giovedì 25 febbraio 2010

Non è un paese per mamme

Ore 14.30. Arrivo al paesello in anticipo rispetto all'apertura della scuola materna. La puffa piccola è con me in macchina, piange perché è stanca e non riesce ad addormentarsi.
Di fermarmi a casa non se ne parla. Non farei in tempo a scaricare passeggino, borse, cappotti che sarebbe già ora di re-incartare la piccola e ripartire.
Decido di fare una passeggiata vicino alla scuola. Il selciato della chiesa è perfetto per frullare avanti e indietro il passeggino, il rumore delle ruote sui ciottoli aiuta la piccola insonne a cedere alle lusinghe di Morfeo.
A questo punto ho quasi un'ora per passeggiare amenamente e godere delle numerose opportunità di shopping e di svago offerte dal centro storico del paesello.
Il parco è in pessime condizioni: vicino alle panchine non c'é un prato (o uno dei quei comodi tappetoni verdi che si trovano nei  parchi cittadini) ma solo fango. All'uscita della scuola da mesi quasi nessuna mamma si ferma:  i giochi sono frequentati da ragazzini corpulenti o gruppetti di extracomunitari, spesso badanti dell'est che parlano fitto tra loro, neri o signore velate taciturne.
I negozi sono quasi tutti chiusi. C'è il solito macellaio dall'aria nevrotica, che fuma sull'uscio del negozio e squadra i pochi passanti con un'espressione poco invitante. Non sono mai entrata da lui. Chissà se si lava le mani prima di affettare la bistecca. Ogni tanto passa qualche motorino il cui rombo infastidisce il sonno della piccola.
Potrei entrare in uno dei bar, ma sono sempre traboccanti di compaesani sfaccendati e urlanti e non mi ispirano nemmeno un pò.
Decido di visitare la Bottega del Centro: almeno il passeggino ci passa,  non ci sono barriere architettoniche e sono sempre di una gentilezza squisita. Due acquisti al volo ed è già ora di andare a prendere il puffo grande.
Nell'uscire dall'asilo i soliti saluti frettolosi con le varie mamme.
E ora che si fa? E' una bella giornata. Dopo sette mesi di pomeriggi piovosi non ho alcuna voglia di correre a casa, 
né di spostarmi con la macchina. 


Dove vanno le mamme dei 180 bambini della scuola, o almeno quelle di loro che non sono al lavoro a quest'ora? 


Quando ero piccola, il mio dopo-scuola era prevalentemente ambientato nei giardinetti o nei cortili sotto casa. 
Io giocavo con frotte di coetanei, mia mamma si intratteneva con le altre genitrici, e con alcune di loro aveva costruito delle amicizie solide, quotidiane, e intense come e più di una parentela. Era solo un quartiere residenziale, ma c'era molta più "comunità" che non in paese, o almeno nei due paesi dove ho vissuto. Le botteghe, il supermercato, la pasticceria, i giardinetti, le scuole. La vita di tante famiglie si intrecciava nello spazio di tre isolati. Sapevi sempre dove andare, dove incontrare gente.


Decido di sfruttare i tempi morti per far sfoltire le parrucche ormai ingestibili dei miei bambini.
La parrucchiera è gentile ma sempre un pò freddina. I bambini sono vivaci ma bravi.  
Il grande canta canzoni per distrarre la sorella e chiacchera. Un pò ad alta voce, ma insomma. La piccola 
risponde con gorgheggi e battimani. Nel congedarci la parrucchiera si lascia sfuggire un paio di battute pseudo-simpatiche, tipo. "Ma sono sempre così?", "Ma fino a che ora dura il concerto la sera?" 
Il risultato, per dirla tutta, non è nemmeno un granché. 15 euro -senza ricevuta. 
La prossima volta li taglierò io, così non dovrò preoccuparmi di importunare nessuno.


