domenica 5 giugno 2011

Conversazioni splatter

Violentina.
Questo è l'appellativo che la Polpetta ha meritato fin dalla più tenera età per aver precocemente manifestato un'indole manesca e prevaricatrice.

Dall'inizio della bella stagione la dolce fanciulla si è accanita con grande impegno su formiche e mosche.
Sulle prime si scaglia più che altro per esercitare un pò di infantile onnipotenza: le insegue, le schiaccia col piedino e poi sospira "Etto fatto!" con l'aria soddisfatta delle casalinghe della pubblicità.

Le mosche, invece, dapprima le incutevano terrore per il ronzio sordo e l'aspetto sgradevole. Il terrore si è trasformato in rabbioso fastidio verificata la loro ostinazione a auto-invitarsi nel suo piatto e assodato che la mamma, su richiesta ("Mammaaaa la uzzidi?") poteva sbarazzarsene brandendo il famigerato "Tatta-mocche" (=schiacciamosche).




Constatato poi che la mamma non era sempre disposta a interrompere il suo pasto per improvvisare 
un safari sul tavolo di cucina, la piccola donna d'azione ha stabilito che "chi fa da se fa per tre", si è impossessata del Tatta-mocche e ha provato a scagliarsi contro una piccola improvvida mosca che riposava ignara sul divano.
Splat! Successo! 
Da allora la Caccia alle Mocche è diventata una delle attività di maggiore soddisfazione per lei, insieme
alla distruzione di torri, allo smembramento di ferrovie, e alla sottrazione indebita di collane materne e bolle fraterne.
Il rito si conclude di solito con l'urlo liberatorio ("Etto! è motta!") e con un rapido funerale nel più vicino water.


Ieri pomeriggio stavo cercando di spiegarle la pericolosità della finestra, ricorrendo al paragone con il terrificante volo dalla torre
della strega di Rapunzel. 
Non inorridite. Non vanno dette le bugie ai bambini. 
E poi un pò di sano terrore va benissimo se incoraggia un pò di prudenza.
L'aver mostrato a un Alessandro duenne un riccio spiaccicato raccontando la tristissima storia del riccio che 
non ascolta la sua mamma ha funzionato, fino ad oggi, rendendolo assai circospetto sull'asfalto.

- Allora. Hai capito? Cosa succede se Valentina cade dalla finestra?
- More. Anche 'a ftrega è motta.
- Esatto! Muore stecchita! E poi la raccogliamo come una mosca morta! 
Attimo di riflessione.
- E poi 'a buttiamo al water? 
Interviene il fratello, occhioni sgranati e aria seria:
- Io preferirei tenerla. Per ricordo!
- Beh, amore. Non si può tenere il corpo di una persona morta.
- Perché?
- Perché dopo un pò il corpo si decompone, fino a trasformarsi in uno scheletro.
- Beh, allora teniamoci almeno la testa!




venerdì 3 giugno 2011

La democrazia ha bisogno di tutti!


Quando le istituzioni hanno perso credibilità.
Quando la vita pubblica è una rissa da fare impallidire i reality show.
Quando i valori e le regole del vivere comune sono calpestati.
Quando i privilegi odiosi e l'incapacità politica di pochi schiacciano l'aspirazione di molti di arrivare alla fine del mese.
Non ci rimane che esprimere la nostra opinione.

Il referendum può sembrare una noia, una cosa difficile e scomoda.
Soprattutto un referendum indetto per il 13 giugno, a scuole chiuse.
Avrebbero potuto indirlo prima, e accorparlo alle elezioni amministrative e così avremmo risparmiato tutti 400 milioni dei soldi pubblici.


Non hanno voluto.
Perché il referendum è uno strumento di democrazia diretta, che permette agli elettori di esprimere il proprio parere senza intermediari.
Dietro un referendum c'è il lavoro immane di pochi cittadini informati e consapevoli
a vantaggio di tutti gli altri.

Ma questo governo NON VUOLE  che i cittadini possano esprimere il proprio parere.
Infatti, ha fatto DI TUTTO per impedirci di farlo.
Ha bloccato il nucleare dichiarando espressamente di volere solo rimandare la cosa e
annunciando che "il referendum era inutile".
Ha imposto ai media di ignorare il referendum tanto che una notizia di rilevanza immensa come
la conferma della Cassazione è finita due giorni fa in terza pagina.


