cui una mamma pensa di non poter sopravvivere ai due o tre marmocchi? Ebbene, pur lavorando in condizioni difficili, con spazi risicati la bellezza di 29 alunni per insegnante, le educatrici riescono a seguire i nostri bambini in modo personalizzato, grazie ad un grande gioco di squadra, che consente di incrociare più sguardi su ogni bambino e di offrire a piccoli gruppi di bambini proposte e stimoli mirati. E come far fronte alla scarsità di fondi? Con grande creatività e impegno di tutta la squadra per realizzare foto, video, collette e pesche di beneficenza...

    La passione e l'abnegazione che il personale (docente e non!) della Volpi mette nel suo lavoro sono preziosi, e per niente scontati. E io mi auguro davvero che le gratificazioni umane e professionali possano compensare la loro fatica.

    Dai miei primi passi come "mamma volpina" sono passati ben sei anni: poco dopo la commovente cerimonia di "diploma" del mio primogenito, sono ritornata ai blocchi di partenza per accompagnare la sua sorellina al Nido e poi alla Scuola d'Infanzia. E' stato un lungo percorso di crescita, costellato di fatiche e di emozioni.
    Ancora poche settimane e dovrò recidere il cordone ombelicale affettivo che mi lega a questa scuola, alle persone che mi hanno dato tanto e che sono state un punto di riferimento straordinario per i miei figli.
    Ma, nonostante l'inevitabile groppo in gola, vivo questo piccolo "lutto" da separazione con una certa serenità. Perché le esperienze, le energie, l'affetto e gli insegnamenti non scivolano via, diventano parte di noi.
    Il mio primogenito ha affrontato la scuola primaria forte di un impagabile bagaglio di amicizie, conoscenze e valori. Così sarà per sua sorella.
     E anche per me, che farò tesoro delle preziose lezioni apprese e continuerò ad essere una mamma "volpina" nel cuore.
    "Non sappiamo dirvi dove quella mamma arriverà, ma possiamo dirvi che non dimenticherà mai il tratto di strada percorso insieme a voi."

    Patrizia
    mamma di Alessandro e Valentina





    domenica 21 aprile 2013

    Due mesi, sette anni, quattro anni.

    Due mesi. 
    Due mesi che non scrivo un post. Dopo le elezioni ho cercato di rifocalizzarmi sulla mia vita, sul mio lavoro, sulla famiglia. Ma come si fa a mollare l'impegno politico in un tale caos? E quindi sono stati due mesi molto, molto intensi, e anche molto meno gioiosi dei precedenti.
    Ma come lamentarsi quando tutto intorno a me c'è chi è senza lavoro, senza salute, senza progetti, senza famiglia?

    Sette anni. 
    La durata del mandato del presidente della repubblica.
    Ma nel nostro paese il papa può dimettersi per anzianità invece il presidente viene rieletto a un passo dalla morte per vecchiaia.
    E' evidente che se con il bisogno disperato di cambiamento del paese tutti si sono magicamente messi d'accordo su Napolitano un motivo c'è, e quel motivo NON e' che Napolitano era la scelta migliore per il paese. Per quanto possa essere perfettibile (e lo è!) il M5S è l'UNICA forza che vuole il cambiamento, e sono orgogliosa di sostenere una realtà politica che non rappresenta una casta, la mafia, lobby, poteri forti & c, ma solo i cittadini. 

    Quattro anni...sono passati dall'arrivo di Valentina nelle nostre vite...e non possiamo che festeggiare, incuranti di una pioggia simil-novembrina che impedirà la consueta festa in giardino...
    I bambini sono la motivazione che ci proietta verso mille attività, ma anche il filo che ci tiene ben ancorati alla terra, alla loro realtà semplice, al loro mondo meraviglioso fatto di giochi e personaggi. 
    Un mondo dove tutto gira intorno a loro, soprattutto genitori e nonni, un mondo senza preoccupazioni. 

    Quattro anni che si sentono...è ancora viva la memoria di quando era solo una "Sgnaffulina" che grigniva nella culla, a quando muoveva i primi passi autoproclamandosi "Tella"...ma non è che proprio siano volati questi anni, eh...sono stati anni belli intensi...
    E pur crogiolandosi nel ruolo di piccola di casa, e rimarcando il suo diritto alla irragionevolezza della prima infanzia con non infrequenti crisi di "satanassite"...sta crescendo anche lei...
    E' bella, sana, solare, testarda, prepotente, ma anche affettuosa e, in fondo, sempre alla ricerca di un suo posto d'onore in parte a quello scomodo fratello così bravo. 

