Domani è il 20.10, che quest'anno suona benissimo: 20.10-2010.
Il 20.10 è la data in cui, negli anni, mi sono accadute le seguenti cose:
- ho preso la patente,
- mi sono laureata,
- mi sono messa insieme a mio marito,
- ho accettato la sua proposta di matrimonio,
- ho festeggiato con lui il primo mese di matrimonio.
Senza contare la nascita del sistema operativo Ubuntu (che nella mia vita coniugale ha il suo peso!)
del bambino del mio amico Gianluca.
Ora, spesso mi lamento -stile Sandra Mondaini- che nella mia vita "non succede mai niente chebarba chenoia".
Ma quest'anno, TUTTI per il 20.10, ho ricevuto i seguenti inviti:
- inaugurazione a negozio di tendenza,
- incontro pomeridiano con mamme dell'asilo,
- meeting con cliente,
- pizza serale con amiche,
- conferenza sull'alimentazione dei bambini.
A tutto ho dovuto dire di no, poiché, nonostante il mio
calendario di giornate di formazione sia ultimamente fiacchetto,
per il 20.10 ho - da mesi- programmato un corso full, 8 ore- che diventano 11 con pranzo e spostamenti.
Ma, udite udite, poco fa mi è stato comunicato che il corso salta poiché, su 12 partecipanti,
11 hanno disdetto a causa di pandemie, bracci rotti, emergenze varie. Una serie di coincidenze così mi lascia pensare che, per il 20.10, io debba smettere di programmare e lasciare che mi accada qualcosa di straordinario....
Quasi quasi lascio mobilitato il team baby sitting e mi prendo UNDICI ORE di fila tutte per me...
martedì 19 ottobre 2010
domenica 17 ottobre 2010
Pink stinks? Think pink!
Pink stinks sta per " il rosa puzza".
E' questo il nome di un movimento contro l'ossessionante invasione del rosa nella cultura e nella educazione delle bambine. L'idea è promuovere dei modelli di riferimento alternativi alla cultura della principessa-fatina-velina tutta seduzione e fascino. Le bambine possono e devono anche aspirare ad essere altro che creature graziose e di rosa vestite. Basta con cartoni animati rosa, cavalli rosa, km di scaffali di giocattoli rosa.
Senza saperlo ho sempre sposato questo movimento, finendo addirittura per odiare il rosa.
Io che amo tutti i colori e tutte le stagioni, non ho una sola maglietta rosa nel mio armadio.
Perché mi ha sempre fatto incazzare che la femminilità dovesse essere legata ad un colore e un colore essere sinonimo di femminilità (provate voi a vestire un maschio di rosa, a regalargli la cucina o una bambola).
Che stereotipo culturale dannoso, in un'epoca in cui ci si riempie la bocca di "pari opportunità",
ma, se non ti accontenti di sculettare (di rosa vestita) o di fare la massaia, la società, l'economia e la mentalità corrente ti offrono poche opportunità e moltissimi ostacoli.
E se un uomo sta con i suoi figli viene chiamato "mammo" e non "papà".
Bella fregatura, altro che mondo rosa.
Ma oggi c'è un buon motivo per accantonare la mia solita idiosincrasia, e abbracciare qualcosa di rosa.
Una campagna al femminile, un'iniziativa tra blogger a "reti unificate",
per ricordare a tutte le donne che è il mese della lotta al cancro al seno.
Per celebrare l'occasione, alcune donne hanno aderito ad una ridicola catena di S. Antonio su Facebook, dichiarando "misteriosamente" nel loro status dove amano tenere la borsa (l'anno scorso era il colore del reggiseno. Wow. L'anno prossimo sarà la marca di assorbenti?).
Mia nonna è morta di cancro al seno.
Una donna su 33 muore di cancro al seno.
Ogni anno 40.000 si ammalano di cancro al seno.
E se invece di scrivere puttanate su Facebook
ci informassimo sul sito della Lilt (Lega italiana lotta ai tumori) per una bella visita senologica gratuita?