E VOI COSA NE PENSATE?
Volete che l'acqua resti un bene pubblico o vi va bene che venga gestito con la logica del profitto privato?
Volete che il fantasma di Fukushima si allontani dal nostro territorio o pensate che il nucleare sia una politica energetica che il nostro paese può gestire in sicurezza e con grandi vantaggi per tutti?
Volete che la legge sia uguale per tutti o vi sta bene che chi ci governa possa commettere qualsiasi crimine ed evitare un processo parandosi dietro il "legittimo impedimento"?

OPPURE volete che si buttino nel cesso 400 milioni, che il quorum non venga raggiunto 
e che continui il delirio di onnipotenza antidemocratico di chi ci governa??

Faites vostre jeu, mesdames et monsieurs. 



giovedì 26 maggio 2011

Tuttelletto rosso

Valentina vede una mia foto quando ero incinta di lei.
- Guarda la mamma che pancia grossa aveva: sai chi c'era qui dentro?
- Tuttelletto rosso (=cappuccetto rosso) e la nonna!

sabato 7 maggio 2011

Istigazione a delinquere

Premessa.
Mia figlia Polpetta è capace di nutrire per ore un cagnone enorme, infilando la sua tenera manina ripiena di fiori d'acacia (inzuppati nella pozzanghera) tra le sue fauci da coccodrillo.
"To', mangia". "HAM. Slap slap". "Bavo!"
Però è terrorizzata da formiche, api e mosche.
Ma, da quando ho tirato fuori l'ammazzamosche ha scoperto che le mosche si possono anche uccidere, e lei può continuare tranquilla la sua colazione trai cadaveri inoffensivi.



La chicca
Solita lite per l'altalena. Polpetta mi guarda seria.
"Mamma, Ale ruba attalena."
"Lo so".
"LO UCCIDI ?"

venerdì 6 maggio 2011

La settimana del volontariato :-)

Con grande gioia annuncio la nascita del sito della fantastica scuola dei miei figli!
Un progetto a cui ho dedicato tanta cura e tanto amore.
Per dire grazie a chi ogni giorno si impegna ben oltre il valore del suo stipendio.
Per partecipare attivamente ad una comunità dove ogni giorno conosco nuove persone meravigliose.
Ma è stato anche un progetto che mi ha dato tanto umanamente.
Un doveroso grazie va a Laura per la fiducia, la collaborazione e per avermi fatto respirare da vicino la realtà bellissima della Angela Volpi.
E grazie anche a Michele, perché è bello lavorare con persone professionali, precise, brave ma anche gentili e disponibili.
E con questo si chiude la mia settimana del volontariato, dalla prossima dovrò decisamente
tornare a dare la priorità al mio lavoro e alla mia famiglia.
Ma ha perfettamente ragione chi dice che il volontariato arricchisce soprattutto chi lo fa.
Non solo ho imparato un sacco di cose e credo di essere cresciuta anche professionalmente.
Ma, soprattutto, da tempo non mi sentivo così carica e soddisfatta, nonostante la terribile stanchezza accumulata: sentirsi utili è davvero gratificante!

giovedì 5 maggio 2011

Piccolo scioperatore

- Adesso basta, Alessandro. Lascia un pò l'altalena anche a tua sorella.
- No, è solo mia!
- Ok, allora ti devo punire.
- Se tu mi punisci io non ti darò mai più il bacio della buonanotte!
E smetterò di preparare il lavoretto per la festa della mamma!

martedì 3 maggio 2011

Out of blog 2: di latitanze e di militanze

E' vero. E' un sacco che non scrivo.
E mi manca tantissimo il mio spazietto-sfogo.

Ma ci sono momenti in cui vivere non ti lascia tempo per raccontare cosa stai vivendo.
C'è stato un corso per genitori che ci ha impegnato molte sere.
Ci sono stati tre compleanni, una Pasqua e innumerevoli feste da organizzare.
Cene, amici, parenti, regali, uova, caccia alle uova Pasquali.
Ci sono state gite di Pasquetta e weekend fuori porta del Primo di Maggio.
C'è stata la dichiarazione dei redditi da compilare.
E il sito web della scuola di Ale da finire.
E qualche influenza di fine stagione.
E qualche retata all'IKEA per acquisti primaverili.
E il lavoro, ovviamente.

Ma, soprattutto, c'è stato  LUI. Anzi, esso. IT.
No, mica il marito, eh!!
Lo schifoso inceneritore che vogliono costruire nel Paesello per bruciare merda di pollo,
tantissima merda di pollo, e produrre (poca) energia. Da rivendere.
In sostanza una impresa si becca CINQUE MILIONI DI CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO (soldi nostri!!! Avete presente quanti asili si fanno con 5 milioni? 3 o 4 ma belli grandi...).
per costruire sta 'merda, poi ci guadagna per bruciare la merda. E noi ci respireremmo la pollina,
i fumi di diossina, le emissioni dell'andirivieni dei camion.