    Auguri bambina mia...
    Goditi la tua festa, i tuoi pony, i tuoi affetti e i tuoi meravigliosi quattro anni! 
    la tua mamma (e il tuo papà)



    mercoledì 20 febbraio 2013

    Il migliore rimborso elettorale

    Black block (anzi, BACK BOT! per citare B.) violenti, cattivissimi, gente da centri sociali, sovversivi di estrema sinistra, fascisti, antipolitici, populisti, demagoghi, incompetenti.
    Uh!
    Quanti aggettivi si sprecano per i misteriosi e sconosciuti grillini!
    Per chi non ci avesse mai visto in faccia, ecco una carrellata di queste bruttissime persone.

    Qualcuno dei miei amici è venuto a conoscerci di persona.
    Ha ascoltato le proposte, ha fatto domande, ha giudicato il progetto.
    Una di loro mi ha scritto questa lettera:

    Cara Patti,
    tutti voi siete stati in mezzo alla gente e nessuno meglio di voi ne ha tastato l'umore.
    Nell'ultimo periodo, ho cominciato a spendermi palesemente per il movimento ed ogni volta è stata una sorpresa scoprire quante persone sono orientate a darvi il loro voto!
    Credimi, molte più di quelle che avrei mai immaginato: queste elezioni saranno una grande rivoluzione, ne sono ormai sicura.

    Al movimento il merito di aver ridato la speranza alle persone normali, a quelle che ormai si vivevano anni luce distanti dalla politica italiana.

    Al movimento il merito di aver ridato dignità e significato alla parola Politica, smazzandosi in giro per il paese, con i candidati armati di entusiasmo e di desiderio di incontrare e capire i problemi della gente normale. Al movimento il merito di averci regalato un sogno che non pensavamo più di poter sognare. Al movimento l'enorme responsabilità di non deludere e di trasformare il voto di protesta in voto di merito e fiducia.

    Sai, Luisa Sabbadini (consigliera comunale di Desenzano n.d.r.) qualche giorno fa mi ha chiesto l'amicizia su FB. Perdona l'infantilismo, ma ho pensato: cavolo, che bello, sono amica, seppure virtuale, di una persona che mi rappresenta nel posto dove il destino della gente si può decidere!

    Ragazza cara, un mega in bocca al lupo a tutti noi e un GRAZIE immenso a voi, quelli della prima ora, quelli che non potranno mai più dimenticare la campagna elettorale del riscatto di un popolo, un poco fesso, ma che ha tutto il diritto e il dovere di diventare un popolo migliore di chi, sinora, lo ha indegnamente rappresentato.

    Un abbraccio enorme a te e Giorgio.
    L. 

    Il peso della responsabilità è enorme, e esattamente settimana prossima tireremo un bel respiro e ci rimboccheremo le maniche.
    Ma, per un momento, lasciatemi crogiolare nel migliore dei rimborsi elettorali.

    venerdì 15 febbraio 2013

    1 billion rising e altre rivoluzioni




    Si è avvicinata al palco con i suoi volantini.
    Una bella ragazza.
    Mi ha spiegato che il 14 febbraio in tutto il mondo le donne si sarebbero trovate nelle piazze per ballare contro la violenza e mi ha chiesto se noi del M5S potevamo annunciarlo, se potevamo promuovere l'evento.
    E poi, prima che le rispondessi, ha aggiunto, pensierosa: "Forse è meglio di no, il vostro supporto potrebbe essere strumentalizzato".
    Mi ha lasciato il volantino e se ne è andata.
    Così martedì scorso, a pochi minuti dalla serata TsunamiTour di Brescia, ho scoperto dell'iniziativa "One billion rising." Ballare contro la violenza.

    E con il pensiero sono tornata alla mia prima volta in piazza, esattamente due anni fa, per Se Non Ora Quando, iniziativa che nasceva come apartitica (e oggi è il braccio armato femminile dei partiti e partitini di sinistra). E a tutte le volte successive, con il Comitato Civico. 
    E a tutti gli appelli, alle collette come " Due Euro per Dieci Leggi"

    E mi sono resa conto della mia trasformazione, in soli due anni.
    Non solo da cittadina poco interessata alla politica ad attivista sfegatata. 
    Ma anche nel tipo di attivismo. 
    Sono passata dalla protesta alla proposta.
    Il mio impegno sta per passare dalla protesta in piazza 
    alla proposta di legge.

    Fino a pochi mesi fa mi sarei messa qualcosa di rosso e sarei corsa a ballare. 
    Invece fra un paio di settimane diverse amiche di tutta Italia saranno in Regione e in Parlamento.
    Donne normali, come me. 
    Che lavorano, con o senza figli, che quasi sicuramente hanno subito discriminazioni,  limitazioni, violenze psicologiche o fisiche.