E se invitassimo le nostre amiche a scoprire come combattere il cancro al seno visitando il sito della campagna?
Le blogger promotrici hanno chiamato la loro iniziativa "rivoluzione rosa".
E' forse una rivoluzione quando delle donne fanno qualcosa di intelligente?
(Come le Donne pensanti che sono di tutti i colori, e non solo rosa).
Il giochino tra blogger prevedeva di mettere sul blog qualcosa di rosa: una ricetta, un lavoretto, qualsiasi cosa rosa.
La cosa più "rosa" che c'è nella mia vita è mia figlia, qui ritratta in una delle innumerevoli tutine da neonata rigorosamente ROSA ricevute in regalo alla sua nascita.
A lei, che sarà una donna fra 20 anni, voglio dedicare il mio "pensiero rosa".
Perché, nel mio piccolo, cercherò di aiutarla ad avere una vita ricca di tutti i colori.
Anche del rosa. Purché quel rosa non sia un ghetto di illusioni e di fregature.
La vera rivoluzione ROSA sarà avvenuta quando tutte le donne, senza bisogno di etichette e nastrini rosa, avranno uguali diritti e uguale accesso all'informazione, alla cultura, al lavoro, e alla prevenzione delle malattie.
E' questo il nome di un movimento contro l'ossessionante invasione del rosa nella cultura e nella educazione delle bambine. L'idea è promuovere dei modelli di riferimento alternativi alla cultura della principessa-fatina-velina tutta seduzione e fascino. Le bambine possono e devono anche aspirare ad essere altro che creature graziose e di rosa vestite. Basta con cartoni animati rosa, cavalli rosa, km di scaffali di giocattoli rosa.
Senza saperlo ho sempre sposato questo movimento, finendo addirittura per odiare il rosa.
Io che amo tutti i colori e tutte le stagioni, non ho una sola maglietta rosa nel mio armadio.
Perché mi ha sempre fatto incazzare che la femminilità dovesse essere legata ad un colore e un colore essere sinonimo di femminilità (provate voi a vestire un maschio di rosa, a regalargli la cucina o una bambola).
Che stereotipo culturale dannoso, in un'epoca in cui ci si riempie la bocca di "pari opportunità",
ma, se non ti accontenti di sculettare (di rosa vestita) o di fare la massaia, la società, l'economia e la mentalità corrente ti offrono poche opportunità e moltissimi ostacoli.
E se un uomo sta con i suoi figli viene chiamato "mammo" e non "papà".
Bella fregatura, altro che mondo rosa.
Ma oggi c'è un buon motivo per accantonare la mia solita idiosincrasia, e abbracciare qualcosa di rosa.
Una campagna al femminile, un'iniziativa tra blogger a "reti unificate",
per ricordare a tutte le donne che è il mese della lotta al cancro al seno.
Per celebrare l'occasione, alcune donne hanno aderito ad una ridicola catena di S. Antonio su Facebook, dichiarando "misteriosamente" nel loro status dove amano tenere la borsa (l'anno scorso era il colore del reggiseno. Wow. L'anno prossimo sarà la marca di assorbenti?).
Mia nonna è morta di cancro al seno.
Una donna su 33 muore di cancro al seno.
Ogni anno 40.000 si ammalano di cancro al seno.
E se invece di scrivere puttanate su Facebook
ci informassimo sul sito della Lilt (Lega italiana lotta ai tumori) per una bella visita senologica gratuita?
E se invitassimo le nostre amiche a scoprire come combattere il cancro al seno visitando il sito della campagna?
Le blogger promotrici hanno chiamato la loro iniziativa "rivoluzione rosa".
E' forse una rivoluzione quando delle donne fanno qualcosa di intelligente?
Farsi una mammografia (o un pap test) è una cosa intelligente per cui molte donne - anche intelligenti- non trovano il tempo, prese dalle loro vite rosa in questo mondo rosa.
Forse è una rivoluzione quando tante donne si uniscono per fare qualcosa di intelligente....