Eh no!
Io e il marito AM ci siamo trovati alleati e compatti nella battaglia.
Ci siamo uniti al Comitato Civico.
Siamo andati alle assemblee.
Abbiamo studiato i documenti.
Abbiamo raccolto firme.
Fatto banchetti per le firme.
Promosso altri banchetti per le firme.
Manifestato davanti alla provincia urlando "No all'inceneritore che porta il tumore!" e "Aria pulita per i nostri bambini!".
Deciso di non comprare più il pollo in offerta all'ipermercato.
E di rivedere molte scelte d'acquisto.



E poi io mi sono lanciata nell'ennesima delle mie imprese della serie "armiamoci e parto (io, da sola)".
Ho studiato la piattaforma Wordpress e ho creato:
http://www.comitatocivicobedizzole.it/

Che ne dite, sono assente giustificata??

martedì 12 aprile 2011

Giornata di blogging sulla scuola italiana

Ecco il mio piccolo contributo alla Giornata di blogging sulla scuola italiana.

"Remember days of skipping school..." (Bon Jovi)

"A che serve sapere tre lingue se non sai come parlare con uno diverso da te?" (Jovanotti) 

Ho sempre frequentato la scuola pubblica.

Alle elementari c'era la maestra Clelia, con i capelli a pagoda e la gonna a pieghe anche all'ora di ginnastica. Si dedicava con noi anima e cuore, incuriosendoci verso ogni campo del sapere. Io ero brava, ma lei non mi lasciava tempo per annoiarmi: se finivo prima c'erano i compagni meno veloci da aiutare. 

Alle medie mi imbattei in una carrellata di personaggi surreali: dallo psicotico di matematica allo scazzone di tecnica, per non parlare della pazza di artistica.
Non c'erano gli stranieri: l'esotico era Corrado Esposito, che veniva da Napoli e che a 11 anni aveva già i baffi e i capelli unti. Un pò lo prendevamo in giro, ma  poi andavamo a mangiare nella sua pizzeria e gli volevamo bene. A unirci era una specie di gara di sopravvivenza alla follia di quei nostri insegnanti, per i quali eravamo sempre "la peggiore classe di sempre".

Al liceo c'erano altri pazzi scatenati: il nazista di matematica, il gay isterico di italiano, il siciliano semianalfabeta di arte, il bavoso di scienze. Ma poi c'erano anche professori appassionati, preparati, capaci. Anche se non stimavamo tutti i docenti, dovevamo impegnarci a fondo per riuscire, sviluppando flessibilità, senso critico, furbizia. E ci facevamo delle grandissime risate.

Anche l'università è stata palestra di vita, nella sua disorganizzazione e mentalità distorta: ai miei tempi lo studente non era un cliente armato di questionario di customer satisfaction, ma, per molti docenti, una merdina da umiliare e da levarsi di torno. Le cose sono cambiate solo nei nove anni in cui sono stata assistente universitaria: sotto i miei occhi ho visto i docenti assecondare sempre i più gli studenti, i programmi assottigliarsi e il curriculum studiorum trasformarsi in una raccolta di punti, oppss di crediti.

In questa scuola sgangherata io ho imparato a stare al mondo.
A lottare per raggiungere un obiettivo, a organizzarmi, a confrontarmi con gli altri. 
Stavo ancora studiando quando ho fondato la sede locale di AEGEE, la più grande associazione studentesca europea e mi sono confrontata con gli studenti del resto d'Europa.
Scoprendo che in Olanda se non fai parte almeno di una associazione nessuna azienda considera il tuo curriculum (in Italia le associazioni studentesche sono viste come puro cazzeggio).
Verificando che persino i turchi parlano inglese meglio degli italiani. E che anche nei paesi dell'est più poveri le università dispongono di supporti informatici e reti più all'avanguardia di quelle italiane. Ma che gli italiani, comunque, riescono a colmare tante lacune della loro preparazione con lo spirito, l'inventiva, la comunicativa.

Quattro anni fa mi sono riavvicinata alla scuola. Da mamma.

Ho iscritto il mio bambino ad una scuola d'infanzia paritaria. Perché era l'unica a offrire il servizio di nido.
Una scuola privata, ma non certo un club esclusivo che sguazza nell'oro.
Ho scoperto che in Italia moltissime scuole private si basano sul lavoro di associazioni no profit, e sono gestite a titolo gratuito da veri e propri benefattori.
Se va bene questi amministratori sono persone per bene e competenti. Se va male sono cacciatori di cariche senza scrupolo, capaci di mandare sul lastrico scuole che sopravvivono quasi solo delle rette, dato che i contributi pubblici sono sempre più esigui.