Proseguiamo il pomeriggio all'insegna della simpatia nella rinomata pasticceria col nome di un fiore, raggiungibile con 5 comodi scalini. Ma d'altra parte quale mamma non adora portare di peso 8 kg di passeggino 8 di neonato e 5 tra borsa e spesa? La mia schiena ringrazia.
Mentre scegliamo le pastine, l'attenzione del mio bimbo viene attratta dagli espositori traboccanti di dolci e pupazzetti.
"Guarda che se mi sporchi ti do lo straccetto per pulire, eh!" minaccia la commessa.
Io non lascio mai che mio figlio si comporti come una cavalletta in giro, e vigilo sempre perché non faccia danni,
rammentandogli in continuazione i fondamenti della buona educazione. Certo, non posso né imbavagliarlo né incerottarlo, né impedirgli di essere spontaneo, curioso, vivace come ogni bambino dovrebbe essere. Ci sediamo al tavolino, e io non mi sento per niente a mio agio. Siediti bene, non urlare, ti stai sporcando tutto, hai le mani piene di crema.  
La prossima volta meglio una merenda in cucina, dove se proprio i bambini sporcano non devo sentirmi in colpa con nessuno. 4,8 Euro. Quasi quasi rimpiango la pasticcera musona in piazza, che dopo  due anni di merende adesso riesce anche ad abbozzare un quarto di sorriso (sempre che non sia un principio di paresi). Almeno è più economica e, poiché non dice nulla, non è simpatica ma non è nemmeno stronza e antipatica come questa qua. 


Che tristezza. Ripenso alla lezione che ho tenuto stamattina. Il cliente non cerca prodotti o servizi, ma vuole stare bene, vivere delle esperienze d'acquisto piacevoli, trattenersi volentieri nel punto vendita.  I commercianti del paesello hanno appena aderito a "Carta Valore", l'iniziativa del comune per premiare i cittadini che scelgono la spesa locale. 
Chissà quando scopriranno che, se proprio deve essere trattato in modo freddo e anonimo il cliente prende e va al centro commerciale, dove almeno troverà ampia scelta, l'area giochi, la nursery, un gelato fantastico, la lavanderia, il ciabattino, il parcheggio gratuito e una galleria dove i bambini possono correre indisturbati e senza commenti acidi.  


Ecco, già li sento i detrattori dei centri commerciali, mio marito in primis: 
"Che schifo, che tristezza". Ditemi voi: che alternativa c'è? 
L'oratorio? Da quando c'è il prete nazista i genitori che lo frequentano vanno più volentieri dal dentista. 
La biblioteca? Posto stupendo ma non attrezzato per i nani. Ci fosse un angolo morbido, un posto dove far merenda...
Il locale attrezzato con gabbia-bimbi? Non si capisce perché, ma apre solo la sera.


Incontrarsi con le altre mamme? Giuro, io ci ho provato e ci sto provando. Con l'unica mezza amica che ho al paesello l'ultimo appuntamento per una merenda è slittato 5 volte a causa dell'alternanza di malanni, ed è poi caduto in prescrizione per sfinimento. Con le amiche madri bresciane le difficoltà logistiche sono tali da rinunciare in partenza.
I miei tentativi di rendez-vous più casual con altre locali portatrici di nani piccoli si scontrano con l'essenza un pò cavernicola del bresciano medio. Si, si vediamoci dai. Ma poi, al momento del dunque, hanno commissioni urgenti da sbrigare, non si fanno nemmeno più sentire e l'invito non lo ricambiano mai. 
Amici amici, amici un casso.  


Il sole inizia a calare. Sto quasi per andare dal siciliano che vende le arance sul camion, uomo inquietante ed assai antipatico, ma almeno esotico. 
Poi decido che per i bambini può essere più divertente il lavaggio dell'auto. Quando ci avviciniamo alle spazzole rotanti Alessandro è eccitatissimo. L'uomo del lavaggio mi indica con gesti confusi come arrivare sul binario e mi apostrofa sgarbatamente: "Ma sei praticaaa?". 
Ci mancava il lava-auto che mi fa sentire inadeguata, penso, mentre l'auto viene trasportata in un vortice di schiuma e di rumore, tra l'entusiasmo dei pupi. 7 Euro, grazie.





venerdì 12 febbraio 2010

Le imprese bresciane e il marcheting

Mi chiama il marketing manager di una famosa impresa industriale. Deve fare la brochure.
Gli chiedo quali sono i loro obiettivi strategici. Risposta confusa. 
I loro principali mercati? Risposta vaga.
Il fatturato per mercati? E' un dato riservato. Quindi non glielo hanno detto, ammette imbarazzato.
Le esigenze della clientela? Qualità, servizio, prezzo...bla bla...Ma va?
Perché non fate una bella indagine sulla soddisfazione della clientela per capire dove migliorarvi? 
Ma...non so...è già stata fatta.... non serve...
Una bella analisi della concorrenza? Non c'è tempo, non è il momento, prima bisogna fare la brochure.
E rifare invece il sito, che è aggiornabile e non diventa obsoleto in 2 mesi?
No, quello lo abbiamo appena rifatto quindi si tiene così.
Dopo 2 ore di colloquio inconcludente arriva il titolare, risponde a tutte le domande in 5 minuti (il brochure-manager prende appunti) ha già tutte le risposte, e una certezza granitica: la priorità ce l'ha la brochure.
Che messaggi dare? Vedete voi, ma deve essere in cinque lingue e pronta domani.