(Come le Donne pensanti che sono di tutti i colori, e non solo rosa).
Il giochino tra blogger prevedeva di mettere sul blog qualcosa di rosa: una ricetta, un lavoretto, qualsiasi cosa rosa.
La cosa più "rosa" che c'è nella mia vita è mia figlia, qui ritratta in una delle innumerevoli tutine da neonata rigorosamente ROSA ricevute in regalo alla sua nascita.
A lei, che sarà una donna fra 20 anni, voglio dedicare il mio "pensiero rosa".
Perché, nel mio piccolo, cercherò di aiutarla ad avere una vita ricca di tutti i colori.
Anche del rosa. Purché quel rosa non sia un ghetto di illusioni e di fregature.
La vera rivoluzione ROSA sarà avvenuta quando tutte le donne, senza bisogno di etichette e nastrini rosa, avranno uguali diritti e uguale accesso all'informazione, alla cultura, al lavoro, e alla prevenzione delle malattie.
mercoledì 13 ottobre 2010
venerdì 8 ottobre 2010
W il blog marketing!
Ho vinto il premio Happy 101!!
Sono stata nominata da ben due blogger: Chiara e Bradipa, che ringrazio tantissimo!!
Prima di tutto faccio il compitino:
10 cose che mi piacciono
- la mia famiglia
- il mio lavoro
- i miei amici (lo, so, sono noiosa e prevedibile)
- leggere (menzione speciale: Tolstoj? No, Vanity Fair!! hihihii)
- scrivere
- organizzare (feste, vacanze, la vita, tutto: sono una organizzatrice nata)
- le fiction americane (come Grey's Anatomy, Desperate Housewives, Californication...)
- perdere tantissimo tempo su Internet
- fare shopping (che donna originale e di spessore!!)
- e per concludere in modo per niente banale e scontato: mangiare bene!!
10 blogger che nomino e a cui giro il premio:
- Bismama che non ha bisogno di premi, però di qualche antidoto alla sfiga sì.
- Fabullo e la sua fantastica mamma Angela: tutte le mamme che si reputano sfigate dovrebbero leggere ogni tanto del coraggio di questa mamma, che, nonostante tutto, ci regala sorrisi e riflessioni...A lei dedico un pò di leggerezza e di dolcezza
- Come si fa perché vorrei saper (aver tempo di) cucinare come MariaCristina e un giorno ci riuscirò!
- ClearCross perché é lunatica, aggressiva, ecc. ma mi regala incredibili risate e anche riflessioni serie
- Stefania perché non si limita a raccontare la sua vita di mamma, ma si sta impegnando seriamente per la questione femminile in Italia, e di questo la ringrazio tantissimo.
- Wonder che non ha bisogno di premi, ma il primo blogammore non si scorda mai
- BStevens che se non fosse vera bisognerebbe inventarla (e soprattutto suo marito Darrin)
- Kikka che sa raccontare anche il dolore in modo tenerissimo
- Tachipirina che scrive poco ma in modo irresistibile
- Wondermamma e le sue figlie perché é un'altra mamma con le strapalle, suo malgrado...
(Chiara e Bradipa, non vi rinomino giusto per far girare un pò di più il premio, eh!)
E adesso...la riflessione-marketing (visto che ultimamente sono molto mamma e poco marketing).
Questo premio è un esempio di come il marketing virale tra blogger funziona benissimo,
e senza dover costringere nessuno ad investire (ognuno "compra" volentieri e investe un pò di tempo):
- prendi un blogger
- dagli attenzione (un commento, un premio, un complimento...)
- fallo sentire protagonista di qualcosa di più grande, come il mondo dei blogger, dove il blogger anonimo cessa di essere un puntino nell'universo e diventa parte di una rete, cessa di essere solo audience e diventa per un pò broadcaster (anche se più spesso è narrowcaster, ma insomma, è lui che "trasmette!")
- il blogger spontaneamente dedicherà mezz'ora del suo tempo per proseguire il giochino
(ricambio i complimenti, appiccico il premio nel blog, ti metto nei miei preferiti, ecc.) e
contribuirà ad accrescere la tua rete, a rendere il gioco più ricco e più globale.