La scuola di mio figlio è un posto meraviglioso, curato da persone incredibili.
A partire dal presidente, che ha accettato la sfida di riportare al pareggio il bilancio di una scuola amministrata in modo scellerato dai suoi predecessori.
Alle educatrici, che per uno scarno stipendio si fanno letteralmente in quattro per seguire in modo personalizzato i bambini, nonostante l'assurdo rapporto di 1 a 29 tra insegnante titolare e alunni per classe. Laboratori, progetti, psicomotricità, ecologia, inglese, musica, poesia, e tanto, tanto amore: mio figlio e i suoi amici escono di scuola felici, raccontandoci entusiasti tutto quello che hanno scoperto e sperimentato.
Da genitore non mi sono chiesta solo cosa la scuola mi offriva in cambio della retta, ma anche cosa posso fare io per contribuire a questa vera e propria comunità educativa.
E' una gioia essere al fianco di queste persone contribuendo come si può: come rappresentante dei genitori, come editorialista nel giornalino o con un pò di volontariato per dotare la scuola di un bel sito...

A settembre Alessandro farà il suo ingresso nella scuola primaria, come si chiama ora.
Io e suo padre siamo andati alla riunione di presentazione della scuola prescelta.
Ci hanno parlato di valorizzazione delle diversità. Di educazione alla discussione. All'accettazione dei ritmi individuali.
Hanno detto che ogni classe ha la sua storia e che ogni bambino ha il suo ritmo nel raggiungere gli obiettivi formativi.
Non ho ragione di temere che mio figlio avrà problemi particolari, ma mi piace pensare che possa crescere in un posto dove essere accettato come persona unica e speciale conti più della performance, dei risultati. 

- E' vero che alla mensa si mangia male? - e' stata l'unica preoccupazione delle mamme presenti.

Mio marito ha notato che non era presente nessuno della crème del paese. 
Le famiglie-bene del villaggio, infatti, mandano i loro figli dalle Madri Canossiane.
Dove, si dice, "li seguono benissimo". Le famiglie-bene non parlano della mensa (volgare!), però le ho sentite dire
che "almeno, dalle suore, gli danno una educazione cattolica e non ci sono i Giargianìs"
(=simpatico e CRISTIANO modo di definire gli extracomunitari). 
"Certo, c'è da sperare che la Madre lo accetti, ma con una buona offerta non dovrebbero esserci problemi".

Piuttosto di mandare mio figlio in un posto dove si professa una dottrina religiosa e si mette in pratica il suo contrario evviva la piccola scuola di campagna. 
Dove ci saranno insegnanti brave e meno brave, dove magari i laboratori non saranno all'avanguardia, ma nostro figlio imparerà a stare persone di tutti i tipi, e a cavarsela anche senza aiutini (e senza messe, aggiungo io).
Noi gli staremo vicino e daremo una mano alla scuola come possiamo.
Aiutando a creare il laboratorio di informatica, magari. 
Partecipando attivamente e, soprattutto, non delegando passivamente il nostro ruolo educativo. Con un pizzico di fortuna..."Io speriamo che me la cavo!"


"Un luogo pubblico, di tutti e per tutti, scenario di conquiste e di errori, di piccole miserie e di grandi orizzonti, teatro di diversi saperi e di diverse ignoranze. C’è da imparare anche dalle ignoranze, non solo dai saperi selezionati. La scuola è per tutti, deve essere per tutti, è bello che sia così, è una grande conquista avere una scuola pubblica, specialmente quella dell’obbligo". Jovanotti 




giovedì 7 aprile 2011

La gioia





Che emozione provi più frequentemente? 
Che emozioni esprimi più frequentemente?


Queste sono solo due delle molte, scomode domande che ci ha rivolto la psicoterapeuta ieri sera.
Uno fa un corso dal titolo "Navigando nelle relazioni primarie" per diventare un genitore perfetto,
e si trova rivoltato come un calzino, incoraggiato a ravanare tra le sue emozioni sopite, negate e malgestite.


Se non sai gestire le tue emozioni come credi di poter insegnare a tuo figlio a gestire le sue?
Vaaaaaaaaaaaaaa bene!
La mia prima risposta è stata "La rabbia".