Della serie: non so dove vado, né perché, ma so come voglio andarci. E ci vado spedito.


Prestigiosa azienda distributiva.
Deve fare la campagna pubblicitaria. Ha messo in gara un pò di agenzie, con un brief che è il trionfo della vaghezza. "Vogliamo rafforzare il brand". Vabbeh...meno male che non chiedono di "vendere di più", è già qualcosa.
ll target? Uomini e donne dai 17 ai 40 anni. Uhm, molto definito, come target. Che tipo di persone sono, che esigenze hanno, perché dovrebbero scegliervi?
"Se sapessi dire io perché dovrebbero scegliermi, credo farei la campagna da sola!".



I negozi sono un disastro comunicativo, dall'insegna alle vetrine al personale. Loro lo sanno benissimo e assicurano che è previsto un cambiamento.  Perché, allora,  non cambiate prima la sostanza e poi la comunicazione? Così rischiate di innalzare eccessivamente le aspettative rispetto ad una shopping experience che sarà deludente e anonima!
Perché dobbiamo far capire che siamo meglio degli altri.

Ma la chicca è questa. Quale è la vostra strategia di marketing, giusto per capire in che direzione deve andare la campagna? Ma la strategia di marketing ce la dovete dire voi! Cosa dobbiamo fare e come per raggiungere gli obiettivi!

Ovviamente la strategia la vogliono regalata, come tutto il resto. 
Con la scusa della gara, si ciuleranno le idee migliori e le realizzeranno probabilmente alla cazzo di cane, in sequenza nasometrica, senza alcuna coerenza logica. Quando si stuferanno dell'agenzia prescelta, faranno un'altra gara e ricominiceranno da capo, senza alcuna continuità.
E se andranno male la colpa sarà 1. del mercato che non li ha capiti. 2. della concorrenza, che li ha copiati e quindi è stata facilitata nel fare meglio. 3. della crisi.


lunedì 1 febbraio 2010

Cinque anni fa

Cinque anni fa la mia esistenza si svolgeva nei confini familiari del mio ego.
Perché anche il più intenso degli amori romantici è, fondamentalmente, egoistico.
Appaghi per essere appagato, dai per ricevere, cerchi la tua felicità.

Poi, il 1 febbraio del 2005, la mia vita precedente si è congelata,
e sono rinata. Come mamma.
Cinque anni fa il senso di tutto è cambiato.
Venendo al mondo, quel piccolo cucciolo d'uomo ha catalizzato tutte le attenzioni e ogni respiro di due genitori e ha fatto rincitrullire quattro nonni.

Oggi il cucciolo è un pò meno cucciolo, ma ha gli stessi occhi grandi e dolci.
Ha lunghe gambette da cerbiatto e braccia secche,  ricci sempre meno biondi,
una parlantina inarrestabile e la logica incontrovertibile dei bambini.
Animato da inesauribile energia, scopre il mondo: le prime amicizie, i primi amori,
il fascino indiscutibile della tecnologia, come è giusto per un piccolo nativo digitale.


Oggi il cucciolo ha avuto la sua prima vera festa: amici, regali, torta, palloncini, persino due pagliacci.
Si è così incredibilmente divertito e crogiolato nell'essere protagonista dell'evento da dichiarare, solenne: "Io non voglio che questo giorno finisca mai, quindi non andrò mai a dormire".
Amore mio.
Posso fare anche io un capriccio?
Io non voglio che la tua infanzia finisca mai, e quindi adesso mi guarderò le 347 foto della tua festa e
cercherò di stampare a fuoco nella mia mente anche questo momento di felicità.
Perché nulla mi rende più felice della TUA felicità.

giovedì 28 gennaio 2010

Benvenuti a scuola, genitori!

Il mio primo editoriale!
No, non del Corriere. Nemmeno di Vanity Fair.
Ho scritto la pagina rompi-ghiaccio del Bedy-Baby, giornalino della scuola di Ale...
Nel mio piccolo...ho iniziato l'anno all'insegna della scrittura creativa.
Una delle poche cose in cui sono creativa e non organizzativa.