Cosa c'è di più virale? Quale esempio migliore di "esternalizzazione dei costi" promozionali?
E se anche le aziende imparassero finalmente a dare invece che a dire?
Il che mi porta al mio distacco dal marketing, ma questo è un altro post.
Per il momento mi godo il premio :-)
Sono stata nominata da ben due blogger: Chiara e Bradipa, che ringrazio tantissimo!!
Prima di tutto faccio il compitino:
10 cose che mi piacciono
- la mia famiglia
- il mio lavoro
- i miei amici (lo, so, sono noiosa e prevedibile)
- leggere (menzione speciale: Tolstoj? No, Vanity Fair!! hihihii)
- scrivere
- organizzare (feste, vacanze, la vita, tutto: sono una organizzatrice nata)
- le fiction americane (come Grey's Anatomy, Desperate Housewives, Californication...)
- perdere tantissimo tempo su Internet
- fare shopping (che donna originale e di spessore!!)
- e per concludere in modo per niente banale e scontato: mangiare bene!!
10 blogger che nomino e a cui giro il premio:
- Bismama che non ha bisogno di premi, però di qualche antidoto alla sfiga sì.
- Fabullo e la sua fantastica mamma Angela: tutte le mamme che si reputano sfigate dovrebbero leggere ogni tanto del coraggio di questa mamma, che, nonostante tutto, ci regala sorrisi e riflessioni...A lei dedico un pò di leggerezza e di dolcezza
- Come si fa perché vorrei saper (aver tempo di) cucinare come MariaCristina e un giorno ci riuscirò!
- ClearCross perché é lunatica, aggressiva, ecc. ma mi regala incredibili risate e anche riflessioni serie
- Stefania perché non si limita a raccontare la sua vita di mamma, ma si sta impegnando seriamente per la questione femminile in Italia, e di questo la ringrazio tantissimo.
- Wonder che non ha bisogno di premi, ma il primo blogammore non si scorda mai
- BStevens che se non fosse vera bisognerebbe inventarla (e soprattutto suo marito Darrin)
- Kikka che sa raccontare anche il dolore in modo tenerissimo
- Tachipirina che scrive poco ma in modo irresistibile
- Wondermamma e le sue figlie perché é un'altra mamma con le strapalle, suo malgrado...
(Chiara e Bradipa, non vi rinomino giusto per far girare un pò di più il premio, eh!)
E adesso...la riflessione-marketing (visto che ultimamente sono molto mamma e poco marketing).
Questo premio è un esempio di come il marketing virale tra blogger funziona benissimo,
e senza dover costringere nessuno ad investire (ognuno "compra" volentieri e investe un pò di tempo):
- prendi un blogger
- dagli attenzione (un commento, un premio, un complimento...)
- fallo sentire protagonista di qualcosa di più grande, come il mondo dei blogger, dove il blogger anonimo cessa di essere un puntino nell'universo e diventa parte di una rete, cessa di essere solo audience e diventa per un pò broadcaster (anche se più spesso è narrowcaster, ma insomma, è lui che "trasmette!")
- il blogger spontaneamente dedicherà mezz'ora del suo tempo per proseguire il giochino
(ricambio i complimenti, appiccico il premio nel blog, ti metto nei miei preferiti, ecc.) e
contribuirà ad accrescere la tua rete, a rendere il gioco più ricco e più globale.
Cosa c'è di più virale? Quale esempio migliore di "esternalizzazione dei costi" promozionali?
E se anche le aziende imparassero finalmente a dare invece che a dire?
Il che mi porta al mio distacco dal marketing, ma questo è un altro post.
Per il momento mi godo il premio :-)
mercoledì 6 ottobre 2010
La NON comunicazione e le mamme blogger
Quando frequentavo gli autobus cittadini, assistevo, quotidianamente,
a degli esempi fantastici di NON comunicazione.
Vecchietta A: - Buongiorno signora, come sta?