    Come non si combatte il cancro (solo) scrivendo post rosa, ma informando le persone e cambiando stile di vita, non si combatte la violenza (solo) ballando, ci vogliono leggi severissime, 
    investimenti formativi nelle scuole, prevenzione attiva.
    E prima della violenza di genere, va prevenuta la violenza, e, quindi, la disperazione, la solitudine, l'ignoranza. Bisogna ricreare reti di solidarietà, al femminile ma non solo. 
    Perché i carnefici sono a loro volta vittime.

    Alle mie amiche, cittadine oneste e semplici, che fra pochi giorni diventeranno onorevoli e consigliere, 
    io chiederò un impegno speciale per combattere discriminazioni e violenze sulle donne ma anche sui bambini, sui gay, sui "diversi" di qualsiasi tipo. Pene severissime per il femminicidio, per le violenze sessuali, inasprimento delle misure anti-stalking. E farò tutto il possibile per aiutarle in questo obiettivo. 
    Ho ballato anche io, e continuerò a ballare. 
    Aiutando quelle donne e quegli uomini che entreranno nella stanza dei bottoni non per rappresentare multinazionali, banche, istituzioni estere. 
    Non per difendere mignotte minorenni, igieniste dentali superdotate, figli di papà analfabeti, faccendieri, fotografi ricattoni, giornalisti amici, industriali amici, mafiosi amici, sindacati amici, lobby amiche, ladri e ladruncoli di tutti i tipi. 
    Non (solo) per aumentare il Prodotto Interno Lordo, diminuire lo spread, varare lo scudo fiscale.
    Ma per rappresentare tutti noi.
    Noi che vogliamo vivere semplicemente e tornare ad amare uno Stato che, finalmente, ci difenda dalla fame, dalla discriminazione, dall'inquinamento, dall'ignoranza. E dalla violenza. 

    domenica 10 febbraio 2013

    Dipendenze. A cinque stelle.

    Sono drogata. 
    E' come se nient'altro avesse importanza.
    E' come quando sei innamorato e reggi le notti insonni a forza di serotonina...
    E ti batte il cuore al pensiero dei prossimi incontri: conferenze, flash mob, Beppe in piazza!
    E se chiudi gli occhi ti viene da piangere, e non sai se per la stanchezza, per l'euforia, per la paura...
    Ma no, è proprio una sorta di gioia, da drogati.
    Il MoVimento Cinque Stelle dà dipendenza.

    Quando vedo quelle piazze traboccanti mi vengono i brividi, la speranza mi fa vibrare, e mi riempio di quella fiducia che pensavo scomparsa.

    L'Italia può cambiare. Se ognuna di quelle persone non si limiterà a mettere una x, ma, tornando a casa inizierà a pensare a come consuma.
    A come ricicla. A come educa i suoi figli. A come si informa. A come NON più accettare di vedere un paese meraviglioso venduto e distrutto.

    Si può avere il senso dello stato in uno stato che fa senso? Lo stato è ognuno di noi, ognuno di noi dimostra che stato vuole ogni giorno, in ogni scelta della vita quotidiana.
    Se tu non ti interessi di politica, la politica si interessa a te e al futuro dei tuoi figli.


    Ore e ore di lavoro senza sentire la fatica. E con il pensiero a chi attacca manifesti (nei posti assegnati e non in quelli abusivi!).
    A chi si gela ai gazebo e manda un tweet per raccontare che la gente non scappa più, ma si ferma e vuole capire.
    A chi monta un video fino alle 4 del mattino.
    A chi si smazza tonnellate di documenti e di burocrazia.
    A chi cerca rappresentanti di lista che vadano a controllare nei seggi.
    A chi organizza un pullman per Roma, e si rende conto che quella sera la racconterà ai suoi nipoti, un giorno.
    A chi studia tutta la notte lo statuto della Regione e le leggi sull'ambiente.
    A chi sta cercando un esperto di linguaggio dei segni perché il comizio di Beppe sia accessibile a tutti.
    A chi sta girando per l'Italia per parlare con la gente.
    A chi passa ogni sera in una sala civica diversa, nei paesini più sperduti, per spiegare che Grillo non si candida e non ci guadagna nulla se non la soddisfazione, che i nostri problemi di democrazia interna sono problemi solo all'esterno e che, no, non faremo come gli altri. Perché se ti vuoi arricchire non fai politica con il Movimento 5Stelle.
    Siamo poveri, e questo garantisce la nostra libertà, la nostra indipendenza.