Benvenuti a scuola, genitori!


Hanno più o meno la tua età. Vivono una quotidianità non troppo diversa dalla tua e, il primo giorno di scuola, hanno il tuo stesso sguardo smarrito e il sorriso un po' ebete.
La mattina li incroci all'ingresso della sezione, a volte ci scambi due parole tra gli armadietti. Un giorno li incontri a una riunione o ad una festa di compleanno e scopri che avete molte cose in comune. Vi scambiate opinioni e suggerimenti e, magari, pensate che sarebbe bello frequentarsi, ma poi non prendete l'iniziativa "perché tanto ci si vede".
No, non sono i tuoi compagni di scuola, ma i genitori degli altri bambini; come te attori non protagonisti che, da dietro le quinte, sbirciano con trepidazione bambini ed educatori sul palcoscenico della scuola. Le mamme e i papà dei compagni di tuo figlio, che saluti per anni senza magari sapere il loro nome.
        
I nostri bambini crescono attraverso la socializzazione, e si arricchiscono grazie al continuo confronto con i loro coetanei.
Ma non si smette mai di aver bisogno di condivisione e di collaborazione!

Da qualche mese, un gruppetto di genitori ha avuto modo di conoscersi meglio: sono i rappresentanti di sezione,
che hanno dato la loro disponibilità per facilitare il dialogo tra scuola e famiglie, e sono stati coinvolti nella creazione del giornalino che avete in mano. Fin dalla prima riunione, si è creato un clima allegro e partecipativo, e le informazioni operative si sono intrecciate con battute su vari temi ma anche con idee e proposte concrete.  
Qualche esempio? La bacheca genitori: uno spazio per sezione, dove presto potremo affiggere annunci vari. Vostro marito fa l'apicoltore e offrite dell'ottimo miele a buon prezzo? Cercate un computer di seconda mano? Volete proporre una brava baby sitter? Voilà, in bacheca il vostro annuncio potrà raggiungere le altre famiglie, e, perché, no, permettervi di attivare una vera e propria Banca del Tempo (per saperne di più: www.tempomat.it).
Alcuni genitori, poi, si sono trovati su Facebook e hanno creato il gruppo di discussione "Genitori della Scuola Angela Volpi di Bedizzole", un luogo "virtuale" per confrontarsi, conoscersi e scambiarsi consigli.
Cari genitori, iscrivetevi anche voi al gruppo: basta cercare nella casella di ricerca in alto a destra "genitori Angela Volpi" e troverete la pagina. Potrete, per esempio, commentare il giornalino, oppure portare le vostre proposte per il prossimo numero. Sarà l'occasione per scoprire che partecipare attivamente alla nostra piccola comunità…è molto più divertente che limitarsi a fruire "passivamente" dei suoi servizi!        Patrizia


IMMANCABILI


-Alessandro, mamma e papà sono malati. Dobbiamo proprio guarire prima del tuo compleanno.
Sarebbe proprio brutto se non potessimo venire alla tua festa!
- Eh si, dovete PROPRIO venire, perché IO NON SO GUIDARE!

Tutto è pronto per  i festeggiamenti del primo lustro del primogenito.
I pagliacci allertati, la torta è stata scelta, gli amici invitati, e, soprattutto,
mamma e papà stanno prendendo l'antibiotico.
Non sia mai che il festeggiato debba arrivare in taxi!

venerdì 22 gennaio 2010

Amore & contabilità

Da quando sono diventata madre, i miei pensieri e le mie energie sono stati drammaticamente dirottati fuori di me. Nella mia lunga lista di priorità quotidiane, le mie esigenze sono slittate all'ultimo posto.
Prima di tutto vanno soddisfatti i bisogni primari dei figli, poi vanno accontentate le richieste di clienti o datori di lavoro, infine vanno soddisfatte le aspettative del variopinto network sociale in cui sono inserita.
Il senso di responsabilità mi ha sempre contraddistinto, per cui a barcamenarmi trai cento ruoli della mia vita me la cavo abbastanza bene. (O.K. forse potrei migliorare la customer satisfaction di qualcuno, ma questo è un altro discorso).
Non sono altrettanto brava, invece, a far finta che tutto ciò non mi pesi.
A raccogliere ciabatte senza brontolare.
A fare lavatrici perdendo il conto delle tonnellate di vestiti da pulire e ripulire.
A concludere i progetti dei clienti a notte fonda con il sorriso.
A giocare con i puffi senza che una parte della testa vada al lavoro in sospeso.
A svolgere tutti i miei ottocentorenta compiti domestici e familiari senza pesarli sulla bilancia della suddivisione dei ruoli tra moglie e marito.
A sbattermi con gioia ed amore, ma smettendo di sentirmi sempre un pò in credito.