Ho pensato a tutto ciò che mi fa arrabbiare.
Lo stress.
Gli imprevisti.
Le ciabatte in giro.
Alcune discariche abusive in casa mia.
Alcuni rapporti familiari.
Le ingiustizie.
Le discriminazioni ai danni delle donne.
La stupidità di molte donne (quelle che anziché far fronte comune passano la vita a scannarsi tra di loro,
a competere ossessivamente per il nulla).
La stupidità di molti uomini (quelli che pensano solo a farla franca e a fottere a destra e manca).
La violenza. Il nucleare. Il turismo italiano. L'Italia. Il Gov.... Grr Grr Grr

Poi, però, ho scritto, d'istinto, anche "La gioia". E oggi è stata una giornata piena di gioia.

Il sole sfrontato di aprile.
Una sferzata inattesa di estate che spazza via il grigiore e ti entra nelle ossa.
Salire le scale di casa mia e sentire il profumo del sole che traspira dal legno, dalle lenzuola e dalle tende.
Il mio giardino incolto, un tripudio di erbacce e fiori di campo selvaggi.
Vanity Fair consegnato dalle mani di un postino sorridente e gentile, che fa il suo lavoro con amore.
(E in copertina George Clooney, scusate se è poco).

L'ultimo giorno di un corso. Anzi DEL corso. Una sfida raccolta e vinta.
Tornare a parlare di web marketing dopo due anni in cui il web si è trasformato.
Ad un pubblico di persone che il web marketing lo masticano tutti i giorni: gli albergatori.
(Gente appassionata, che fa il suo lavoro con dedizione, scontrandosi con la mancanza di aiuti di uno
Stato che dovrebbe portarli come il fiore all'occhiello e, invece, li penalizza e li abbandona a loro stessi).
Ho sudato sette camicie. Mi sono ripresa in mano tutto, ho seguito un corso on-line nottetempo,
ho preparato centinaia di esempi. Tra una malattia e l'altra dei figli.
E il mio impegno è stato ripagato con il loro entusiasmo, i loro complimenti, il loro calore.
C'è qualcosa che dà più gioia di fare il proprio lavoro con amore ed essere apprezzati e ringraziati?

Sì. 
Tornare a casa e trovare i bambini finalmente sani, sporchi, felici,
con le mani affondate nella sabbia o intenti a rincorrere bolle di sapone.

Stare lì a guardarli finché si accorgono di te, lanciano un urlo e ti corrono incontro,
con le loro mani lerce e il moccolo, e gli occhi che brillano di gioia e di amore.

Aspettare insieme il loro papà, e poi festeggiare (finalmente!) insieme il suo compleanno,
soffiando le candeline su una torta fatta con amore da una persona cara.

Progettare qualche ora finalmente sottratta a lavoro e figli e dedicata alla casa,
a un pò di shopping, un parrucchiere volante.

E, rinvigorita da tutta questa gioia, mi appresto ad abbandonare le mie stanche e gioiose membra
tra le braccia di Morfeo (magari prima un occhiatina a Clooney gliela diamo, ok).

Ho gestito bene la mia emozione, prof?

martedì 5 aprile 2011

Caramelle da uno sconosciuto

Pamen: - Buongiorno dottore.
Dottore: - Ma come è cresciuta questa bambina! Ciao!
Polpetta (sguardo torvo): - No!
Dottore: - Eccoti una caramella!
Polpetta (sguardo fiero e pieno di dignità): - No vojo!
Dottore: - Guardiamo un pò la gola, apri la bocca!
Polpetta: - AAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHH NOOOOOOOOOOO!!!

Segue un corpo a corpo madre-figlia-dottore che, a costo di qualche sganascione
e urla potenti, consente l'ispezione delle cavità di competenza otorino-laringoiatrica.

Dottore: - Hai visto che non ti ho fatto male?
Polpetta (sguardo offeso): TU BUTTO! 
Dottore: - Guarda, adesso ti do TRE caramelle, mi sorridi?
Polpetta (afferrandole): - No vojo!
Poi, guardando me, complice: "Ette e damo a Ale!" (= queste le diamo ad Ale! Così non è corruzione di minore, no? Mica gliela diamo la soddisfazione.)
Dottore: - Allora ciao!
Polpetta (civettuola): Ta-tao. 

Quando aveva poche ore il mio primogenito maschio riempì di orgoglio suo padre per aver spisciazzato in faccia all'infermiera che lo cambiava.

Oggi la secondogenita femmina ha riempito di orgoglio la sua mamma
per aver tenuto testa con fierezza ai tentativi di lusinga di un brutto e attempato uomo a lei sconosciuto. 
Mostrando un precoce e inquietante talento nel girare la frittata.