    Venerdì sera dopo l'ennesimo incontro, dopo la conferenza stampa, finalmente abbiamo cenato insieme, mancava poco a mezzanotte e stavo per svenire dalla fame.
    C'era un giornalista, con noi, ci ha chiesto se poteva seguirci, e dopo un pò parlava e beveva con noi, io non posso pensare che non abbia capito come siamo felici di fare quello che stiamo facendo.
    Come siamo diventati quasi una famiglia allargata.
    E, infatti, ci ha chiesto se può venire a Roma, con il pulman, per seguire la serata finale di Beppe.
    Chissà, forse si aspettava che gli rispondessimo "Mah, guarda, chiediamo a Casaleggio", perché sembrava stupito quando gli abbiamo risposto "Ovvio che sì, ti paghi la tua quota e sei benevnuto!".

    Anche in famiglia ci si scontra ogni tanto, e la democrazia estrema a volte è sfinente...in certi momenti vien voglia di invocare una decisione calata dall'alto.
    Lo stress fa brutti scherzi, e rimpiangi per un secondo che l'oscuro guro Casaleggio non ti piloti davvero, scegliendo per te. E invece niente di niente, ci tocca smazzarci tutto da soli.
    Regole interne, condivisione, organizzazione di 30 eventi in un mese.

    Ma poi capita di incontrare negli uffici di un Comune lo sgaloppino di un altro partito, che ti confida che ne ha già i coglioni pieni, tutto è deciso e i singoli sono pedine, sai che motivazione.

    E capisci che la libertà è faticosa, ti dà responsabilità ma è anche quello che rende degna ogni azione. La libertà in questo paese è merce rara e preziosa, ed è incredibilmente motivante.

    Noi ci stiamo ammazzando di lavoro volontario per poter essere rappresentati da persone come noi, che non hanno altri interessi che quelli di tutti i cittadini.
    I soldi sono una motivazione solo per i poveri di spirito (o per i poveri, ovviamente).
    (Quindi io devo essere ricchissima di spirito visto che in questo momento lavorare per soldi mi appassiona assai di meno che farmi in quattro gratis per una cosa in cui credo).

    Ma abbiamo i nostri meravigliosi candidati da presentare al mondo, sono i nostri portavoce, sono quelli che abbiamo scelto e preferito tra tutti coloro che si erano proposti.
    E sono stati preferiti per la loro integrità, per la credibilità, per la stima che si sono conquistati.
    Mica perché amici di, amanti di, favoriti da.

    E con il pensiero vado a "quel giorno", quando sarà tutto finito e tutto starà per iniziare, si ritirerà l'onda dello tsunami e lascerà a terra molti ladri.
    Ma noi no, noi dovremo iniziare a navigare allora.
    E un pò ci disperderemo, ma solo fisicamente, perché ci sarà una rete fortissima e invisibile tra di noi.
    Perché mai, per il resto delle nostre vite, potremo dimenticare le emozioni di questa campagna elettorale.


    P.S. martedì 12 febbraio 2012, Beppe Grillo in piazza Loggia
    Abbiamo schierato 3 film maker (tutti volontari), ci saranno anche le TV ma solo a caccia di gossip e non faranno vedere la piazza che scoppierà, ci saranno artisti, sorprese di carnevale, musica e tanta gente che muore dalla voglia di unirsi, di fare casino, e poi ci saranno i nostri candidati, stravolti dal tour elettorale, dalle notti in piedi a studiare diritto, emozionati e increduli che finalmente tocchi a cittadini puliti e volenterosi andare a rappresentare i cittadini nelle istituzioni...sarà magico!! Abbiamo anche musicisti che hanno composto canzoni originali per l'evento, albergatori e ristoratori che fanno a gara per ospitare Beppe...e noi non stiamo nella pelle di gridare gioiosi PIAZZA LOGGIA ASPETTACI!! arriviamo noi a difenderci!!!!! E poi a giugno, quando in Loggia ci saremo,  voglio vedere se gli ambientalisti bresciani che ci sputano in faccia dandoci dei fascisti diventeranno più gentili con noi!

    domenica 3 febbraio 2013

    My little pony

    Io non ho pregiudizi.
    Io non ho pregiudizi.
    Io non ho pregiudizi.
    Io sono aperta di vedute.

    Ecco, a dire il vero, ho solo qualche PICCOLISSIMA preclusione verso alcune proposte televisive per bambini.
    Come gli orridi e lobotomizzati Teletubbies, prodotto confezionato per rimbambire i toddlers e prepararli a un futuro di teledipendenti.
    Come l'orsetto bulimico e pigro Winnie the Pooh e i suoi amici diversamente intelligenti del bosco dei 100 acri.
    Come il violento Ben10 e la sua sfilza di mostri da combattere.