Ecco, oggi vorrei rendere omaggio ad una donna che, in questo e in tante altre cose è molto diversa da me: mia suocera.
Una donna disponibile e paziente, che si dedica agli altri con grande dolcezza e sollecitudine, ma, soprattutto senza mai (o quasi) lamentarsi: in dieci anni l'ho sentita brontolare pochissime volte.

Dalla mattina alla sera rende più facile la vita delle persone che la circondano con una infinità di piccoli servigi. Si adatta alle esigenze degli altri, corre a sbrigare commissioni che le vengono richieste, è sempre pronta ad aggiungere un posto a tavola o a scaldare pietanze per assecondare l'andirivieni di familiari. 
Io sono tra quelli che beneficiano del suo aiuto, visto che è una nonna affettuosa e presente e una ottima suocera. Grazie E.! Buon compleanno e cento di questi giorni!

PS e per vendicare tutte le brave donne docili e pazienti un pò sfruttate da mariti e figli,  io cercherò di incoraggiare i miei familiari a maggiore autonomia e collaborazione.
Mi sembra l'antidoto migliore alle mie lamentele ;-)

mercoledì 20 gennaio 2010

DI NOVE IN NOVE

Ti ho incontrato nove mesi fa, e da altrettanti attendevo con trepidazione questo incontro.
Il tuo arrivo è stato un momento di pura felicità, forse l'evento più emozionante della mia vita.

Ogni giorno imparo a conoscerti e  amarti  per come sei.
Formato mignon, come la nonna E.
Tonda e burrosa come la nonna D.
Cauta e indagatrice come il tuo papà.
Vorace e tenace come la tua mamma.
Con una risata irresistibile, come la tua madrina.
Simpatica e curiosa come tuo fratello.
Un personaggio. Piccola ma già grandissima nei nostri cuori.
Invadente con tutti i tuoi mille oggetti di neonata.

Ogni giorno ti guardo e mi chiedo se sarai l'ultimo figlio.
Se gattonerai o camminerai direttamente.
Se sarai una chiaccherona o una di poche parole.
Se sarai dolce e femminile o decisa e un pò manesca.
Se ti piaceranno più i trucchi o i computer.
Se vorrai fare la velina o l'astronauta.

Tuffo il naso nelle tue ciccette rosa, mordo le tue guance tonde,
mi crogiolo nel tuo sorriso a due denti,  mi prendo le tue testate gioiose
e i tuoi morsi da animaletto che assaggia il mondo.

Cerco di goderti piccola ma, allo stesso tempo, assisto, sgomenta,
ai mesi che passano veloci: uno, due... nove!
Fra un soffio sarà un anno, e non sarai più neonata, anche se sarai sempre la nostra piccina.
Un altro soffio, altri nove mesi, e andrai in una scuola minuscola per pulcini come te,
dove imparerai tante cose nuove.
Un giorno forse sarà difficile essere tua mamma, perché sei una femmina,
quindi dovrai fare i conti con il mio modo di essere femmina, e poi costruire il tuo.
Spero che saprò rispettarti, incoraggiarti, aiutarti ad aprire le ali e poi spiccare il volo.

Ho pianto di gioia nel sapere che dentro di me c'era una bambina,
ho pianto di gioia per come sei uscita da me,
piango di gioia pensando a quanto sei sana, bella, adorabile.

Tu e tuo fratello ci riempite le vite di gioia, di rumore, di futuro.
Siete una droga: vi siete impossessati del nostro tempo, del nostro spazio, di ogni nostro respiro,
e non possiamo più fare a meno di voi, siamo noi a dipendere da voi!

Grazie per ogni tuo sorriso, grazie per tutte le fantastiche notti di sonno che mi regali,
grazie per avermi fatto rinascere nascendo.

Buon mesiversario, bambina mia.

martedì 19 gennaio 2010

All'asilo si sta bene e si fanno tante cose.