Vecchietta B: - Ah male! Col mio solito mal di schie...
Vecchietta A: - Ah, guardi, non me ne parli!!!! A me hanno trovato TRE erine al disco, e poi ho il POLISTIROLO alto, e poi BLA BLA BLA (seguiva elenco di 25 disavventure tremende, acciacchi, ingiustizie subite dal sistema sanitario nazionale, problemi, negatività assortite).
Schematizzando:
B: io io io
A: io io io
In teoria comunicazione (dal latino cum = con, e munire = legare, costruire e dal latino communico = mettere in comune, far partecipe) non è mera trasmissione di informazioni, ma interrelazione, influenzamento reciproco, partecipazione, dialogo.
Nella prassi quotidiana, comunicare equivale spesso a estrinsecare le proprie emozioni, esperienze e idee
Perché per affermare la nostra esistenza sulla terra dobbiamo assicurarci di godere di sufficienti dosi di altrui attenzione. Abbiamo bisogno di essere ascoltati, capiti, compatiti come dell'aria e dell'acqua.
a degli esempi fantastici di NON comunicazione.
Vecchietta A: - Buongiorno signora, come sta?
Vecchietta B: - Ah male! Col mio solito mal di schie...
Vecchietta A: - Ah, guardi, non me ne parli!!!! A me hanno trovato TRE erine al disco, e poi ho il POLISTIROLO alto, e poi BLA BLA BLA (seguiva elenco di 25 disavventure tremende, acciacchi, ingiustizie subite dal sistema sanitario nazionale, problemi, negatività assortite).
Schematizzando:
B: io io io
A: io io io
In teoria comunicazione (dal latino cum = con, e munire = legare, costruire e dal latino communico = mettere in comune, far partecipe) non è mera trasmissione di informazioni, ma interrelazione, influenzamento reciproco, partecipazione, dialogo.
Nella prassi quotidiana, comunicare equivale spesso a estrinsecare le proprie emozioni, esperienze e idee
vomitandole sul prossimo.
In particolare nella comunicazione femminile, la comunicazione assolve alla funzione di alleggerimento
dei propri fardelli interiori, che vengono ribaltati - sotto forma per lo più di lamento- su qualcun altro: amiche, madri, lettrici di blog, il social network, il marito.
Niente paura per questi soggetti: nella maggior parte dei casi sono addestrati e impermeabili,
e reagiscono rendendo pan per focaccia. Niente dialogo, ma due o più monologhi.
(Quando il soggetto coinvolto nell'esternazione delle lamentele è il marito esistono diverse controindicazioni, ma questo è un altro discorso.)
Le mamme blogger non fanno eccezione.
Salvo qualche sporadico tentativo di coinvolgere il proprio pubblico
con dei pericolosi tentativi di sondaggio ("Voi che ne pensate?", immancabilmente seguiti da una valanga di commenti che finiscono fuori tema dopo il terzo intervento), la maggior parte delle blogger
(me compresa), esterna dal suo Speaker's corner, senza troppo curarsi di interagire o interessare l'audience.
Ma, d'altra parte, l'audience, di solito apprezza la blogger di riferimento soprattutto nella misura in cui si identifica o rispecchia nelle sue avventure e disavventure. Per cui, i commenti, lungi da essere degli interessanti contributi alla discussione, finiscono spesso per essere un coro belante di "Io".
Proprio come i bambini dell'asilo: ("Guarda io che bravo! Guarda io che bua grossa!").
Perché per affermare la nostra esistenza sulla terra dobbiamo assicurarci di godere di sufficienti dosi di altrui attenzione. Abbiamo bisogno di essere ascoltati, capiti, compatiti come dell'aria e dell'acqua.
Ad esempio.
Una mamma sul blog o su un forum racconta che la figlia ha 42 di febbre, tosse, focolai di broncopolmonite e il cagotto per i troppi farmaci. Cosa risponderanno in coro le lettrici?
- Mi dispiace, auguri?
- Un abbraccio solidale?
Macché.