    Ma come potrei non essere tollerante nei confronti dei cartoni? 
    In fondo, sono cresciuta a pane e eroine transgender della rivoluzione francese. 
    Le mie prime pulsioni erotiche sono state per Capitan Harlock, e ho pianto fiumi di lacrime per le tragiche vicende di orfanelle assortite: da Heidi a Candy, passando per Annadaicapellirossi.

    Quindi ho sopportato stoicamente Thomas il Trenino e i suoi incidenti.
    Quei rompipalle saccenti dei Little Einstein.
    Le angoscianti avventure di Conan (serie vintage preferita a suo tempo dal marito A.M. e proposta ad Ale a soli 4 anni, e da lui soprannominata "Conad" come la catena dei supermercati).
    La saga infinita di Harry Potter.
    Persino i guerrieri Ninjago della Lego.

    Ma c'è un cartone che proprio non posso tollerare.
    Un cartone la cui scala cromatica va dal rosa pallido al viola.
    Protagoniste: un branco di intriganti e starnazzanti pony femmine dotate di fluenti capigliature fucsia e pervinca, dedite all'arte dell'intrallazzo, del pettegolezzo e di violenze psicologiche assortite.
    Un prodotto perverso, costruito per vendere una collezione infinita di stupidi personaggi dai nomi improbabili come "RainbowDash" (Rembolasc, per Valentina) o "Princess Celestia" (Prinseseleftia). Già non concepisco la ghettizzazione dei giocattoli rosa, figuriamoci se posso accettare un intero cartone pink. 


    Titolo: MyLittlePony (già "Mio mini pony")
    Sottotitolo: L'amicizia è magica.
    Descrizione: è una serie animata dedicata ad una linea di pony colorati giocattolo indirizzati ad un target di bambini molto piccoli e prodotti dalla Hasbro.

    Da Wikipedia: Trama


    La serie segue le avventure di un unicorno di nome Twilight Sparkle, allieva prediletta di Princess Celestia, sovrana di Equestria. Twilight, temendo l'avverarsi di un'antica profezia, cerca di avvertire la principessa, ma quest'ultima, preoccupata piuttosto per la poca socialità e l'eccessiva reclusione dimostrate dall'allieva, ignora la minaccia e invia Twilight e il suo draghetto assistente Spike alla cittadina di Ponyville con il compito di stringere nuove amicizie; qui, Twilight conoscerà i pony di terra Applejack e Pinkie Pie, i pegasi Fluttershy e Rainbow Dash e l'unicorno Rarity. Durante la ricerca degli Elementi dell'armonia, gli unici artefatti in grado di contrastare il profetizzato ritorno della malvagia Nightmare Moon, Twilight scopre il valore dell'amicizia e decide di restare a Ponyville per approfondire questo sentimento.

    Rendo l'idea?
    Un Beautiful in salsa equestre!

    Come dicevo, sono una persona tollerante, aperta, e che cerca di alleggerirsi dei propri pregiudizi.
    In teoria.
    In pratica devo ripetere il mantra:
    Io. Non. Ho. Pregiudizi.

    Non importa.
    Se.
    MyLittleCazzodiPony.
    E'.
    Il.
    Nuovo.
    Cartone.
    Preferito.....
    ....

    ...di Alessandro.

    giovedì 31 gennaio 2013

    Tanti auguri a noi




    E' che esattamente 8 anni fa mi aggiravo come una balena spiaggiata, con una pancia di quasi 42 settimane che era il centro del mondo. E per essermela fatta squarciare per farne uscire te, prezioso contenuto, ci ho guadagnato qualche pacca sulla spalla, due etti di S.Daniele, qualche mazzo di fiori e ciao.
    Tutti i complimenti, le attenzioni e i regali sono state per te.
    (E meglio, così me ne sono rimasta un pò in disparte con la mia pancia vuota e dolorante, le tette di marmo e, dentro, una rivoluzione che chiamarla baby blues è un eufemismo).

    Da allora ci sono stati sette compleanni, questo è l'ottavo. E, giustamente, poiché si festeggia la tua venuta in questo mondo, sei di nuovo tu il centro dell'universo.
    Inviti, nonni, amici, torta, animatrice, regali, palloncini, decori. Non mancherà nulla per celebrare degnamente l'anniversario della tua nascita.

    Io resterò, come sempre, dietro alle quinte. (E, un pò più defilato ma sempre presente, tuo padre).
    A curare la regia della tua vita.
    Feste.
    Compiti.
    Amici.
    Giochi.
    Sport.
    Vestiti.
    Hobbies.
    Letture.
    Scuola.
    Vacanze.
    Recite.
    Saggi.
    Ma anche malattie.
    Piccoli incidenti.
    Difficoltà.
    Delusioni.
    E, tornando a ritroso nel tempo, notti insonni.
    Tanta cacca da pulire.
    Capricci.
    Dentini.
    Svezzamento.
    Allattamento.
    Gravidanza.