- Come va come Beatrice?
- Bene, siamo sempre fidanzati.
- Ma non mi avevi detto che avevate avuto dei problemi?
- Si, mi aveva lasciato per un malinteso, ma solo per poco. Ora abbiamo ricominciato a darci i baci sotto al tavolo.
- Quindi lei è la tua prima fidanzata ufficiale.
- No, è la terza. Prima ero fidanzato con Benedetta. Poi con Silvia. Ora invece con Benedetta e Silvia siamo solo amici. Con Beatrice starò fino a quando mi lascerà.
- Beh puoi sempre lasciarla tu, se ti stufi.
- No, sono le femmine a lasciare i maschi. Tu però non mi lascerai mai, vero?
- Amore, sono la tua mamma, non la tua fidanzata.
- Allora staremo insieme per sempre, va bene?
Glom.

domenica 17 gennaio 2010

Uomini e donne. Lezioni di sci.

Lui.
Decide di portare il figlio 5enne sulle piste da sci per il primo esperimento sciistico.

Lei.
Trepidante, prepara per il suo piccino l'ESSENZIALE: intimo caldo, salopette,  pile leggero, pile pesante, calzamaglia, calzettoni, calze di ricambio, tuta comoda di pile per il rientro, doposci, berretto, guanti, burro cacao, crema protettiva, mandarini, caramelle, dolcetti, e, tramite la nonna, thermos di thé caldo, panini, barrette energetiche.

Lui.
Prende tutto il kit e lo sbatte in macchina, senza considerarlo (troppi OGGETTI INUTILI).

Acchiappa il figlio insieme a un piccolo computer con giochi per il viaggio (quello si, UTILE).
Tiene il figlio sulle piste per 3,5 ore a 3,5 gradi centrigadi con equipaggiamento super spartano.
Niente calzettoni, lo scarpone direttamente sul piedino coperto solo da calzamaglia leggera.
Niente pile pesante. Niente sciarpa. Niente berretto (c'è già il casco).
Al rientro dalle piste mette il figlio in macchina così come è, con tuta bagnata e doposci fradici.
Estrae cibo e bevande dal materno fagotto e li divide col figlio.
Riporta il figlio a casa. Raffreddatissimo.

Lei.
Si lamenta. Decide che la prossima volta sposterà il supporto logistico direttamente sulle piste.
Conclude che per sentirsi meglio deve almeno esternare. Ecco fatto.

venerdì 8 gennaio 2010

PIATTO FRESCO

Da tre giorni abita con noi un pirata.
Ha  le fattezze del mio primogenito, da cui si distingue per il copricapo, un casco da minatore su cui c'è scritto "boss".  In effetti il nostro simpatico amico è proprio un capo, nello specifico un capotreno.
Quando il suo alter ego Alessandro è a scuola, a quanto pare, il nostro pirata-minatore trascorre la sua giornata sui treni, a obliterare biglietti. La sera torna a farci visita, anche se mentre lui siede alla nostra mensa, Alessandro mangia di là in studio, attendendo che l'amico gli porti la sua razione di cibo.

La prima sera abbiamo discusso con il nostro ospite dei capricci di Alessandro, confrontando i nostri punti di vista in modo sereno e piacevolmente distaccato.

 La seconda sera, sentendosi ormai di casa, il nostro amico ha collaborato a sparecchiare, ma, preso dall'entusiasmo di questa nuova esperienza, ha fatto volare in terra l'ampolla dell'olio, che,  disintegrandosi in mille frammenti tuffati in una simpatica pozzanghera gialla, ha comportato, per il  povero pater familiae un'ora di operazioni straordinarie di snettamento della cucina.

La terza sera, approfittando della momentanea assenza del suo omologo senza casco e della grande intimità raggiunta, mi ha raccontato la storia della sua vita.
A quanto pare anche lui ha una mamma, carina e simpatica. Invece il papà è perito in un terribile incidente di auto, la cui dinamica violentissima è stata oggetto di una dettagliata descrizione. Sentendosi chiedere se ha fratelli o sorelle, il pirata ha risposto con voce grave, dopo un momento di silenzio carico di pathos. -Avevo una sorellina.Purtroppo era in macchina con il papà il giorno dell'incidente- 

Volete sapere il nome del nostro piccolo edipico Caino? PIATTO FRESCO!
Alla sua mamma piaceva questo nome, e allora?

Attendiamo con divertita curiosità l'evoluzione del personaggio.
Stay tuned!