-Ah, guarda, Matteo stamattina febbre a 38.6, con tosse, tosse, tosse: domani dal pediatra di corsa.
lunedì 4 ottobre 2010
Letterine dal cielo
- Ma papà, il paradiso esiste?
- Non lo sappiamo. Nessuno è mai tornato indietro a dirci cosa c'è dopo la morte.
- Beh, potrebbero almeno mandarci una letterina dal cielo!
- Non lo sappiamo. Nessuno è mai tornato indietro a dirci cosa c'è dopo la morte.
- Beh, potrebbero almeno mandarci una letterina dal cielo!
domenica 3 ottobre 2010
Il cestino da cucito.
Uggioso pomeriggio di ottobre.
A casa ci siamo solo io e la polpetta.
Dopo aver disegnato e fatto merenda, lei si mette a giocare tranquilla,
e io decido di dedicarmi ai lavoretti di cucito che rimando da mesi, per lo più bottoni da attaccare.
Musica rilassante, atmosfera tranquilla.
All'improvviso mi prende un nodo alla gola.
Il cestino da cucito.
Il cestino da cucito che mi ha regalato mia nonna forse 20 anni fa. Uguale al suo.
In un istante ritorno ragazzina, e sono di fronte al suo cestino da cucito.
Siamo nel giardino della casa di campagna, sedute al tavolo di legno.
Il suo cestino da cucito trabocca di bottoni colorati, nastri, fili di tutti i colori.
Sta ultimando un bellissimo vestito per la mia Barbie, ispirato all'abito da sposa della principessa Diana.
Con le sue dita nodose e deformate dall'artrite, le unghie corte e tonde.
Mani che non si fermano mai: piegate da enormi borse della spesa, decise nell'orto, sicure in cucina, tenere sulle guance dei nipotini lontani, mio fratello ed io.
Mi prende un'inaspettata e acuta nostalgia della sua voce, della sua presenza.
Mia nonna è stata forse la persona che mi ha viziato di più nella mia vita, assecondando ogni mia passione.
Ero golosa di dolci. Mia nonna aveva sempre una scorta di cioccolata e trovava sempre il tempo per sfornare una delle sue strepitose torte. La Kolac di ribes, la torta di pane, la torta di ricotta.
Avevo una passione per le spose. Mia nonna non mi diceva mai di no, se chiedevo di sfogliare e ritagliare le vecchie riviste di spose o di indossare l'abito da sposa di mia mamma, avvolta in una nuvola di tulle.
Ero vanitosa. Mia nonna mi comprava piccoli rossetti ed altri vezzi, come le scarpe bianche di tela con l'elastico,
scarpe che a me sembravano "da ballerina".
Amavo disegnare. Mia nonna mi faceva trovare matite e blocchi ed io mi perdevo per ore nei miei disegni, mentre, alle mie spalle lei e mia mamma cucinavano e intrecciavano infinite chiacchiere femminili.
Ho sempre amato le feste, pur vissute in un costante nomadismo familiare. Mia nonna non mancava mai di celebrarle con piccoli riti e tradizioni. La caccia alle uova pasquali in giardino, la torta a forma di agnello, con un nastrino rosso e un campanello al collo. L'albero di Natale vero, con decorazioni antiche, e scatole piene di profumatissimi e irresistibili biscottini natalizi di cui mi ingozzavo senza ritegno. Ho mangiato tante di quelle lunette alle mandorle, cerchi di cioccolato con la noce e cuoricini con la marmellata che quei sapori e quei profumi resteranno dentro di me per sempre. E poi regali, pacchettini colorati da scartare, sorprese.
Per un momento vorrei tornare bambina. Senza pensieri né responsabilità.
Vorrei ancora sentirmi così viziata, coccolata, protetta.
Ci sono amori che si possono capire e ricambiare fino in fondo solo nella lunga distanza,
di solito quando è troppo tardi.
Ci sono amori che sopravvivono anche alla morte. Restano assopiti da qualche parte nel tuo cuore,
e poi si riaccendono all'improvviso di fronte ad un cestino del cucito.