    Ovviamente non te lo dirò perché non capiresti, ma il tuo compleanno (come quello di tua sorella) io lo vivo come anche una celebrazione del nostro amore per te.
    Ma anche della pazienza.
    Dell'impegno.
    Della fatica.
    Della gioia.
    Delle arrabbiature.
    Delle sorprese.
    Delle difficoltà.

    Perché essere genitori è tutto questo e molto di più.
    Non è solo dare la vita è anche dare un pezzo (un bel pezzo) della TUA vita,
    a una creatura che la fagocita vorace e non ne avrebbe mai abbastanza.
    E che potrà iniziare a capire tutto ciò solo quando avrà, a sua volta, 4 kg scarsi di neonato urlante fra le braccia
    (e nemmeno un libretto di istruzioni).

    E quindi buon compleanno anche a noi. Perché siamo stati fortunati però anche bravi.
    Ce la mettiamo tutta per essere non perfetti ma "sufficientemente bravi".
    Non ci siamo risparmiati, però cerchiamo un equilibrio, cerchiamo di trasmettervi che la famiglia non è un ente assistenzialista ma una piccola comunità dove ognuno nei limiti delle sue possibilità deve portare un pò di impegno e di pazienza.
    (E, in questo periodo, vi stiamo chiedendo, più del solito, di avere pazienza).

    Non ti ho mai scritto biglietti di auguri, per il tuo compleanno. Avrei potuto farlo e conservarli insieme agli altri, tutti quelli che hai ricevuto fin dalla nascita, per quando te ne fregherà qualcosa.
    A parte che è il primo anno in cui i miei auguri li leggeresti speditamente.
    Ma poi mi è sempre sembrato un pò strano, ridicolo.
    Il fatto è che mi sembra di sentire la tua voce seccata quando dico cose patetiche come "Dove è andato il mio bambino?"e il tuo "Mammmaaaa" annoiato di rimprovero.

    Tu ed io in alcune cose ci assomigliamo, per esempio in certe cose siamo orgoglioni e insolitamente pudici, e anche io mi sentivo in imbarazzo quando mia mamma faceva la sdolcinata.

    Però ci sono un sacco di cose che vorrei dirti, e che cerco di trasmetterti qua e là, senza troppa enfasi. 
    Che sono orgogliosa di te.
    Che ti apprezzo per la tua indipendenza, la tua fantasia, il tuo essere buono e generoso.
    Che ti sono infinitamente grata per la tua pazienza con tua sorella.
    Che ti rompo l'anima perché sei svampito, un pò pasticcione e disordinato, ma lo faccio sapendo benissimo che più di tanto non riuscirò ad incidere sulla tua indole.

    Se vorrai un giorno ti impegnerai e avrai una calligrafia bellissima o forse no, ma, fondamentalmente: chissenefrega.
    Sei felice, sereno, rispettoso, e sai farti volere bene. Tanto mi basta.
    Ti amo dell'amore più viscerale e disinteressato che esista.
    E brindo con tuo padre alla tua nascita, che fu l'inizio della nostra nuova vita.

    Tanti auguri a noi!

    domenica 6 gennaio 2013

    E comunque buon anno....

    ...cari lettori che magari mi leggevate per farvi quattro risate leggere...
    ...che magari apprezzavate i miei raccontini di famiglia...
    e che ora probabilmente state scuotendo la testa, e pensando che questo blog è ormai è una rivista di politica...

    La verità è che ho un sacco di post chiusi dentro...
    ...sulle vacanze,
    ...sui bambini,
    ...sul senso del Natale,
    ...sui libri che sto leggendo,
    ...sul fatto che ogni volta che mi vanto della mia salute di ferro attiro qualche virus e ora ho un bel raffreddore...

    ...ma non capita tutti i giorni di essere diventati attivisti politici.
    Di essere "vedove" di un candidato al consiglio di una delle regioni più corrotte del paese.
    Di cooperare, contemporaneamente alle campagne elettorali per un comune, una regione e un parlamento (sempre che il parlamento europeo non cada all'improvviso!).
    Di correre per l'unico movimento che rappresenta i cittadini, opera senza soldi ed è osteggiato da tutti, 
    e accusato di ogni falsità.
    E di avere, in contemporanea, anche una famiglia, una casa, un lavoro da gestire (ovvero quelle tre cose che, combinate, bastano e avanzano per rendere la vita di una donna una corsa ad ostacoli).

    E quindi, che ve lo dico a fare, devo trascurare tante cose che amo: la lettura, il blog, la vita sociale, il tango...
    Anche se, per, fortuna, le vacanze sono state ricche di momenti condivisi con gli amici vecchi e nuovi e con la famiglia. 
    Non è che la politica è o sarà mai la cosa più importante, eh!
    Prima vengono o verrebbero tante altre cose della vita...
    Ed è proprio per proteggere queste cose che noi abbiamo deciso di provarci. 

    Non vogliamo l'applauso. 
    Non vogliamo convincervi. 
    Non vi chiediamo il voto. 
    (Certo, magari, se siete un familiare stretto sarebbe anche delicato e carino da parte vostra 
    evitare di raccontare alla cena di famiglia che voterete qualche relitto del sistema perché qualche opinionista di Facebook vi ha convinto che è la scelta migliore per combattere la sinistra. Ma "nemo proheta in patria", si sa).

    Magari dateci i vostri consigli, i vostri suggerimenti. 
    E grazie se ci incoraggerete invece di scuotere la testa e ribadire che "tanto non cambierà nulla".

    E, comunque, buon anno!

    Donna Moderna e la democrazia del Movimento

    Sono una vostra lettrice dal primo numero.

    Ho quasi 40 anni, sono mamma, moglie, lavoratrice autonoma (vessata da tasse e burocrazia), cittadina esasperata e attivista del Movimento 5 Stelle.

    Ho letto con molto interesse il vostro articolo sulla Salsi, nel numero 52, e ci terrei a fare alcune precisazioni.

    "Chi sceglie i candidati, i partiti o i cittadini?" scrive Maurizio Dalla Palma.
    Il Movimento 5 Stelle è stata la prima formazione politica che abbia mai consentito di scegliere ai cittadini non solo i leader, ma i suoi candidati.
    Tra novembre e dicembre abbiamo scelto i nostri candidati per le comunali, le regionali e le politiche (prontamente copiati dal PD che ha applicato la stessa formula lo scorso 29 dicembre. Senza restringere, però, la selezione agli incensurati).
    Federica Salsi non è una candidata, è una consigliera comunale di Bologna, ed è stata scelta non da Beppe Grillo, ma dai cittadini.

    "Continua a far discutere la decisione di Beppe Grillo di cacciare dal Movimento Federica Salsi, "colpevole" di aver partecipato ad una puntata di Ballarò"
    Federica ha partecipato a Ballarò  di sua iniziativa e senza consultarsi con il suo gruppo.
    In trasmissione non si è limitata a parlare di ciò che conosce bene, la sua esperienza bolognese,
    ma si è allargata con varie imprecisioni su questioni non di sua competenza come le elezioni in Sicilia e la politica nazionale.
    Sicuramente non avvezza al botta e risposta e ai ritmi sincopati dei talk show, non ha certo potuto trasmettere, nelle poche battute concesse, il senso del Movimento:
    cittadini onesti che si partecipano attivamente ad una politica non solo di protesta ma di proposta e rinunciando ai personalismi, ai privilegi, a tutto ciò che avvicina alla "Casta" e allontana dai cittadini.
    Conclusione: l'intervento della Salsi, che non aveva alcun titolo per parlare a nome del Movimento nazionale, ci ha danneggiato.
    Ma la "cacciata" non è avvenuta dopo questo episodio, bensì dopo che la stessa Federica ha iniziato a dedicare molto tempo all'attività mediatica (con continue accuse e polemiche) invece che focalizzarsi su  ciò per cui era stata eletta.
    E, non a caso, le accuse più dure (e, spesso, inqualificabili nei modi) le sono state mosse dai suoi compagni.

    In tutti i partiti avvengono le "epurazioni", ovvero la cacciata di persone che non sono più gradite.
    Da nessuna parte ciò accade pubblicamente da un blog, da cui l'accusa di scarsa democrazia.

    Ma è anche vero che la democrazia richiede senso civico, coerenza, rispetto delle regole.
    Doti che in Italia sono scarsamente diffuse.
    In nome della democrazia ognuno pensa di poter fare come gli pare, a partire dai politici che cambiano le leggi per tutelare la propria cerchia.
    Non è vero che gli attivisti 5 stelle non possono andare in TV.
    Qualche giorno fa in TV ci sono stata un'ora, a portare la mia esperienza locale.
    Prima ancora mi sono confrontata alla radio per un'ora con Matteo Pucciarelli di Repubblica, ma sempre parlando di cose che conosco

    Ma se fossi andata in qualche salotto nazionale a parlare di politica estera o di spread, ad esempio, o a farmi impallinare per la mia ingenuità da gente che usa la dialettica politica da sempre, non avrei tradito la regola "no al talk show", avrei tradito la regola "politica dei fatti e non chiacchiere, competenza, gioco di squadra".