A casa ci siamo solo io e la polpetta.
Dopo aver disegnato e fatto merenda, lei si mette a giocare tranquilla,
e io decido di dedicarmi ai lavoretti di cucito che rimando da mesi, per lo più bottoni da attaccare.
Musica rilassante, atmosfera tranquilla.
All'improvviso mi prende un nodo alla gola.
Il cestino da cucito.
Il cestino da cucito che mi ha regalato mia nonna forse 20 anni fa. Uguale al suo.
In un istante ritorno ragazzina, e sono di fronte al suo cestino da cucito.
Siamo nel giardino della casa di campagna, sedute al tavolo di legno.
Il suo cestino da cucito trabocca di bottoni colorati, nastri, fili di tutti i colori.
Sta ultimando un bellissimo vestito per la mia Barbie, ispirato all'abito da sposa della principessa Diana.
Con le sue dita nodose e deformate dall'artrite, le unghie corte e tonde.
Mani che non si fermano mai: piegate da enormi borse della spesa, decise nell'orto, sicure in cucina, tenere sulle guance dei nipotini lontani, mio fratello ed io.
Mi prende un'inaspettata e acuta nostalgia della sua voce, della sua presenza.
Mia nonna è stata forse la persona che mi ha viziato di più nella mia vita, assecondando ogni mia passione.
Ero golosa di dolci. Mia nonna aveva sempre una scorta di cioccolata e trovava sempre il tempo per sfornare una delle sue strepitose torte. La Kolac di ribes, la torta di pane, la torta di ricotta.
Avevo una passione per le spose. Mia nonna non mi diceva mai di no, se chiedevo di sfogliare e ritagliare le vecchie riviste di spose o di indossare l'abito da sposa di mia mamma, avvolta in una nuvola di tulle.
Ero vanitosa. Mia nonna mi comprava piccoli rossetti ed altri vezzi, come le scarpe bianche di tela con l'elastico,
scarpe che a me sembravano "da ballerina".
Amavo disegnare. Mia nonna mi faceva trovare matite e blocchi ed io mi perdevo per ore nei miei disegni, mentre, alle mie spalle lei e mia mamma cucinavano e intrecciavano infinite chiacchiere femminili.
Ho sempre amato le feste, pur vissute in un costante nomadismo familiare. Mia nonna non mancava mai di celebrarle con piccoli riti e tradizioni. La caccia alle uova pasquali in giardino, la torta a forma di agnello, con un nastrino rosso e un campanello al collo. L'albero di Natale vero, con decorazioni antiche, e scatole piene di profumatissimi e irresistibili biscottini natalizi di cui mi ingozzavo senza ritegno. Ho mangiato tante di quelle lunette alle mandorle, cerchi di cioccolato con la noce e cuoricini con la marmellata che quei sapori e quei profumi resteranno dentro di me per sempre. E poi regali, pacchettini colorati da scartare, sorprese.
Per un momento vorrei tornare bambina. Senza pensieri né responsabilità.
Vorrei ancora sentirmi così viziata, coccolata, protetta.
Ci sono amori che si possono capire e ricambiare fino in fondo solo nella lunga distanza,
di solito quando è troppo tardi.
Ci sono amori che sopravvivono anche alla morte. Restano assopiti da qualche parte nel tuo cuore,
e poi si riaccendono all'improvviso di fronte ad un cestino del cucito.
mercoledì 29 settembre 2010
Le ciabatte
- Mettiti quelle ciabatte, insomma! Quante volte devo ripeterlo?
- Ma mamma, dove sono?
- DOVE SONO? Ma come, sono tre anni che vivi in questa casa, dovresti sapere qual è il posto delle tue ciabatte.
- Si, ma sono tre anni che non me le metto!
- Ma mamma, dove sono?
- DOVE SONO? Ma come, sono tre anni che vivi in questa casa, dovresti sapere qual è il posto delle tue ciabatte.