    Il Movimento 5 Stelle ha pochissime regole, che servono a "vaccinarci" dal diventare come i politici di professione: autoreferenziali, abbarbicati al potere,
    drogati di visibilità mediatica (e lontanissimi dalla gente).

    Chi tradisce lo spirito di gruppo, chi gioca al leaderino, chi insegue la popolarità personale o vuol forzare la mano sui due mandati o desidera coprire più cariche contemporaneamente, viola lo spirito del Movimento e nuoce non a Grillo, ma a tutti noi attivisti.
    Che ci facciamo in quattro per cambiare le cose, per essere finalmente rappresentati in uno Stato che non ci ascolta e che ci tradisce ogni giorno.

    Grillo è il garante del Movimento. Le sue uscite dal blog spesso sono spiazzanti, e di sicuro non fa nulla per piacere a tutti. Ma senza il suo incoraggiamento e la sua iniziativa, tanti bravi cittadini non avrebbero mai  scelto di darsi alla cittadinanza attiva. E, dato l'individualismo italico, magari sarebbero ancora lì a dibattere sui colori del logo o a disperdersi in micro-movimenti di tutti i colori: arancioni, viola...

    La scelta di Grillo di non transigere sulla coerenza e sul rispetto delle regole può suonare autoritaria.
    Ma Grillo, in realtà, si limita a inibire l'uso del logo a chi danneggia il Movimento, ma
    non controlla affatto chi sono i candidati, le regole che i gruppi locali si danno, i programmi e le azioni sul territorio.
    Siamo totalmente liberi di confrontarci, discutere tra di noi, di trovare le soluzioni.
    Prendere decisioni condivise a volte è molto impegnativo proprio perché da noi "uno vale uno". La voce del candidato non vale più di quella dell'ultimo arrivato, altro che mancanza di democrazia!!
    E siamo noi, non Grillo, nei laboratori civici di studio, ai banchetti al gelo a raccogliere le firme,
    a spiegare alla gente la teoria della decrescita felice, dei rifiuti zero, della partecipazione attiva.
    Siamo noi a metterci la faccia anche nel presentare i candidati che abbiamo votato e che sosterremo al massimo prima e dopo le elezioni, perché siano i "portavoce" di tutti i cittadini.

    "Una carrierista o una vittima dell'antipolitica, di quel vento emotivo che tutto distrugge e nulla crea?"
    suggerisce al lettore il giornalista prima di una intervista in cui Federica si rivela come una piacevole e moderata madre di famiglia con cui qualsiasi lettrice non può che empatizzare?
    Sul carrierismo della Salsi mi permetto di osservare che da oltre un mese la signora imperversa su tutti i media.
    Sul tema del "vento emotivo che tutto distrugge e nulla crea" l'autore dell'articolo evidentemente non sa che ci sono moltissime proposte creative e per niente distruttive  nel nostro programma, che è perfettibile, ma nuovo e finalmente creato dai cittadini attivi (non dal ghost writer di qualche segretario di partito).

    E da una rivista come Donna Moderna, mi aspetterei non solo il ritratto della "martire" Salsi.
    Ma anche, per amore di verità, notizie importanti per le donne.
    Ad esempio, perché non scrivete che in un paese, il nostro con uno scarso 11% di parlamentari donne, il 55% dei capilista candidati dal M5S sono donne, il 66% in Lombardia?
    Perché non scrivete anche che il M5S è l'unica realtà che candida incensurati, che rifiuta qualsiasi privilegio e i cui eletti restano in carica al massimo due mandati e poi tornano alla loro vita?

    Fa più rumore un albero che cade o una foresta che cresce?
    Per una Salsi che si lagna della "poca democrazia" ci sono migliaia di  altre "donne moderne" che solo nel Movimento 5 Stelle hanno trovato lo spazio per attivarsi, e sono molto apprezzate.
    La stessa nostra candidata Presidente della Regione, Silvana Carcano, è una donna, una madre, una persona che si spende tantissimo anche per una società meglio rappresentata.

    Chissà se mi risponderete mai...in fondo siamo al 61° posto per libertà di stampa...
    Io continuerò a leggervi.
    E a battermi perché onesti cittadini entrino nelle istituzioni e rappresentino la mia voce,
    non solo quella dei grandi poteri economici, già abbondantemente tutelati dalla nauseabonda classe dirigente che si accapiglia in un disgustoso balletto pre-elettorale...