- Si, ma sono tre anni che non me le metto!
lunedì 27 settembre 2010
Numerologia
- Mamma, che numero è il SEI NOVE?
- Il SESSANTANOVE? Beh...è un ...ehm...bel numero...perché me lo chiedi?
- No, così.
- Scusa ma dove l'hai visto?
- Sono le superstelle di SuperMario!
- Aaaaaaaaaaaaah!
- Il SESSANTANOVE? Beh...è un ...ehm...bel numero...perché me lo chiedi?
- No, così.
- Scusa ma dove l'hai visto?
- Sono le superstelle di SuperMario!
- Aaaaaaaaaaaaah!
mercoledì 22 settembre 2010
Coccinelle e desideri
Lunedì pomeriggio.
Sole. Caldo. Giardino.
Il mio gnomo arriva, festoso, con una coccinella sul dito.
Per tradizione familiare, ogni volta che liberiamo una coccinella (dall'annegamento in piscina o da qualsiasi altra situazione di vero o presunto pericolo), esprimiamo un desiderio, nella folkloristica credenza che la coccinella porti bene.
- Mamma, hai esprimuto un desiderio?
- Si dice espresso, comunque sì, tesoro.
- E che desiderio hai esprimu..espresso?
- Che i miei bambini stiano sempre bene.
- Tutto qui?- fa lui, deluso.
- Non è mica poco, sai?- dico io, pensando che la scuola è iniziata già da DUE settimane, e toccando ferro.
- Ma, tu, piuttosto...Qual è il tuo desiderio?
E lui, illuminandosi:
- Di poter sempre giocare con Super Mario!!
Mercoledì pomeriggio.
Alessandro ha mal di gola e febbre. E' stato, ovviamente, a casa da scuola.
Io non ho, ovviamente, potuto lavorare. Quindi, ovviamente, lavorerò stanotte.
E, ovviamente, salteranno i miei progetti per piccole goduriose retate di shopping solitario,
sospirate almeno da 17 mesi, ovvero dalla nascita della Polpetta.
Azzzzzzz.
Ma allo gnomo non è andata meglio.
Prima ha perso Luigi (fratello di Mario). E oggi, complici la sorella e il microcane della nonna,
è sparito anche il suo adorato (e costosissimo) pupazzetto SuperMario.
Il secondo SuperMario perso in 2 settimane.
Maledetta coccinella, la prossima volta mica ti salviamo, eh!!
Sole. Caldo. Giardino.
Il mio gnomo arriva, festoso, con una coccinella sul dito.
Per tradizione familiare, ogni volta che liberiamo una coccinella (dall'annegamento in piscina o da qualsiasi altra situazione di vero o presunto pericolo), esprimiamo un desiderio, nella folkloristica credenza che la coccinella porti bene.
- Mamma, hai esprimuto un desiderio?
- Si dice espresso, comunque sì, tesoro.
- E che desiderio hai esprimu..espresso?
- Che i miei bambini stiano sempre bene.
- Tutto qui?- fa lui, deluso.
- Non è mica poco, sai?- dico io, pensando che la scuola è iniziata già da DUE settimane, e toccando ferro.
- Ma, tu, piuttosto...Qual è il tuo desiderio?
E lui, illuminandosi:
- Di poter sempre giocare con Super Mario!!
Mercoledì pomeriggio.
Alessandro ha mal di gola e febbre. E' stato, ovviamente, a casa da scuola.
Io non ho, ovviamente, potuto lavorare. Quindi, ovviamente, lavorerò stanotte.
E, ovviamente, salteranno i miei progetti per piccole goduriose retate di shopping solitario,
sospirate almeno da 17 mesi, ovvero dalla nascita della Polpetta.
Azzzzzzz.
Ma allo gnomo non è andata meglio.
Prima ha perso Luigi (fratello di Mario). E oggi, complici la sorella e il microcane della nonna,
è sparito anche il suo adorato (e costosissimo) pupazzetto SuperMario.
Il secondo SuperMario perso in 2 settimane.
Maledetta coccinella, la prossima volta mica ti salviamo, eh!!
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